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Vedo non vedo o succinto? Come si presenta il futuro del packaging a base carta
28/06/2020
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di Enrico Montaguti

Essendo tutti stanchi di parlare di Covid-19 e sperando di non doverci tornare fino almeno a settembre, oggi voglio dedicare un focus alla scelta dettata dai trend del mercato “consumatore centrico” riguardo agli imballaggi di carta e cartone. Di fatto IV gamma e prodotto ready-to-eat probabilmente torneranno presto a performare bene sugli scaffali della GDO, per cui prendiamo alcune case history recenti per ipotizzare i prossimi scenari in termini di packaging cartaceo.

La carta, come possibilità di confezionamento, è oggi una delle alternative più credibili agli occhi del consumatore e così abbiamo visto come si stia sperimentando e quali brevetti sono stati sviluppati per ampliare gli ambiti di applicazione di carta, cartoncino e cartone ondulato. Quindi domani anche l’umidità potrebbe fare meno paura agli imballaggi a base carta. E allora? Se così è siamo prossimi a vedere buste di insalata cartacee? Per quanto riguarda la IV gamma sicuramente la texture della carta è ancora un punto critico, infatti il materiale non permette al cliente di vedere il prodotto che acquista. Non a caso un noto player di IV gamma ha appena presentato nuove confezioni plastiche con tecnologia antifog per una trasparenza massima, capace di prevenire la condensa a scaffale.

Il cestino di cartone ha invece maggiore appeal rispetto alla confezione in PET per i prodotti in piccole quantità, essendo personalizzabile e dando valore aggiunto ai prodotti che contiene: la tendenza è comune a frutta e verdura. Queste confezioni si adattano particolarmente a proporre la frutta come sostituto di altri snack durante la giornata.

Arriviamo infine alla fascetta. Sull’efficacia della sinteticità abbiamo esempi dal design alla moda e dal giornalismo all’urbanistica, ma questo dispositivo ci propone spunti di riflessione molto provocanti. Pare infatti che all’estero la soluzione fascettata sia sempre più richiesta in GDO. Oggi le politiche locali obbligano il consumatore a conferire i rifiuti in forma sempre più differenziata e il sovraimballaggio è un aspetto rilevante di una scelta sostenibile. La fascettatura permette inoltre in supply chain di evitare etichettature e costi di packaging rilevanti, ma può definirsi davvero una forma di packaging? La domanda se la porrà produttore o consumatore? In ogni caso per noi la domanda è, nel caso, come farla in cartone?

 

Fonti e approfondimenti