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Il cartone visto da occhi profani nell’epoca dei social e dei mass-media
07/06/2020
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di Enrico Montaguti

Non tutti sanno di cartone quanto credono di sapere di calcio, politica o gossip. Quotidianamente chiunque si trova sommerso di pubblicità e slogan. Tra questi ci sono temi a cui ci si deve interessare per senso civico o dovere, infine ci sono i temi più sentiti per l’individuo, quelli di evasione e hobby. Non appartengono a nessuno di questi i temi tecnici del cartone e quindi nessuno si interessa di BCT, certificazioni forestali o impilabilità. Ma se si parla di impatto ambientale, zero spreco, igiene alimentare, le orecchie si raddrizzano come a dire che il packaging nella sua essenza poco importa alle persone, mentre l’interesse è forte se si passa all’analisi degli effetti che produce il suo utilizzo.

Ho compiuto 26 anni a febbraio senza sapere che una cassetta in cartone ondulato è in grado di sostenere 6 volte il mio peso, li ho compiuti senza sapere che gli alberi per produrre cellulosa vergine, da cui si ottengono le carte scandinave per realizzare imballaggi alimentari, sono coltivati ed in particolare che ne vengono piantati un numero triplo di quelli tagliati. Il cartone visto dai non addetti ai lavori è prima un supporto, uno strumento di trasporto, e poi un rifiuto, non un accessorio del prodotto che si compra. Raramente la scatola di cartone è l’oggetto di acquisto; sicuramente a differenza di altri supporti utilizzati è leggero, abbastanza flessibile da non farci imprecare urtandone gli spigoli, ma non così interessante da essere riutilizzato o conservato a lungo. Generalmente non viene conservato perché voluminoso, tendente a rovinarsi col tempo o l’umidità, il vantaggio nel gettarlo è che può facilmente essere schiacciato. Se rimane questa la percezione, allora è naturale che la priorità sia ridurne il prezzo di acquisto.

Il cartone, in quanto materiale rinnovabile, da qualche anno è visto come l’alternativa possibile verso un mondo plastic free, la mia generazione non l’ha affiancato ad un veicolo di deforestazione ma ad un’occasione di fare un passo indietro e riavvicinarsi al Pianeta. Quest’ottica si è largamente ampliata con la diffusione di conoscenze riguardo l’effetto serra e la consapevolezza dell’inquinamento da idrocarburi: idrocarburi e plastica che ci vengono raccontati come gemelli partoriti dal petrolio, per questo da evitare categoricamente.

La mia generazione è stata forse la prima ad affrontare condizionamenti dai mass-media in modo così massiccio: sono percezioni quelle rendicontate nel focus odierno. Concludo riportando il dato raccolto da Toluna - digital market research specializzata in ricerche di mercato online - su queste percezioni e sulle preferenze dei consumatori europei circa il packaging da acquistare. Il questionario presenta 15 attributi fisici ed estetici propri di tutti gli imballaggi dei quattro diversi materiali (carta/cartone, vetro, plastica e metallo), il dato finale raccoglie le opinioni al riguardo di 5.900 intervistati. Il materiale preferito è il cartone perché individuato dal 72% degli intervistati come il più compostabile, considerato dal 63% il migliore per l’ambiente, dal 62% il più leggero, dal 57% il più facile da riciclare e dal 54% il più economico. Il cartone è considerato anche il più facile da aprire, chiudere e mettere in ordine, inoltre è considerato pratico da maneggiare e in questo periodo particolarmente interessante è che il cartone sia considerato il più sicuro e migliore nel fornire informazioni sul prodotto che contiene.

Insomma dei 15 aspetti che accomunano i packaging, il cartone ne soddisfa massimamente 10, a seguire il vetro che risulta più bello alla vista e al tatto, più riutilizzabile e conferisce migliore protezione e valore al marchio del prodotto contenuto. Il quindicesimo attributo, la forza/robustezza del materiale, è considerato l’unico valore aggiunto di un imballo di metallo.

Dal 18 maggio 2020, giorno in cui ho preso servizio presso il Consorzio Bestack, non guardo quindi più il modo del cartone dall’oblò dell’uomo della strada: ora lo osservo anche con la lente di chi si applica con curiosità per comprenderne anche gli aspetti tecnici. Dal mio oblò, citando lo scrittore e filosofo Robert Pirsig, “Noi prendiamo una manciata di sabbia dal panorama infinito delle percezioni e la chiamiamo mondo”: il cartone ha fertile terreno nell’opinione pubblica ed è favorito dai trend del momento, quindi, a parere di chi è sbarcato da pochi giorni su questo mondo, ai Consorziati resta la cosa che sanno fare meglio…cavalcare l’onda.

 

Fonti e approfondimenti