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Frutta fresca: frena l’export nei primi mesi del 2020 e in classifica scendiamo
09/09/2020
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I primissimi mesi dell’anno 2020 erano stati decisamente promettenti per l’agroalimentare italiano con un aumento a doppia cifra sul 2019. La pandemia non solo ha azzerato questa forte crescita, attesa da tanto tempo, ma l’ha riportata in territorio negativo. Lo stesso andamento può dirsi per l’ortofrutta. Dai dati resi noti dall'ICE  tra i Paesi esportatori di ortofrutta l’Italia scivola ulteriormente e scende fino alla 19esima posizione nel mondo.

Nel periodo gennaio-maggio 2020 il primo posto nell’export ortofrutticolo parla spagnolo con 6,68 milioni di tonnellate esportate, ma con un calo del 2,77% rispetto all'anno precedente, mentre l'Italia, nel medesimo periodo, ha esportato 1,44 milioni di tonnellate, con un calo del 7,64% pari a meno 119 mila tonnellate. La particolare situazione di mercato nonostante tutto fa segnare una variazione positiva a valore del 7%. Tengono verdure e agrumi. Profondo rosso, con oltre -14% secondo i dati di Fruitimprese, per la frutta fresca che sconta, oltre all’impatto del lockdown sui trasporti - che in ogni caso ha avuto impatti lineari sia per prodotto che per singolo paese di provenienza - il calo dei volumi alla produzione dovuto alle gelate primaverili e a un meteo poco favorevole a sostegno dei consumi.

A livello globale la Spagna è seguita dal Messico (-14%) e dai Paesi Bassi. Pur essendo una nazione piccolissima, i Paesi Bassi risultano terzi al mondo grazie alle triangolazioni commerciali. Per questa nazione il calo risulta quasi nullo, pari allo 0,27%, mentre le quantità totali si attestano a 5,22 milioni di tonnellate. Quarta la Cina con 4,3 milioni di tons., in crescita dell’8,34% tanto da superare gli Stati Uniti, che si fermano a 4,15 milioni di tons. stabili sul 2019. Cresce del 3% la Francia - decima - con 2,2 milioni di tons. esportate. Fra i competitor italiani su diverse referenze, va citato l'Egitto - settimo con 3,9 milioni di tons. - che subisce un calo del 3,74%. Balzo in avanti per la Turchia - tredicesima - che ha esportato oltre 2 milioni di tonnellate per un incremento di quasi l'11.

Insomma nel Belpaese si estirpano frutteti perché per la produzione non c’è reddittività, mentre le coltivazioni rimaste sono flagellate dal maltempo: ne consegue una riduzione delle superfici impiantate e dei volumi raccolti che quindi limitano le esportazioni. Un perfetto circuito vizioso. Se a questo poi aggiungiamo una scarsa competitività del sistema paese, che poggia su deboli pilastri infrastrutturali e alti costi del lavoro, la tempesta perfetta per affondare un settore è confezionata.

Occorre però non fermarsi qui e farsi convincere dalle prime motivazioni. La competitività di un sistema paese in export non è figlia di un elemento su tutti come ad esempio il basso costo del lavoro. O almeno se così fosse in cima a tutte le classifiche di export ci sarebbero solo paesi in via di sviluppo. La Spagna nel settore ortofrutticolo certifica che la competizione poggia su basi più solide, fatta anche di programmazione, organizzazione e strategia di lungo periodo, orientata congiuntamente alle istituzioni ma profondamente legata al consumatore finale.

 

Fonti e Approfondimenti:

https://www.freshplaza.it/article/9246765/chi-sale-e-chi-scende-nell-export-di-ortofrutta-a-livello-mondiale/

https://www.freshplaza.it/article/9247841/meno-export-ma-di-maggior-valore/