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Pesche e nettarine: le stime diventano certezze
19/06/2020
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La disponibilità di prodotto italiano per la stagione 2020 si conferma molto contenuta e potrebbe ammontare nel complesso, per le pesche da consumo fresco, a circa 421.000 tonnellate (-21% sul 2019). Le percoche potrebbero fermarsi poco sopra le 54.000 tonnellate (-41% rispetto al 2019) e le nettarine attestarsi a meno di 400.000 tonnellate (-34% sul 2019). Con un totale Italia, in termini di specie, inferiore a 875.000 tonnellate: il volume risulta inferiore del 30% rispetto al 2019, pari al 35% in meno se rapportato alla media 2014-18.

L'aggiornamento delle previsioni di produzione 2020 di pesche, percoche e nettarine, effettuato da CSO Italy in questi giorni, non modifica significativamente le stime diffuse in occasione di Europech alla fine di maggio. In questa stagione pesa, oltre alla continua erosione delle superfici nella quasi totalità dei bacini produttivi italiani, che continua a ridimensionare anno dopo anno la capacità produttiva nazionale, il forte impatto delle gelate che hanno colpito le coltivazioni nella fase fenologica più sensibile al freddo.

Nell'Italia centro-meridionale si prospetta una diminuzione dell'offerta dopo il buon livello produttivo raggiunto lo scorso anno. Segnalati danni da freddo in Toscana, Lazio, Campania, Puglia e Basilicata. In talune aree, dopo un ottimo 2019 in termini di rese, si avverte alternanza produttiva, oppure la produttività non è ottimale a causa del mancato soddisfacimento delle ore di freddo invernale. Tra i bacini produttivi meridionali più importanti ricordiamo la Campania che, dopo un elevato 2019, ritorna a scendere per effetto del gelo che ha interessato il casertano, a cui si contrappone una buona situazione nel salernitano, ma ormai poco incisiva in termini quantitativi. Le superfici campane continuano a flettere, come da qualche anno a questa parte. Nel complesso, le pesche e le nettarine potrebbero segnare almeno un -20% sullo scorso anno; particolarmente penalizzate le percoche che dovrebbero registrare -46% sul 2019. In Basilicata la produttività attesa è in ripresa, dopo il deficit causato dalla grandine che aveva pregiudicato il raccolto 2019: è attesa un'offerta lontana dal definirsi normale, su cui pesa ancora il calo delle superfici. In Puglia prosegue l'espansione delle superfici, ma anche in questo caso ci si attende una riduzione delle rese a causa del gelo, in particolare per il prodotto precoce. Buona situazione in Calabria e Sicilia, che però, nonostante l'assenza della problematica del gelo, vedono un livello produttivo inferiore alla passata stagione.

Anche l'offerta delle regioni centrali appare in calo: le regioni adriatiche presentano una diminuzione limitata rispetto al 2019, mentre più significativo è l'abbassamento produttivo del Lazio e soprattutto della Toscana, ancora una volta a causa del freddo. Particolarmente compromesso dalle gelate primaverili e ulteriormente frenato delle superfici in contrazione è il quantitativo di prodotto atteso nelle regioni settentrionali. L'Emilia-Romagna è in assoluto la regione che ha riportato i danni più pesanti per effetto delle molteplici gelate che si sono susseguite tra la fine di marzo e l'inizio di aprile 2020. Le rese unitarie attese per quest'anno appaiono fortemente condizionate dal gelo, lungo tutto il panorama varietale presente. La produzione 2020 di pesche potrebbe scendere del 70% rispetto allo scorso anno, del 50% per quanto riguarda le percoche ed di oltre l’80% per le nettarine. Non accenna ad arrestarsi la diminuzione delle superfici in produzione, in particolare per le pesche, mentre scendono leggermente meno nettarine e percoche. Pure in Veneto le superfici risultano in discesa nel confronto con lo scorso anno, ma con ritmo inferiore a quanto riportato per l'Emilia-Romagna. Nel complesso, l'offerta stimata dovrebbe scendere di circa il 30% per le pesche e del 35% per le nettarine. Appare evidente la conseguenza negativa sulle rese unitarie per i danni da gelo.

Volgendo lo sguardo oltre confine, giova ricordare che tutti i Paesi produttori europei stimano un'offerta inferiore sia al 2019 che alla media recente, a causa dell'andamento climatico e in particolare delle gelate che, oltre all'Italia, hanno interessato anche Aragona, Catalogna, Valle del Rodano e Macedonia. L'offerta europea 2020, con poco meno di 3,2 milioni di tonnellate, segna -17% rispetto all'anno precedente e -7% nel confronto col periodo 2014-18.

 

Fonte e approfondimenti

  • CSO Italy