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Canali e consumi di ortofrutta 2020: numeri, tendenze, stime e speranze
19/11/2020
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news

di Claudio Dall’Agata

Una rondine non fa primavera. Per forza, direbbe qualcuno, ora siamo in autunno e anche profondo. E così dopo aver accolto con favore, al confine tra incredulità e sorpresa, i dati del Centro Studi di Confindustria (CSC) sul rimbalzo della produzione industriale del terzo trimestre del 26,4%, dopo il -16,9% del primo e del -8,8% del secondo, siamo tornati a ottobre con i piedi per terra.

Prima sempre il CSC nella sua indagine rapida di ottobre sulla produzione industriale registra sia una contrazione dell’1,6% rispetto allo stesso mese del 2019, sia una contrazione degli ordini in volume dell’1,4% sul mese precedente. A seguire Confcommercio stima a ottobre un calo dei consumi dell’8,1% rispetto a settembre. Gli effetti negativi maggiori chiaramente si sono registrati nelle filiere edonistiche come turismo, servizi ricreativi (-73,2%), alberghi (-60%), bar e ristoranti (-38%). Mentre per il mese di novembre si stima una riduzione del Pil del 7,7% su ottobre. Variazioni puntuali ma non significative, che non comporterebbero modifiche nella dinamica complessiva del Pil per il 2020 (tra il -9% e il -9,5%).

Questo lo scenario che, per il settore food in generale e ortofrutticolo in particolare, rimane complesso. L’effetto caverna della riapparizione delle zone rosse e arancioni ha ricacciato i consumi tra le mura domestiche, benzina sul fuoco dei fatturati della GDO, e l’Osservatorio economico di Repubblica ne certifica l’accelerazione delle vendite. Dopo le settimane in altalena della primavera, tra code ai supermercati e cadute nella settimana di Pasqua, che avevano fatto toccare un previsionale su anno di oltre il +5%  e le contrazioni costanti da inizio giugno con l’affievolirsi della diffusione virale, da agosto le vendite in GDO hanno ripreso vigore inanellando, con una sola eccezione, incrementi sulla settimana precedente sempre più corposi.

Secondo Repubblica il tasso di crescita della Gdo si è attestato nelle ultime settimane attorno al 4%. In quella dal 2 all’8 novembre è stato del 4,09% per la precisione, ma avrebbe potuto essere decisamente più alto se il Centro non fosse stato protagonista di un’inattesa battuta d’arresto (-1,72%). I sette giorni in esame sono stati quelli che hanno visto l’introduzione del sistema a colori per le regioni nella giornata di venerdì 6 e il Centro non ha vista nessuna parte colorarsi di rosso o arancione.

Spicca invece il balzo del Nord-Ovest (+7,21%), che ha visto ben tre delle quattro regioni di cui è composto, Lombardia, Piemonte e Valle d’Aosta, partire da subito con il rosso. Seguono il Sud (+5,41%), dove Sicilia e Puglia sono state classificate “arancioni” e la Calabria “rossa”, e il Nord-est (+4,74%). Con la revisione, in peggio, delle assegnazioni dei colori, le vendite della distribuzione moderna sono destinate a crescere fino a Natale. Quando si porrà poi l’enorme problema dei pranzi e delle cene delle festività.

Scendendo sempre più nel merito, in ortofrutta regna ancor maggiore (se possibile) incertezza e il rimbalzo ancora non si vede anche in relazione alla disponibilità di rilevazioni meno recenti. I dati mensili di CSO Italy sui consumi ortofrutticoli domestici confermano per settembre l’ennesima battuta di arresto sull’anno precedente, portando in territorio negativo il dato cumulato su anno. L’aspettativa in ogni caso è che i volumi riprendano in coerenza con le vendite della GDO e con il protrarsi delle restrizioni, consentendo - almeno questo - di avere dati positivi per il cumulato a fine anno sui volumi di ortofrutta commercializzati sui canali al dettaglio. Oltre a ciò, alla palla di vetro e all’interrogazione di un oracolo generoso, per definire il segno definitivo dei volumi di ortofrutta italiana commercializzata per il 2020 ad oggi rimane l’attesa, timorosa e preoccupata, della diponibilità dei dati su Ho.Re.Ca ed export.

 

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