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Consumi svaniti o fuori dai radar? La chiave sarà come misurare le innovazioni omnicanale?
08/08/2020
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di Claudio Dall’Agata

I dati dei consumi alimentari ci dicono che probabilmente a consuntivo sarà un luglio, nonostante la calura estiva, da brividi. Dal 20 al 26 di luglio si è registrata infatti la settima contrazione settimanale consecutiva, ma quello che dà il polso della situazione è la sua entità: -5,46%. La situazione è particolarmente preoccupante anche perché il giro d’affari è in costante discesa, nonostante la maggior parte degli italiani non siano andati in vacanza all’estero e abbiano dunque continuato a fare la spesa nei supermercati del Belpaese. Il mancato arrivo dei turisti stranieri non ha lo stesso peso, perché più che sul fatturato della Gdo va ad impattare su quello della ristorazione.

Nei sette giorni in esame nessuna macro-area è stata risparmiata. Il Nord-ovest ha lasciato per strada il 5,03%, il Nord-est il 4,79%, il Centro il 6,08% e il Sud il 6,30% a dimostrazione di come soffrono maggiormente le aree in estate a maggiore vocazione turistica, mentre le aree metropolitane si sono svuotate molto meno.

Lungo tutto lo Stivale quindi i consumatori stanno tagliando la spesa. Il bilancio del mese di luglio è ora un pesante -3,23%, mentre il progresso dall’inizio dell’anno resta un corposo 2,30%, che diminuisce però di settimana in settimana. Per gli operatori del settore il boom di vendite fatto registrare durante il lockdown è ora soltanto un lontano ricordo. Infatti le analisi di semestre forniscono dati positivi, ma con il susseguirsi dei mesi vedono diminuire il valore unitario con il rischio serio che a breve si inverta il segno, passando in territorio negativo con l’arrivo dei dati a consuntivo di luglio.

In ortofrutta sappiamo che non è un buon momento per i consumi: nel comparto la frenata è arrivata prima di altri prodotti. I dati del primo semestre sono ancora positivi con + 2% rispetto al 2019 grazie ai mesi di marzo e aprile, drogati dal lockdown, in forte crescita, a cui però sono seguiti un maggio invariato sull’anno precedente ma soprattutto un giugno preoccupante, che ha fatto segnare una contrazione di quasi il 7%. E quando arriveranno i dati di luglio saranno ancor più glaciali.

Tengono i negozi tradizionali in sede fissa e i supermercati, puntellati dai pdv di prossimità, perdono ambulanti, Iper e, a sorpresa, i discount. Confermata la crescita del peso specifico del confezionato cresciuto del 6% sul 2019.

Quindi occasioni di acquisto rarefatte, meno frequenza e preferenza verso i prodotti a lunga scadenza, minore ansia di accaparrarsi provviste e comportamenti modificati durante il lockdown che hanno affossato i consumi a giugno e conseguentemente anche l’utilizzo di imballaggi, con perdite abbondantemente oltre le due cifre sul cumulato. A questo poi si aggiungano le sofferenze di volume e disponibilità di prodotto a causa delle gelate primaverili in alcune areali strategici del Paese come l’Emilia Romagna e la carenza di calibri: si può così comprendere la difficoltà che il settore sta vivendo.

Questo è ciò che ci dicono le statistiche disponibili, che censiscono solo i canali tradizionali e tutto ciò che ha prodotto la pandemia in termini di omnicanalità. Tutto il resto, ancora, non è misurabile ma è una grande opportunità, perché i consumi non svaniscono da un giorno all’altro, nel breve quantomeno si spostano, anche solo di poco (e questo basta per uscire dall’occhio di bue delle analisi statistiche), ma sul palco rimangono. Che sia il tempo per ripensare anche approcci, metodologie, campioni, rilevazioni e fonti delle analisi statistiche?

 

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