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Uva siciliana: un distretto su cui investire
14/10/2020
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di Claudio Dall’Agata

Dopo aver presentato la scorsa settimana i primi dati di ISMEA sulla produzione di uva in Italia nel 2020, dedichiamo questo spazio al focus sulla Sicilia, uno degli areali più importanti per questo prodotto a livello nazionale. In particolare in questa regione, anche grazie alla latitudine, si producono le varietà più tardive che allungano il calendario commerciale, tempo permettendo, oltre Natale.

Secondo quanto presentato nel rapporto di Ismea redatto da Mario Schiano la campagna 2020 delle uve da tavola italiane è caratterizzata da un'offerta di buon profilo qualitativo. In termini di volumi, la produzione risulta nella media degli ultimi anni, in quanto il calo registrato per le rese/ettaro in alcuni areali, a causa di un andamento climatico non ottimale, è stato compensato dall'entrata in produzione di nuovi impianti. Anno dopo anno, l'offerta italiana si arricchisce di uve senza semi, infatti stanno aumentando sia gli ettari investiti, sia le varietà in produzione.

In alcuni areali italiani, specialmente tra Mazzarrone e Canicattì, si è registrata una produzione piuttosto abbondante anche nei vigneti di media qualità, il cui prodotto ha inflazionato le uve più pregiate, comprimendo il prezzo al di sotto delle aspettative, anche in agosto.

Fino ad oggi il mercato è proceduto a singhiozzo, con prezzi altalenanti per la produzione e non sempre giudicati soddisfacenti dai produttori. Nella fase del commercio al dettaglio le vendite sono procedute regolarmente, agevolate da un profilo qualitativo buono e da un prezzo che, quest'anno, è risultato particolarmente concorrenziale rispetto alle altre specie di frutta estiva, in particolare a pesche e nettarine, che hanno spuntano prezzi alti a causa della scarsità dell'offerta.

Buoni gli scambi con l’estero: purtroppo non per i prezzi di vendita inferiori del 5,5% rispetto al primo semestre 2019, quanto per i quantitativi esportati, che risultano in aumento del 35%.

I segnali dal comparto dell’uva da tavola siciliana sono quindi confortanti in termini prospettici. Salvatore Iodico, presidente del Consorzio di Tutela dell'Uva da Tavola di Canicattì Igp, testimonia la costante propensione al rinnovamento varietale. Nell'areale di Canicattì dal 2017 al 2019 si registrava una quasi assenza di varietà che non fossero quelle tradizionali - in genere Italia e Red Globe - ma negli utlimi tempi è stata introdotta una quota, per quanto al momento esigua, di nuovi impianti destinati alle uve seedless, tendenza che nel tempo è chiaramente destinata a crescere.

Insomma innovazione, varietale in questo caso, per mantenere il passo della concorrenza, soddisfare meglio il mercato e consolidare la leadership, con la Puglia, del distretto produttivo siciliano.

Con questo approccio si può mantenere le redditività per laproduzione. Una premessa per ampliare superfici e volumi, di prodotto e… di confezioni.

Fonte:

https://www.freshplaza.it/article/9258383/mancano-due-mesi-alla-fine-della-campagna-dell-uva-da-tavola-siciliana/