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A Think Fresh 2020 lo stato di salute della filiera ortofrutticola italiana fino al post covid. Ma ci stiamo misurando bene la febbre?
09/09/2020
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Diligenti nel comportamento per oltre due ore. Seduti, compiti, attenti e soprattutto distanziati e mascherati. Si sono comportati così i 150 delegati della filiera ortofrutticola che hanno partecipato a Think Fresh organizzato lunedì 7 settembre 2020 nel meeting centre di Fico a Bologna. Tanta la voglia di rivedersi e altrettanto l’impaccio nel relazionarsi, come fossimo al primo giorno di scuola. Si perché l’atmosfera era proprio quella, tra intimoriti dalle indicazioni e dalle restrizioni che il contesto impone da mesi, e esagitati, quelli tenuti in cattività da mesi che però sono animali sociali, o meglio commerciali, che nel momento in cui si riapre la caccia, e tra l’altro questo è pure il periodo, ripartono come bracchi impazziti e assetati a recuperare contatti e relazioni, in particolare tutte quelle che si erano allentate, gioco forza, in questo periodo.

In questo quadro Agroter, con una ricerca condotta con oltre 1.000 interviste dirette ad altrettanti responsabili acquisti in Italia e 8.000 via web in tutta Europa, ci ha restituito la base analitica qualitativa più profonda di sempre sulla filiera ortofrutticola.

Partendo dall’Italia l’analisi a valore delle vendita di ortofrutta per il consumo domestico su base mensile dall’inizio dell’anno conferma il territorio positivo dei primi mesi (gennaio +6% e febbraio +7%), i picchi della primavera in piena pandemia (marzo +15%, aprile +13%, maggio +10%) mentre con l’arrivo dell’estate e l’innalzamento delle temperature arrivano pure i segni meno (-3% a giugno e -7% a luglio). Si noti che tali percentuali descrivono i trend a valore: pertanto, tenuto conto dell’effetto moltiplicativo della crescita dei prezzi, le contrazioni a volume sono certamente più marcate, mentre le crescite sono più contenute. Insomma se a valore si piange da giugno in poi, a volume si è cominciato molto prima.

Nell specifico nella frutta bene i kiwi, così come mele e frutta secca, mai in territorio negativo, mentre hanno sofferto molto le fragole. Tra gli ortaggi bene nel periodo funghi e cipolle mentre la IV gamma sprofonda. Questo per quel che riguarda i consumi domestici, peraltro di consolidata metodologia di indagine.

Cosa che non é altrettanto rilevata nell’analisi dei consumi fuori casa. A tal proposito l’indagine presentata stima per la prima volta il peso dell’Ho.Re.Ca nel mercato ortofrutticolo. Questo è il canale che ha sofferto di più con le chiusure per decreto di tutti i luoghi di somministrazione. Un canale significativo che complessivamente vale tra il 14 e il 18% dei consumi totali, quasi quanto i volumi di frutta e verdura acquistata nei discount e negli iper.

Complessivamente quindi i consumi, domestici più fuori casa, a volumi segnano il passo andando in negativo già ad aprile e sfiorando il -10% a giugno rispetto allo stesso mese dell’anno scorso.

Tra i canali soffrono ambulanti e grandi superfici, mentre si assiste alla vendetta del dettaglio tradizionale. Le sole modalità di incremento di consumo sono da ricollegarsi all’utilizzo di strumenti per l’acquisto on line e la consegna a domicilio, tanto che, tra i numerosi effetti che al termine del lockdown stanno rientrando negli alvei della normalità precedente, non c’è la restaurazione pre Covid delle quote dei canali, anzi. Lo spostamento verso la polarizzazione di quote crescenti di supermercati e fruttivendoli a danno di iper e ambulanti si è assestato con un grado di fedeltà al punto vendita in calo.

Di certo è cambiato il mondo in poco tempo, impossibile poi che si torni in breve tempo alle antiche abitudini. La vera sfida è capire se, nell’attesa di strumenti di indagine nuovi, più precisi e sofisticati, gli strumenti di rilevazione di sempre siamo ancora sufficiente per aiutarci a governare questa nuova normalità.