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Gelate, speriamo non sia un déja vu!

25/03/2021
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Torna il maltempo e le temperature vanno sotto zero mettendo a rischio la frutta estiva 2021, ma prima di allarmarci incrociamo le dita per qualche altro giorno

di Claudio Dall'Agata

Per tutti il 2020 sarà l’anno della pandemia, che fra l’altro rischia di caratterizzare anche tutto il 2021. Per l’agricoltura italiana e in particolare l’ortofrutticoltura il 2020, oltre a ciò, è stato anche l’anno delle gelate primaverili di fine marzo che hanno falcidiato specie in Emilia Romagna le produzioni di frutta estiva, per le quali si sono registrate a consuntivo perdite per l’80% di prodotto. Guardando l’andamento climatico di questi ultimi giorni verrebbe da dire: “Anche quest’anno?”.

Tutte le principali testate giornalistiche specializzate hanno raccontato gli impatti del meteo di questi ultimi giorni sugli alberi da frutto in campagna. Infatti è risuccesso. Le prime gelate sono arrivate nella notte di domenica 7 e lunedì 8 nel veronese, quando le temperature sono scese fino a meno 5 gradi. Il timore è soprattutto per gli albicocchi che per il 30% sono già in fiore. La settimana dopo in Emilia Romagna, secondo quanto dichiarato da Fabio Pesci di Condifesa Ravenna, le temperature minime sono scese sotto lo zero termico un po’ dappertutto. Le minime in assoluto più basse si sono registrate nelle zone dell’entroterra che vanno alla pianura ravennate fino ad Imola, ma l’abbassamento termico ha riguardato anche l’Emilia, con temperature minime di -3,8° C a Carpi, -6° C a Pavullo del Frignano, nell’Appennino modenese, e di -2,8° C nel ferrarese.

Il ciclo non si è esaurito e nelle notti di mercoledì 17, giovedì 18 e venerdì 19 le temperature si sono nuovamente inabissate. In alcune aree gli impianti di susine hanno danni del 60% fino ai due metri di altezza e i timori hanno preceduto tutto il weekend appena trascorso e i primi giorni di questa settimana, nelle cui notti le temperature sono nuovamente scese sotto lo zero. Le previsioni fino Pasqua però rassicurano, anzi al sud le ultime notizie parlano di sovrapproduzione che richiederà diradamenti corposi.

Sperando quindi che le temperature si rialzino tornando nella media stagionale, un calcolo puntuale dei danni potrà essere fatto solo più avanti per coltura, varietà e territorio, ma il danno rischia di essere rilevante, seppur non delle dimensioni dello scorso anno nel quale, ad esempio, la produzione di albicocche in Emilia Romagna fu di fatto azzerata. Cercando di vedere il lato positivo le temperature rigide hanno di fatto portato a un diradamento naturale, che pur non sostituendo l’intervento umano potrebbe in ogni caso innalzare qualità e calibri della produzione.

Insomma è il tempo ancora di tenere le dita incrociate ma non di disperare, anche perché, come ci confermano alcuni operatori del settore, il rischio è di creare un effetto controproducente che invita la GDO e gli altri operatori di mercato, nel timore di avere meno quantità di prodotto rispetto a quanto pianificato, a iniziare a cercare areali di produzione alternativi per compensare eventuali contrazioni nelle produzioni italiane. Anche no!