Tu sei qui

Consumi di ortofrutta sugli scudi, ma non in tutti i canali e in tutti format. Inedite performance negative e due nuovi cambiamenti all’orizzonte
09/05/2020
-
news

Il primo trimestre 2020 sembra spezzare la maledizione della contrazione dei consumi. Ma non illudiamoci, è il mese di marzo che fa risultato, perché tra gennaio e febbraio il saldo era ancora negativo. Dalle elaborazioni del Monitor Ortofrutta Agroter su dati Ismea-Nielsen, emerge una crescita di 1,4 punti percentuali per i consumi domestici di ortofrutta fresca nel primo trimestre 2020 rispetto al 2019, mentre a livello di spesa la crescita è stata del +4,7%. Tuttavia, se si analizza il solo mese di marzo (caratterizzato dalle restrizioni domiciliari legate all’emergenza Covid-19), si nota una crescita ben superiore alla media del trimestre e pari ad un +13,3% a volume e a un +14,3% a valore.

Il dato varia da canale a canale. Nel primo trimestre 2020 si registra una buona crescita della GDO (+2,3% a volume e +5,7% a valore), che diventa ottima nel solo mese di marzo (+16,7% a volume e +16,3% a valore e con una flessione dei prezzi medi di 0,3 punti). Il boom di marzo, come sappiamo, è strettamente legato alle restrizioni domiciliari, con risvolti diversificati tra i format di vendita, di cui parleremo tra poco.
All'interno del resto dei canali di acquisto per l’ortofrutta si registra nel trimestre una flessione dei volumi (-  1,7%) ed una piccola crescita nelle vendite a valore (+1,1%). Se, invece, si analizza il solo mese di marzo si assiste ad una timida - se paragonata agli altri canali - crescita: +2,1 punti a volume e +6,3 a valore.
Sezionando ulteriormente l’aggregato dei canali di vendita “Tradizionali + altri”, emerge come nel mese di marzo ci sia stato un parziale travaso degli acquisti fatti presso i dettaglianti in sede mobile (ambulanti e mercati rionali, pesantemente penalizzati dalle misure preventive covid-19) verso quelli in sede fissa, ovvero i classici fruttivendoli cresciuti del 2,5 tra gennaio e febbraio e di oltre il 24,6% a marzo. Questi ultimi, meno penalizzati dei primi, sono riusciti ad adottare accorgimenti per sopperire alle difficoltà emerse dalla situazione di emergenza. Infine, i canali mostrano trend molto positivi. Questo perché al loro interno sono compresi parte degli acquisti fatti tramite e-commerce, uno dei canali privilegiati durante il periodo covid-19.

In GDO è evidente una sensibile differenza tra i vari format distributivi: gli ipermercati (cioè le grandi superfici) sono gli unici in negativo da inizio anno e sono anche quelli che hanno meno beneficiato delle restrizioni domiciliari nel mese di marzo (hanno trend positivi, ma i più bassi nella GDO). Per gli ipermercati, infatti, ha giocato un ruolo fondamentale il divieto agli spostamenti tra comuni. Per i motivi esattamente opposti, il libero servizio (le superfici più piccole di vicinato) sono il format che ha beneficiato maggiormente dalla situazione contingente. A marzo, infatti, è la tipologia di negozio con le performance migliori. Infine, anche supermercati e discount presentano ottime performance, e solo un po' attenuate rispetto alle piccole superfici. La maggiore competitività del vicinato dovuta al divieto di spostamento fuori comune ha tolto le classiche leve di competizione delle grandi superfici come assortimento e profondità di gamma. Di questo ne hanno risentito anche i superstore, il format di successo degli ultimi anni, e conseguentemente, udite udite, anche la catena best in class del retail alimentare italiano: Esselunga.

Ma è soprattutto a guardare bene dentro i carrelli e nelle case degli italiani che ci si accorge dei cambiamenti in atto tra conferme e novità. L’igiene innanzitutto e per tutto ciò che è parte integrante del kit contro il virus. Amuchina e simili hanno totalizzato nei due mesi di vendite crescite in media del +377%, le salviettine disinfettate +616% e i termometri e i disinfettanti per superfici intorno al +200%. Se non bastasse il numero assoluto per rendersi conto dell’incredibile ascesa di questi prodotti basti dire che solo per i termometri si tratta di un aumento nelle vendite di 12 volte superiore alla media. E poi ci si è reiventati dal bunker all’aperitivo digital. L’esigenza di scorte iniziali motivata dall’ansia si sono placate in 3 settimane. Gli italiani sono diventati tutti più o meno pizzaioli, pasticceri e panettieri. Nel totale delle otto settimane la vendita di lievito di birra è cresciuta in media del 149% e quella della mozzarella per pizza del 109%. Ma nelle ultime settimane con un vero e proprio salto in avanti rispetto alla prima fase crescono a due cifre le vendite di aperitivi (+17%) e birra (15,5%), e tornano a crescere anche le creme spalmabili con +37,4%. Sono i primi segni di una nuova ripresa, quanto meno di approccio.

 

Fonti e approfondimenti