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Omnicanalità, anche di orientamento: la frenata della GDO e l’impatto del turismo
22/07/2020
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di Claudio Dall’Agata

Chi è abituato a leggerci in queste righe sa bene che le abbiamo sempre pensate e organizzate  in tre macro aree, per titoli e capitoli, per dare un quadro aggiornato su ciò che più caratterizza il nostro mercato di riferimento: le novità in merito alle attività del Consorzio, l’andamento della produzione di frutta e verdura e ciò che accade nel panorama del largo consumo confezionato, con un focus ben preciso sulla GDO. La furia del Covid-19 ha cambiato e integrato in parte anche i fattori di condizionamento che a nostro avviso possono impattare sul mercato del packaging e conseguentemente la relativa la classificazione.

Parte da questa premessa la notizia odierna sul mercato della distribuzione e in particolare dalle riflessioni stimolate dalla pubblicazione dei dati a giugno sulla GDO di Nielsen per Osserva Italia di Repubblica.it in merito all’andamento della Fase 3 per la grande distribuzione, che si conferma in rosso, profondo. I player della grande distribuzione organizzata stanno abbastanza velocemente restituendo i segni più accumulati durante il lockdown e nella fase immediatamente successiva.

Il bilancio del mese di luglio è pesantemente in territorio negativo (-2,74%), mentre quello dall’inizio dell’anno è ancora ampiamente in positivo (+2,71%), ma in rapida discesa settimana dopo settimana. Nel periodo dal 6 al 12 luglio le insegne distributive hanno infatti dovuto incassare il quinto calo consecutivo delle vendite che, per di più, è di una certa ampiezza: -2,85% sullo stesso periodo dell’anno precedente. A luglio gli affari per i supermercati vanno male in tutte le regioni italiane, ma la situazione più critica è al Sud e al Centro. Nei sette giorni in esame Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Campania, Calabria e Sicilia hanno lasciato per strada il 4,40% del loro giro d’affari, mentre per Toscana, Marche, Umbria, Lazio e Sardegna il crollo si è fermato poco sopra (-4,02%). Il calo è un po’ più contenuto al Settentrione, dove il Nord-Ovest ha fatto segnare un -1,91% e il Nord-Est un -1,76%.

Tralasciando il timore per il prossimo autunno, quando la molla di sostegni e ammortizzatori sociali rischia di irrigidirsi e non di poco, con effetti significati soprattutto al sud, dove la già fragile maglia imprenditoriale rischia più di altre zone, il tema da affrontare è certamente dell’oggi. Alla ricerca delle cause ci imbattiamo sulla disfatta del turismo. Nel primo trimestre l’Istat stima che ci sarebbero state 81 milioni di presenze (ovvero il 18% del totale annuale), il 23% delle presenze annuali di stranieri, nonché il 20% delle presenze annuali in strutture alberghiere. Sempre nel trimestre i soli turisti stranieri avrebbero speso circa 9,4 miliardi di euro. L’assenza di questa domanda si è compensata con la chiusura pressoché totale dell’Ho.Re.Ca, mentre la GDO cresceva perchè il consumo degli italiani faceva rima con abitudini domestiche. Ma ora? Ora che anche le istituzioni, dal sindaco Sala fino a Valentino di Pisa di Fedagro, spingono per abbandonare lo smartworking per far tornare a lavorare i servizi per i consumi alimentari, che succede? Succede che al nord lentamente si riapre, le ferie vengono posticipate ma calano, di poco, i consumi domestici e quindi quelli in GDO, ma è soprattutto al Sud che si scontano gli effetti. Arriva l’onda della carenza di turisti che moltiplicava le presenze nelle seconde case, nei residence e negli hotel delle vacanze e pertanto è in queste zone che si registra l’effetto maggiore, con conseguenti impatti sulla GDO.

Da qui la riflessione: in carenza di domanda o di sua modifica, cambierà l’Italia e il suo modo di offrire servizi e di costruire le sue opportunità commerciali? Si impone, per chi analizza i trend, la necessità di integrare e considerare queste nuove modalità per le quali ancora non si dispone di similari strumenti di quantificazione. Ciò, però, non può costituire l’alibi per concentrarsi solo sulla GDO: al contrario diviene fondamentale trovare il modo per fare impresa, anche diversamente.

 

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