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Pandemia e consumi domestici di fine anno: vera attrazione… sperando non sia fatale
21/10/2020
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news

di Claudio Dall’Agata

IRI pubblica il nuovo rapporto sul LCC sulla base delle opinioni prevalenti degli esperti macroeconomici, dei principali istituti di studi sanitari, di imprese e consumatori. Prima di tutto esiste una stretta relazione tra modalità ed entità del consumo con lo stato, la velocità e la diffusione della pandemia. L’Istituto Superiore della Sanità ipotizza un avanzamento dei contagi con una curva magari oscillante ma più lunga rispetto a marzo/aprile 2020, con ripiegamento solo a partire dall’aprile/maggio 2021, quando viene posta l’inizio della disponibilità del vaccino e la messa a punto di protocolli di cura specifici. In questo lasso di tempo il tasso di ospedalizzazione resterà sensibilmente più basso rispetto alla fase acuta (6/10% vs 31% medio di aprile 2020). Questo elemento è fondamentale per la previsione perché è alla base dell’ipotesi che non si arrivi ad un nuovo lockdown.

In secondo luogo la situazione economica descrive uno scenario di forte arretramento della produzione di reddito per l’anno corrente, dovuto prevalentemente dalla caduta epocale dei livelli di attività economica registrati nel primo semestre di quest’anno. Per fortuna le anticipazioni per il terzo trimestre indicano un’inversione congiunturale (cioè rispetto alla prima metà del 2020) che scongiura i timori che il sistema economico possa entrare in una fase di depressione. Per il 2021 i principali istituti prospettano un recupero degli indicatori macroeconomici, ma non sufficiente a colmare le perdite contabilizzate quest’anno.

Segue il fattore legato all’andamento dei prezzi, strettamente connesso alle promozioni, che nel terzo trimestre del 2020 si sono riallineate ai livelli del 2019. Si è imposta un’evoluzione sostanzialmente in linea nell’orizzonte previsionale, perché la domanda ancora in tensione non dovrebbe stimolare un impiego ancora più massiccio della leva. I prezzi sono, in media, sostanzialmente fermi. Per il 2021 si è tracciata un’evoluzione piatta, considerando sia l’assenza di particolari fattori inflazionistici macroeconomici sia la forte competizione all’interno della filiera.

Da ultima la migrazione domestica dei pasti fuori casa. Questo fenomeno iniziato con il lockdown continuerà a incidere - anche se in misura minore rispetto al periodo del lockdown - sulle vendite alimentari retail fino a maggio, per poi decrescere ma senza rientrare completamente. Lo smart working è un elemento che contribuirà ancora a sostenere questa parte di domanda LCC nel retail, anche dopo la auspicabile risoluzione della pandemia.

Tenendo conto dei fattori sopra elencati, le previsioni di IRI indicano che le vendite a valore per la chiusura 2020 saranno nettamente positive, attestandosi ad un +5,8%. L’andamento dei volumi si prevede raggiunga un +5%.

Queste ipotesi sono già confermate da qualche segnale evidente come per esempio la quinta settimana di rialzo consecutivo del giro di affari della GDO. Infatti dal 5 all’11 ottobre le vendite della distribuzione moderna hanno messo a segno un progresso del 2,33%, L’entità del rialzo è inoltre maggiore rispetto a quella delle settimane precedenti, chiaro segno che la corsa della Gdo sta accelerando. Le attese sono un proseguimento di questo trend nel caso in cui dovessero concretizzarsi quelle strette sui bar e sui ristoranti che attualmente sono solo in discussione.

Che si stia ritornando a una situazione primaverile è confermato poi, secondo Nielsen, dall’accelerazione dell’e-commerce, che da un +80% di fine agosto sfonda la tripla cifra a metà ottobre, mentre si ferma il tentativo di risalita dei cash and carry, legati a doppio filo al business dell'Horeca. E il lievito, insieme con gli altri prodotti "cuochi a casa" torna protagonista del carrello della spesa.

Presto per dire se, come a marzo e aprile, torneranno a crearsi code agli ingressi dei supermercati e generi di prima necessità spariranno dagli scaffali. Ma, soprattutto in alcune aree del Paese, la tendenza sembra delineata e i responsabili acquisti delle catene distributive tengono le antenne alte per scongiurare rotture di stock di beni durevoli che per l'ortofrutta - come la recente esperienza insegna - sono riconducibili principalmente a mele e patate, agrumi e cipolle.

Traducendo, meno gente nei ristoranti, con conseguenze anche per le forniture di ortofrutta, e un calo della frequenza d'acquisto nei punti vendita, dove probabilmente il confezionato guadagnerà ulteriormente terreno.

 

Fonti

https://www.iriworldwide.com/

https://www.repubblica.it/economia/rapporti/osserva-italia/rilevazione-settimanale/

http://www.italiafruit.net/DettaglioNews/56872/lapprofondimento/lockdown-o-no-stiamo-tornando-a-marzo