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Previsioni di produzione kiwi: non si piange grazie al giallo
24/09/2020
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di Claudio Dall’Agata

Complice la pandemia, la difficoltà degli spostamenti, i lockdown temuti e applicati con le conseguenti quarantene, il 39esimo incontro IKO (International Kiwifruit Organization), che avrebbe dovuto tenersi in Nuova Zelanda, è stato organizzato quest’anno in videoconferenza, nelle giornate 16 e 17 settembre.

Presenti le delegazioni di Nuova Zelanda, Cile, Italia, Grecia, Spagna, Portogallo, Francia. Per l’Italia ha partecipato CSO Italy, socio dell’IKO, insieme a una nutrita presenza di associati: Agrintesa, APO Conerpo, Consorzio Jingold, Frutta C2, Naturitalia e Spreafico.

Tra gli argomenti principali discussi, le previsioni di produzione dell’Emisfero Nord, che vedono in Europa una produzione stimata in circa 707 mila tonnellate, il 6% in più sullo scarso 2019. Rispetto all’anno precedente è prevista un’offerta in Italia in lieve incremento, con circa 327 mila tonnellate, che segna un +3% su un 2019 deficitario. Cresce anche l’offerta della Grecia, che si porta a quasi 272 mila tonnellate, +10% rispetto alla stagione passata. Segno positivo anche per Portogallo e Spagna, mentre sembra flettere del 6% la produzione in Francia.

Per quanto riguarda l’Italia, la crescita è dettata dallo sviluppo del kiwi a polpa gialla, che quest’anno dovrebbe raggiungere le quasi 80 mila tonnellate, segnando un +35%, grazie anche ai nuovi impianti che entrano in produzione, mentre per il verde si prevede ancora una volta una riduzione della produzione, pari al 4% rispetto al minimo storico dell’anno precedente, a causa dei danni da gelo, della perdita di superfici del kiwi verde dovuta in particolare alla moria delle piante e dei danni da asfissia radicale che incidono anche sulle rese produttive delle piante.

La moria delle piante è un fenomeno che si è diffuso a partire dal 2012 nella zona del veronese, per poi interessare altre importanti aree di coltivazione del kiwi, come il Piemonte, il Lazio e il Friuli Venezia Giulia, ma la presenza recentemente è segnalata anche in Calabria, Campania e Basilicata. E’ senza dubbio un fenomeno molto preoccupante, che sulla base delle stime di CSO Italy dal 2012 a oggi ha interessato circa 4.500 ettari che oggi non sono più produttivi, senza considerare le superfici a kiwi che si trovano in uno stato di sofferenza, con rese ben lontane dal potenziale.

Sul piano commerciale l’occhio è puntato sulla Grecia, che negli anni ha visto crescere i propri impianti fino a raggiungere quest’anno quasi 11 mila ettari di kiwi in produzione, con quantità dunque destinate a crescere anche in un futuro prossimo.

 

Fonti e Approfondimenti:

Ufficio Stampa CSO