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La Buco incavato della Premiata Ditta Bonvicini, un antidoto alla legge del "Freddo tuo, Vita mea"

31/03/2021
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Se il maltempo toglie volumi all’offerta forse i prezzi per le produzioni rimaste saranno migliori. Ma in futuro, come in passato, forse servirà qualcosa di più per il reddito degli agricoltori, per esempio una narrazione coerente

di Claudio Dall'Agata

Gelate primaverili. Con l’ingresso nel calendario della primavera e le temperature solo da qualche giorno in risalita, che fanno decollare i consumi di fragole, si cominciano a contare i primi danni delle gelate primaverili. Per gli albicocchi, specie nelle zone collinari della Romagna, sembra che la situazione non stia prendendo una piega favorevole. Anzi. Dalle colonne di Italiafruit News due agricoltori di Modigliana (FC) arrivano a immaginare danni considerevoli paragonabili alla catastrofe dell’anno scorso, con perdite di produzione che in alcune aree sono state totali. Minore l’impatto su albicocche tardive, susine e kiwi non ancora in fioritura. Ma la Romagna e più in generale l’Italia non è l’unico areale flagellato dalle basse temperature.

Paco Borras, ex direttore commerciale del Gruppo Anecoop e attuale presidente del Comitato Export di Freshfel, prevede, sempre su IFN, che “la produzione 2021 iberica di drupacee sarà inferiore al solito a causa del freddo e di una scarsa allegagione soprattutto delle albicocche. Il ritardo della campagna a Murcia ha salvaguardato le produzioni mentre in tutta la valle dell'Ebro, Tarragona, Lleida (Valle del Segre), Huesca (Valle del Cinca) le stime parlano di un 30-40% di produzione persa”.

Stessa cosa per le drupacee coltivate in Grecia tra Salonicco e la Macedonia, che hanno dovuto sopportare nella notte di domenica 25 marzo temperature fino a meno 4 gradi. Chiaramente stime precise dei danni potranno essere calcolare solo tra qualche tempo.

Certo occorre ancora tenere ancora le dita incrociate fino a tutto aprile per scongiurare prima le gelate primaverili e gli effetti che queste portano, ed eventualmente poi la grandine.

Gli effetti del maltempo impattano diversamente sui territori produttivi levando volumi dal mercato, non in maniera lineare e proporzionale, ma piuttosto i danni di alcuni si tramutano, a fronte della riduzione dell’offerta complessiva legata alla riduzione dei volumi negli areali colpiti, in benefici sui prezzi per chi i danni non li ha avuti. Succede questo a fronte della concorrenza sui mercati di consumo di più areali produttivi.

Certo i tempi sono diversi da quando Adolfo Bonvicini di Massa Lombarda introdusse in Italia l’impresa ortofrutticola, cioè quella che produceva per vendere, andando a colonizzare, quando ancora la concorrenza internazionale non c’era, i mercati del nord Europa. All’epoca, al contrario di oggi, il prezzo lo faceva chi offriva, perché di fatto la domanda era superiore all’offerta e chi si presentava sui mercati di consumo internazionale spuntava prezzi molto vantaggiosi.

Oggi le offerte internazionali focalizzano la competizione sul minor prezzo di acquisto, risultato per definizione della sommatoria dei diversi costi di produzione. E su questo piano noi italiani fatichiamo decisamente. Poiché non esiste lo stargate per tornare all’epoca del massese Bonvicini; per uscirne l’unica strada è puntare sugli elementi di unicità, sui valori immateriali e culturali del prodotto, oltre che sui servizi accessori, partendo, come tanti già fanno, per esempio da storia e territorio. I professionisti la chiamano narrazione. Se trovassi la “Buco Incavata” della Premiata Ditta Bonvicini dal mio fruttivendolo di fiducia come reagirei? Forse allo stesso modo di quando mi parlano del grano spezzato del Senatore Cappelli con una conseguenza: per i prodotti che gli derivano tutto è coerente e nulla, prima di tutto la confezione, è lasciato al caso, tanto meno il prezzo finale.