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Sicurezza alimentare, qualche accortezza per essere i più bravi.
16/05/2020
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Siamo prossimi ai tre mesi da quando il Covid 19 si è preso la scena anche in Italia così come nel resto del mondo. Eventi e relazioni sociali annullate e trasferimento sul web di tutte le attività. I convegni sono diventati webinar e le fiere che non hanno posticipato direttamente al 2021 come Macfrut - a breve ne parleremo, quando se ne saprà in dettaglio - diventate digital e virtuali. Una rivoluzione che richiede di essere compresa e decifrata in prospettiva per capire le nuove priorità.

Oggi, dopo quasi 90 giorni, cominciamo ad avere i dati consolidati dei primi trend. Nei primi quattro mesi 2020 si è consumata più ortofrutta? Secondo il monitor Ortofrutta di ItaliafruitNews la risposta è no! O, meglio, le performance con incrementi a due cifre dei canali tradizionali e moderni non hanno compensato gli effetti della riduzione della frequenza di acquisto (e si sa che i volumi di acquisto di spese concentrate è inferiore alla sommatoria di tante occasioni frequenti anche se unitariamente inferiori), a cui si è sommato l’azzeramento del canale fuori casa. Ma, come già anticipato, all’interno dei diversi format distributivi c’è chi ha sofferto di più e chi ne ha approfittato con dinamiche che sono cambiate nel tempo. Grande è stato il beneficio per le piccole superfici che hanno coagulato tutte le spese di prossimità in tempi di forti limitazioni agli spostamenti, con le grandi superfici in affanno, nella prima fase del lockdown. Ma, con le prime aperture di inizio maggio, superstore e iper, dichiarati spacciati, hanno ripreso aria e volumi invertendo il trend.

Di certo oggi possiamo parlare di un mercato pre e post Covid-19, indicando opportunità e limitazioni conseguenti e soprattutto strategie e priorità diverse. Se nel complesso, come si diceva, si azzera il consumo di ortofrutta fuori casa in questi primi 4 mesi, il consumo domestico nello stesso periodo cresce dell’11%: questo dato è una media di una fase iniziale dell’anno “normale” al +3% e del panico del lockdown quando è schizzata al +16%. Tutto ciò ha generato incrementi sulle vendite del confezionato, che nella fase post Covid-19 è salito del 22%: di fatto in due mesi la stessa crescita fatta nei 10 anni appena trascorsi.

E ora? E dopo? Che succederà? Il Covid-19 ha cambiato il paradigma di scelta di acquisto e oggi, come dice la prof.ssa Sara Limbo di Pack Lab dell’Università di Milano, la nuova priorità ècomunicare la sicurezza alimentare”, posto che prima di tutto occorre garantirla.

In questo senso per la filiera del packaging ci possono essere grandi opportunità che, se non vengono colte, possono trasformarsi in rischi e limitazioni. Si diceva che, se il consumatore post Covid-19 richiede igiene e sicurezza alimentare, ne consegue che riuscire a garantirgliela apre opportunità. Per farlo probabilmente occorrerà forse in alcuni casi intervenire e investire. Pertanto la nuova domanda è se gli investimenti richiesti aprono opportunità superiori e quindi convenienti.

Silvia Zucconi, responsabile Market Intelligence di Nomisma, ci racconta che il consumatore non è disposto a un centesimo in più per la sostenibilità degli imballaggi. È comprensibile. Se ne parla da tanto, è già un prerequisito e soprattutto è un tema collettivo, di comunità che tocca il quotidiano dell’individuo fino a un certo punto. Per la sicurezza alimentare non è così. È la priorità di questi mesi, tutti indossiamo guanti e mascherina e qualcuno di noi lascia pure la spesa in terrazzo per poi disinfettare i prodotti prima di portarli in casa. È quindi un tema che tocca profondamente da vicino il nostro quotidiano, per il quale si è disposti a cambiamenti significativi, che superano anche il prezzo. Prodotti sfusi, plastic free e food waste sono stati spazzati via. In questi mesi il consumatore ha scelto ortofrutta confezionata e poco importa se il prezzo unitario al chilo è superiore allo sfuso. Il prodotto confezionato nella percezione del consumatore garantisce maggiore sicurezza e per questo è disposto a pagare anche di più. Solo per dare un’idea, il differenziale di prezzo al consumo tra il peso fisso e variabile secondo i dati GFK di CSO Italy vale in media il 29,3%.

Per questo oggi occorre puntare su igiene di prodotti e processi e garantire la massima sicurezza alimentare. Anche perché il settore del cartone ondulato è in vantaggio già oggi rispetto agli altri e potrebbe essere una occasione per aumentare il distacco in maniera significativa e finalmente percepibile per il consumatore. Solo allora si potrà pensare di comunicare. E il consumatore ce lo riconoscerà in termini economici. Così le opportunità potranno essere tali e soprattutto i benefici saranno maggiori dei costi per raggiungerle. Ora la sfida è capire come farlo.

 

Fonti e Approfondimenti: