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Imballaggi attivi in cartone ondulato: innovazione al servizio dell’ortofrutta
24/06/2019
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Le confezioni assolvono alla funzione primaria di preservare la qualità del prodotto che contengono. Inoltre, la confezione deve garantire la protezione del prodotto, agevolare il trasporto dalla produzione al consumo e, nel caso di prodotti alimentari, assicurare il rispetto degli standard igienico-sanitari. Sono elementi imprescindibili senza i quali un imballaggio non assolve la funzione per la quale è stato prodotto. Seguono funzioni accessorie prettamente logistiche, ma sempre più fondamentali, quali l’applicazione di standard di trasporto per facilitare lo smistamento nelle piattaforme distributive e l’efficacia di esposizione al punto vendita, fino ad arrivare alle funzioni che possono costituire vantaggi competitivi anche in prospettiva. Si pensi alla dimensione delle confezioni monodose per stimolare ulteriori occasioni e modalità di consumo, alla sostenibilità dei materiali oppure all’innovazione grafica su cui impostare vere e proprie politiche di marca, di valorizzazione e promozione del brand per migliorare la visibilità del prodotto sul punto vendita, utile anche per comunicare elementi di contenuto del prodotto quali provenienza, ricercatezza ed esclusività. Sono tutte funzioni che si concentrano su ciò che la confezione può offrire al prodotto per migliorarne posizionamento e competitività sul mercato. Questo è ciò che la teoria prevede, ma che, in pratica, si complica maledettamente se i prodotti in oggetto sono profondamente deperibili come gli ortofrutticoli per i quali il fattore tempo costituisce un elemento che incide sulla qualità del prodotto stesso, in particolare all’atto di consumo. Certo, le innovazioni continue per il mantenimento della catena del freddo hanno consentito di fare passi da gigante allargando i calendari di commercializzazione di tanti prodotti ortofrutticoli, ma ad oggi il fattore mantenimento nel tempo della qualità è in ogni caso una necessità crescente. Due su tutti i motivi che hanno riacceso “l’occhio di bue” sulla “shelf-life” in ortofrutta. In primo luogo stiamo vivendo anni di profondo cambiamento del settore distributivo alimentare e, quindi, anche ortofrutticolo, con potenziali e significativi cambiamenti di paradigma nel medio termine. Le grandi superfici moderne della GDO sono in difficoltà di marginalità, crescono i discount e sembra rivitalizzarsi il dettaglio tradizionale e in questa crescente competizione chi ne risente è la qualità di frutta e verdura al consumo. Sull’altare della ricerca del minor prezzo è stata sacrificata la qualità del prodotto e il suo mantenimento nel tempo. Secondariamente, siamo sempre più nell’era del super consumatore, schizofrenico, traditore, opportunista e, certamente, di difficile interpretazione nelle abitudini di acquisto, sempre più tentato dal suadente fascino della “shop experience on-line”. Un consumatore più informato di prima, che legge, si interroga, si autoresponsabilizza e che oggi riesce a generare onde di consapevolezza di massa improvvise, profonde e soverchianti le attuali modalità dell’offerta. Si pensi al rispetto dell’ambiente e alla lotta allo spreco. Il primo, tema già conosciuto, ha ripreso vita negli ultimi due anni smascherando approcci superficiali e richiedendo alle aziende, anche in relazione alla progressiva responsabilizzazione del consumatore nella riduzione dei rifiuti, progetti sempre più specifici e misurabili. Il secondo è di fortissima attualità, tanto da incidere su tutta la filiera e da stimolare iniziative legislative specifiche.

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