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Quando virus e pandemie si prendono tutte le prime pagine. Anche in ortofrutta!
28/10/2020
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news

di Claudio Dall’Agata

Virus e pandemie sono salite all’onore delle cronache fortunatamente solo da qualche mese ma in ambito ortofrutticolo le patologie croniche per alcuni prodotti diventano sempre più invasive, impattanti con danni crescenti.

La moria del kiwi ha colpito complessivamente 8.000 ettari, con una riduzione costante della superficie in tutto il Nord e Centro Italia (-12,6% dei kiwi italiani sono stati sradicati nel 2018, Veneto e Piemonte sono state le regioni maggiormente colpite, rispettivamente con il 70% di kiwi sradicati e -28% di superficie coltivata) con una perdita stimata di circa 750 milioni di produzione lorda vendibile. Si tratta di una sindrome difficile da contrastare in quanto la causa non è ancora stata identificata, sebbene sia associata a diverse circostanze (funghi e batteri nelle radici, pratiche di irrigazione non appropriate e composizione del suolo) per la quale si stanno cercando i fattori scatenanti per comprendere il decorso della patologia.

Secondo il CREA potrebbero rientrare tra le concause i cambiamenti climatici e una scorretta gestione del suolo e, in particolare, gli eccessi termici, che indeboliscono le piante e alterando l'equilibrio fra radici e parte aerea nello sviluppo della pianta. Con queste premesse il “salva kiwi” è da ricercarsi in tutti gli interventi agronomici in grado di migliorare la fertilità biologica del suolo e le caratteristiche fisiche così come ridurre il riscaldamento eccessivo del microambiente della pianta / frutteto. Tra questi la baulatura - che assicura l’arieggiamento delle radici, impedendo ristagni idrici a cui il kiwi è molto sensibile – oltre all'aggiunta di compost o di microrganismi rizosferici (che popolano la parte del suolo adiacente alle radici) selezionati, per migliorare la struttura e la fertilità biologica del suolo, monitorando contemporaneamente l’andamento della temperatura e lo stato idrico del suolo.

Se la moria fa boccheggiare la produzione di kiwi, il virus Tomato Brown Rugose Fruit Virus (ToBRFV) del pomodoro è ormai fuori controllo tanto che dall'ottobre del 2018, data della prima segnalazione in Sicilia, il ToBRFV si è diffuso con una velocità spropositata fra le quattro province di Ragusa, Siracusa, Caltanissetta e Agrigento, arrivando a intaccare il 40-45% di coltivazioni. Le conseguenze all'interno delle serre sono rilevanti e repentine. Basti pensare che una piantina di pomodoro che ha sintomi compatibili con la nuova virosi può arrivare a infettare fino al 70% delle coltivazioni della serra nel giro di soli tre mesi, con cadute di produzione per pianta del 30-40% rispetto agli standard.

I rimedi ad oggi sono molto circoscritti: eradicare le piante con sintomi di infezione e, oltre a quelle più vicine, utilizzare piante certificate come libere da ToBRFV, ripartire la forza lavoro in funzione delle serre e far indossare camici, guanti e copri-scarpe usa e getta ad ogni persona che entra nella struttura serricola.

Il contesto generale è comunque allarmante e solo la ricerca genetica delle case sementiere, a questo punto, potrà dare la possibilità alla filiera siciliana del pomodoro da mensa di superare la nuova virosi. Un percorso che non si preannuncia breve e comunque non inferiore ai 2-3 anni.

 

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