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Campagna uva 2020: dopo gli investimenti una piccola luce?
07/10/2020
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news

di Claudio Dall’Agata

 

Escono i primi dati di Ismea sulla campagna italiana dell’Uva per il 2020 che descrivono un’offerta connotata da un buon profilo qualitativo. In termini di quantità, la produzione risulta nella media degli ultimi anni, in quanto il calo di resa per ettaro registrato in alcuni areali, a causa di un andamento climatico non ottimale, è stato compensato dall’entrata in produzione di nuovi impianti. Anno dopo anno, l’offerta italiana si arricchisce di uve senza semi: infatti stanno aumentando sia gli ettari investiti, sia le varietà in produzione.

Difficile la parte iniziale per i prezzi di produzione con andamenti altalenanti. Nella fase al dettaglio, invece, le vendite sono procedute regolarmente agevolate da un profilo qualitativo buono e da un prezzo che – quest’anno – risulta particolarmente concorrenziale rispetto alle altre specie di frutta estiva, in particolare a pesche e nettarine, che spuntano prezzi alti a causa della scarsità dell’offerta.

Le superfici investite a uve da tavola in Italia si sono assestate intorno ai 46mila ettari prevalentemente concentrate in Puglia e Sicilia. Nell’ultimo quinquennio c’è una dinamica significativa nell’adeguamento delle varietà ai cambiamenti della domanda attraverso l’eliminazione dei vecchi impianti di varietà tradizionali e il reimpianto di nuovi vigneti a varietà apirene. Nel complesso, tra il 2015 e il 2019 il saldo delle aree vitate in produzione è comunque negativo, con una flessione di circa 200 ettari.

In termini di quantità, la filiera italiana delle uve da tavola si basa su una disponibilità di prodotto che è di poco superiore a un milione di tonnellate. Il 98% della disponibilità è garantita dalla produzione interna (nel 94% dei casi proveniente da Puglia e Sicilia) e il restante 2% dal prodotto di importazione. Forte l’incidenza dell’export pari al 45% di quanto prodotto, che supera il consumo nazionale (38%), mentre la quantità di prodotto avviata alla trasformazione vale il 15% e il 2% si perde nella filiera o è oggetto di ritiri dal mercato.

L’andamento delle esportazioni italiane di uve da tavola tra il 2015 ed il 2019 evidenzia una sostanziale stabilità in termini di volumi intorno alle 450mila tonnellate.

Tra i Paesi esportatori, l’Italia si colloca al sesto posto a livello mondiale con spedizioni per circa 635 milioni di euro, preceduta, tra gli altri, dagli Usa e dal Perù, ma è il principale produttore europeo. Per quanto concerne i mercati di sbocco delle uve da tavola italiane, i Paesi dell’Unione europea hanno un peso enorme, assorbendo in media il 90% delle esportazioni complessive.

Segnali incoraggianti arrivano dalle prime battute della campagna commerciale 2020 della produzione italiana. Le esportazioni infatti, sono aumentate del 35% rispetto al primo semestre 2019, anche se sono praticamente invariate rispetto ai livelli medi del triennio 2016-2018. In questo caso buone le premesse sia in termini di investimento che di innovazione: il dato del primo semestre sulle esportazioni è in controtendenza con la sofferenza complessiva, ma, come per buona parte dei settori, la prova del nove sarà la resilienza dei consumi alla nuova - e speriamo contenuta - ondata della pandemia che in questi giorni sembra profilarsi.

 

Fonte:

Ismea Mercati