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Serve frutta più buona
23/06/2019
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Francesco Pugliese a ruota libera sull'ortofrutta. L'amministratore delegato di Conad, nell’ambito dell’edizione 2019 del Grande Viaggio Insieme che affronta quest’anno il tema delle filiere agroalimentari, venerdì scorso nella tappa di Forlì si è lanciato su frutta e verdura. Una visione di sistema, quella del manager, che ha messo a fuoco criticità e opportunità per il nostro settore.

Il "problema" del successo

L'agroalimentare è una colonna dell'economia italiana - lo ha messo in luce anche la ricerca di Aaster (clicca qui per leggere la notizia) - ma le filiere del cibo, come ricorda Pugliese, sono tra le più delicate del nostro Paese. "Consci e convinti di operare all'interno di queste filiere in maniera corretta, è il momento di aprire nuovi ragionamenti, cercando di costruire quelle che chiamo alleanze dei buoni. Viviamo in un Paese dove i buoni sono più dei cattivi, ma in questo momento stanno troppo zitti e quando ciò succede i cattivi prevalgono. Ed proprio quello che accade nelle filiere agroalimentari".

Il manager evoca un nuovo posizionamento per le imprese, in cui ci si assuma responsabilità, si sia capaci di fare autocritica e criticare il contesto in qui si lavora. Chi ce la fa, chi vince la sfida del mercato, però, si trova davanti a una sorta di paradosso. "Il vero problema di chi ha successo - chiosa Pugliese - è avere la capacità di farselo perdonare e continuare ad operare con umiltà, perché quando sei arrivato alla maturità devi pensare a come sviluppare ancora il tuo business... Ecco, l'ortofrutta è in una possibile crisi di maturità".

Modelli vincenti

Un settore che vive la classica crisi di mezza età? Difficile generalizzare, perché non esiste un'ortofrutta italiana: il sistema delle mele del Trentino Alto Adige, il distretto emiliano-romagnolo, sono modelli virtuosi, ma non sono rappresentativi dell'Italia. "Territori come questi devono sentire la responsabilità di trasferire i loro modelli positivi anche da altri parti", rimarca l'amministratore delegato di Conad. Anche perché la Spagna, invece, un modello Paese ce l'ha. "Non è vero che la Spagna compete meglio di noi solo perché meglio organizzata a livello agricolo - prosegue - E' più competitiva anche rispetto alle nostre aziende più forti e organizzate, questo perché gli italiani hanno costi energetici tra i più alti d'Europa, che incidono in maniera preponderante rispetto alla costruzione del prezzo del prodotto ortofrutticolo, che non si fa solo in campo. E poi c'è il sistema infrastrutturale, che incide sia in termini di costi che di tempo: è più facile far viaggiare la merce da Milano a Oslo che da Catania a Napoli. Se non si interviene su questi fattori, il settore primario rischia di diventare antieconomico".

Il ruolo della Gdo italiana

"Finché ci saranno distributori italiani che privilegiano negli assortimenti la produzione agricola italiana, beh, ci possiamo salvare - ammonisce Pugliese - Ma in assenza di player nazionali...". E qui entra in gioco la recente operazione Conad-Auchan. "Ve lo dico perché sto guardando i numeri dell'azienda francese: storytelling a parte l'ortofrutta italiana per Conad rappresenta il 90% del reparto, in Auchan siamo vicini al 60%. Non c'è solo un problema di competizione delle produzioni, ma bisogna tenere in considerazione un consumattore, sì proprio con due t, che non capisce perché per avere prodotti sostenibili, sani, biologici... Questi devono costare tanto di più rispetto a quegli stessi prodotti che arrivano dall'estero".

“Non è la Gdo che affama l'agricoltura: diciamolo chiaramente – ribadisce Pugliese - Noi sicuramente chiediamo più efficienza, ma per il sistema produttivo siamo un'opportunità perché in questa partita la Gdo può dare un contributo fondamentale, impegnandosi per mantenere alta la qualità dei prodotti coltivati sul suolo italiano e promuovendo nel contempo innovazione. E' con questo obiettivo che Conad ha scelto di avere rapporti diretti con i suoi fornitori, bandendo da tempo le aste a doppio ribasso. Nella consapevolezza che il rispetto dei requisiti di sicurezza e qualità impone costi maggiori, ma che per immettere sul mercato un prodotto che sia competitivo in Italia e all’estero le aziende devono essere in condizione di investire in ricerca, controlli, sviluppo, sicurezza dei lavoratori".

Il nodo del gusto

In conclusione Francesco Pugliese arriva a quello che definisce il problema dei problemi. “La Gdo si può impegnare a distribuire la frutta in maniera efficiente ed efficace, ma deve rispondere al consumatore, che la frutta la vuole soprattutto buono. Purtroppo abbiamo bella frutta che sa di patata, stiamo perdendo il gusto – conclude – Questo è il maggior problema”.

Fonte - ItaliaFruit News