Tu sei qui

Mia madre e le analisi di mercato sul packaging: chi ci prende di più?
31/07/2020
-
news

di Claudio Dall’Agata

Su quali elementi il consumatore sviluppa bisogni, necessità e a seguire esigenze di acquisto? E ancora, come identifica il prodotto che può soddisfare al meglio le sue necessità o come si tramuta il tutto in atto di acquisto e soprattutto quali sono gli elementi che condizionano la scelta finale del prodotto sul punto vendita? Da ultimo qual è la sua esperienza di acquisto, quale percepito si porta a casa? La teoria ci dice che occorre mettere in fila tutti questi interrogativi per massimizzare le probabilità di successo di un prodotto di largo consumo. Nello specifico sono poi le analisi di mercato, quantitative o qualitative che siano, che si usano per tentare di definire le riposte. Nel primo caso maggiore è la rappresentatività dei campioni, più si può ritenere precisa e confidente la stima che viene elaborata. Nel secondo ci si affida a focus group, gruppi ristretti di consumatori, o alla competenza di esperti per indagare con maggiore profondità idee e percezioni oltre che per avere stimoli, indicazioni o anche suggerimenti.

Poi c’è la terza via, quella affettiva. Per questo motivo il parere, il sentiment, le sensazioni di mia madre, professoressa di lettere in pensione, contano e sono sempre contate. Ad esempio nei diversi momenti della recente pandemia ho ascoltato le sue riflessioni e osservato il modificarsi dei suoi comportamenti con la certezza che ciò che pensava e faceva era assolutamente rappresentativo per tutti gli over 65 d’Italia. Vale per i temi più svariati, ma anche per quelli a me più cari per motivi professionali. Ricordo perfettamente, per questo, quando, dopo qualche anno che mi occupavo di confezioni di cartone per ortofrutta, le chiesi in quale tipo di confezione avesse comprato frutta e verdura. La sua risposta fu spiazzante ma utilissima: “Non mi ricordo, io compro la frutta e onestamente non guardo dove è confezionata”.

Questo accadeva qualche anno fa. Da allora è maturata in me una doppia convinzione. Prima di tutto che non si poteva valorizzare il cartone per ortofrutta dimenticandosi di valorizzare l’ortofrutta e, secondo, che i materiali da imballaggio per il consumatore, nonostante la grande attenzione di tutti al tema ambientale, rischiavano di essere indifferenti.

Passano gli anni e abbiamo concentrato le attività di Bestack per sviluppare iniziative e innovazioni per gli imballaggi in cartone che andassero nella direzione di “valorizzare l’ortofrutta italiana”, che peraltro è diventato uno dei nostri claim in comunicazione. Nel frattempo sul versante delle confezioni è accaduta una rivoluzione.

E così mia madre, forse anche con una crescente consapevolezza dell’occupazione del proprio figlio, comincia a osservare i materiali con cui sono realizzati le confezioni dei prodotti che sceglie, lamenta la crescente complessità di separazione e gestione del rifiuto, ci ragiona in ottica di facilità di riciclo, di sostenibilità e di rinnovabilità dei materiali, presta attenzione al tema della salvaguardia del gusto così come della garanzia di protezione, igiene e salute umana e, da ultimo, della riduzione dello spreco dei cibi. “Preferisco la carta, intanto è solo un materiale e so dove buttarla e poi c’è un simbolo che garantisce le foreste, si chiama FSC? Ah alcuni posso andare anche nel compost vicino all’orto”. È un click. Quante di queste priorità riesce a soddisfare l’imballaggio Attivo che abbiamo brevettato? È “solo” mia madre o può valere per tutti, o anche solo per una parte dei consumatori?

In soccorso arriva lo studio di Two Sides “Il packaging agli occhi del consumatore 2020” realizzato in Europa in 9 Paesi diversi su 5.900 consumatori, quindi ben molti di più rispetto a mia madre. Tutti i dati, tanti, li trovate tutti qui. https://www.twosides.info/documents/research/2020/packaging/Il-packaging-agli-occhi-del-consumatore-europeo-2020_IT.pdf. Io mi soffermo solo su alcuni che attestano che gli imballaggi di carta e cartone sono ai vertici delle preferenze tra i consumatori per diversi indicatori di sostenibilità, tra cui compostabilità (72%), migliore per l’ambiente (62%) e più facile da riciclare (57%).

Tutto questo è tanto vero che chi fa packaging, anche di plastica, sta innovando in questa direzione. Sorma ha presentato un pack con meno plastica, sostituita da una parte in carta facilmente staccabile, così come Girò ha integrato l’offerta con un pack totalmente biodegradabile, o ancora Citrus che, mentre è alla ricerca di gusto e sapori tradizionali, sceglie astucci di cartoncino per le proprie pesche al giusto grado di maturazione pronte al consumo. Insomma aveva ragione mia Madre!

 

Fonti e Approfondimenti: