Tu sei qui

Il packaging ai tempi del Covid-19. La domanda rivoluzionata in quattro settimane e le difficoltà della filiera. E dopo?
30/03/2020
-
news

Boom dell’e-commerce, raddoppiano i volumi dei prodotti confezionati mentre soffrono i cibi sfusi creando difficoltà di allineamento nelle filiere di approvvigionamento. In tutto questo le piattaforme on-line faticano a stare al passo mentre sono i network condivisi che meglio riescono a cogliere le esigenze del momento. Questi i trend in sintesi che si riflettono sull’imballaggio ai tempi della pandemia in Italia, con un unico fil rouge all’orizzonte: la garanzia di igiene sarà la pietra su cui ricostruire la fiducia del consumatore e dalla quale ripartire.

Ma andiamo con ordine. Le aziende della carta e del cartone aderenti alla Federazione Carta e Grafica hanno rilevato fra il 2 e l'8 marzo un aumento accelerato del fabbisogno di confezioni del 10,6%, con punte del +20,5% nel Mezzogiorno.

Questi numeri parlano solamente della crescita della domanda di confezioni nella grande distribuzione, dove i consumatori stanno snobbando i prodotti sfusi che sono più esposti al contagio.

Ma è altissimo - quasi un raddoppio - il dato di crescita degli imballaggi per l'e-commerce. Costretti a casa, gli italiani ordinano prodotti, libri o alimenti pronti. Il numero: gli imballi per commercio elettronico hanno segnato un balzo del 73% tra il 22 febbraio e l'8 marzo rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso.

Siamo pronti a tutto questo come filiera produttiva e degli imballaggi? No, decisamente no. Lo dice Marco Rivoira, amministratore delegato dell’omonimo gruppo piemontese, a fronte delle richieste da parte della grande distribuzione di avere sugli scaffali dei supermercati più frutta confezionata, al posto di quella sfusa.

Nel mercato delle mele ad oggi il 70% della merce è sfusa, il restante 30% confezionata, e capovolgere in un battito d’ali questi valori, o addirittura richiedere solo prodotto confezionato, come stanno chiedendo alcune catene distributive, è insostenibile perché mancano i macchinari, le linee di confezionamento, il personale e la logistica per consentirlo. Allo stesso modo faticano le piattaforme della spesa on-line dei grandi retailer tradizionali, sommerse dagli ordini e con tempi di evasione a due settimane.

Viaggia invece a gonfie vele e senza paura di crush o tempi infiniti di attesa chi ha fatto di questo servizio il suo core business, come ReStore, che si occupa del delivery di piccole catene alimentari locali e riesce a garantire il servizio mettendo in rete tante realtà e punti vendita diversi, riuscendo quindi a garantire la consegna della spesa. Anche in questo caso una riflessione sul pack occorre farla.

Questi gli adattamenti di oggi in risposta alle esigenze crescenti di igiene a fronte della paura del virus. La domanda a cui sarà indispensabile dare risposta domani è quindi come garantire la massima igiene. Unità di acquisto più piccole? Astucci? Vaschette finestrate? Il quesito è posto, immaginare risposte operative reali è l’unica premessa per cogliere le opportunità di domani. Altre filiere lo stanno già facendo…

 

Fonti e approfondimenti