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Google carbon neutral dal 2007: siamo pronti alle sfide di sostenibilità digitale?

30/03/2021
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La segmentazione dell’offerta oggi si gioca sui temi della sostenibilità. Accade perché, in un'economia di sostituzione, si può migliorare la propria competitività attraverso la migliore reputazione che inevitabilmente si fonda su temi etici. Occhio a non rimanere sotto a quest’onda, il web ha cominciato a surfare

di Enrico Montaguti

Qualcuno aveva notato che nella home page di Google c’è una scritta verde? Ebbene sì (dato che il 100% di chi sta leggendo è andata a verificare) Google dichiara di essere “Carbon neutral dal 2007”, dichiarazione comparsa solo di recente da quanto mi risulta, dettaglio particolarmente interessante dato che nella pulitissima e studiatissima home page non ci sono più di 20 elementi cliccabili.

Ormai il tema dell’impatto ambientale è diventato di interesse anche tra i grandi del web. Avevamo sfiorato il tema dell’impatto energetico del digitale dopo che questo è stato sdoganato nella rubrica Dataroom di Milena Gabanelli: un costo che paga il Pianeta e di conseguenza ogni forma di vita esistente. Non essendo catastrofista per carattere, ho deciso di approfondire l’argomento e, casualmente, pochi giorni fa ho ricevuto anche un’email dal mio hosting provider che se la tirava perché tutti i siti da loro ospitati “sono certificati dalla Green Web Foundation in quanto ospitati in un’infrastruttura ad alta sostenibilità” con tanto di grosso smile verde.


Approfondendo ho scoperto che molti siti tra i più utilizzati sono già “green”. Il risultato “green” significa che lo spazio web dove è sistemato il vostro dominio (bestack.com, per dirne uno) è alimentato da fonti energetiche rinnovabili, laddove, con spazio web, si intende un computer (per meglio dire un server) all’interno di un data center, un edificio dove fisicamente i vari computer sono accesi e in rete. Tanti data center sparsi per il mondo ma iperconnessi ci danno la possibilità oggi di vivere la rivoluzione digitale, rendendo ogni dispositivo (un nodo di questa rete globale) capace di percorrerla tutta in tempi molto brevi. Una rete che oggi collega oltre 4 miliardi di utenti ma che rilascia, secondo la stima del Montreal Institute for Learning Algorithms riportato da La Repubblica, oltre 1,85 miliardi di tonnellate di CO2 all’anno. Per capirci una quantità equivalente che consentirebbe di occupare, in un’ipotetica classifica di emissioni per Paese, il non tanto ambito quarto posto, dopo l’India e prima del Giappone.

La sostenibilità oggi è quindi motivo, volente o nolente, di scelta. Quando frequentavo le scuole elementari ricordo che si cominciò a parlare di inquinamento e venne imposto il sistema delle targhe alterne. Nelle famiglie con due auto diventava importante averne una pari e una dispari per potersi garantire il normale spostamento, successivamente si sono imposti blocchi del traffico, bollini blu e la graduatoria degli Euro X, di fatto segmentando l’offerta e dando un valore aggiunto ai mezzi più moderni dal punto di vista tecnologico e meno impattanti (discorso che non si limita al trasporto leggero, basti pensare alle classi energetiche delle case, dei nuovi elettrodomestici o all’evoluzione di dimensioni dei PC, delle batterie e del timing di ricarica delle stesse).

Ma come fa allora Google a definirsi “Carbon neutral dal 2007”? Non consuma energia? Lo fa eccome, ma è l’azienda che più acquista energia rinnovabile al mondo e che investe in obbligazioni sostenibili, tanto da dichiarare di aver compensato l’impatto di CO2 addirittura degli anni dal 1998 al 2006. Rassicuriamo subito sul fatto che big G non ha intrapreso queste scelte per doveri normativi. Nessuna legge in proposito, solo libera iniziativa innovativa e differenziante. Qualcuno potrebbe chiedersi, era così necessario? Non hanno un concorrente diretto da cui distinguersi, quindi perché farlo? Forse perchè per essere sempre competitivi occorre, per esempio, migliorare la propria reputazione. Google infatti non è l’unico colosso ad essersi attivato in termini di sostenibilità, si vedano le flotte elettriche di Amazon o (non si vedano) i tanto discussi caricabatterie dei nuovi iPhone.

L’orientamento alla sostenibilità è una costante che progressivamente sta colonizzando tutti gli ambiti aziendali e sociali, quindi la domanda non è più “se”, ma “chi, quando e in che modo”. In quest’ottica primeggerà chi saprà interpretarla al meglio, declinarla con più profitto sui propri processi e chi surferà sulle opportunità differenzianti, prima di tutto di reputazione, piuttosto che rimanere schiacciato dall’onda di ciò che a seguire diventerà un obbligo per tutti. Per il packaging significa implementazioni di processi e fattori di produzione green, più informazione su cosa si fa e etichette volontarie, perché evidentemente la sostenibilità è il piano su cui costruire la reputazione, perché per questo lo chiederà domani il mercato e non perché ti obbliga il legislatore.

La svolta green in informatica non solo è necessaria ma conveniente, si pensi il costo di un dispositivo oggi e di un dispositivo in passato. Per l’hosting noi ci stiamo dando da fare, non si sa mai che i motori di ricerca decidano di indicizzare meglio i siti green come già capitato con la sicurezza informatica!

P.S.: Qua potete testare il vostro sito e ricevere la patch da mostrare sul vostro sito, Stay tuned!