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Come restituire le “braccia rubate” all’agricoltura?

25/03/2021
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Ecco come un’informazione più efficace, maggiore visibilità valoriale su opportunità e ritorni, fino a una formazione specifica potrebbero incrementare la reputazione del settore agricolo e canalizzare le risorse umane in futuro

di Enrico Montaguti

Avendo 27 anni, il mio atteggiamento di fronte a situazioni che non comprendo è interrogare il web o chi ha maggiore esperienza di me. Nella fattispecie il grande dubbio della settimana nasce dal malcontento dei produttori agricoli per la difficoltà nel reperire forza lavoro all’interno di un settore che lamenta anche scarsità di manodopera specializzata o di corsi specifici dedicati a mansioni cruciali, spesso mansioni che stanno diventando l’elemento differenziante tra chi intende l’agricoltura come quella degli anni 2000 e quella odierna. Un appunto: parlare di anni 2000 non significa parlare di ieri, ma di 20 anni fa.

Ricordo che i miei coetanei, compiuti i 16 anni, si attivarono per impiegare i mesi estivi presso le aziende agricole del territorio (Romagna) e non tutti riuscirono ad essere accolti tra pesche e vendemmia. Scoprire dopo 10 anni che le stesse aziende si lamentano della mancanza di addetti mi fa riflettere. Quali tentativi vengono fatti per avvicinare queste risorse nel 2021, a fronte di una disoccupazione crescente?

Una delle prime risposte che mi propone il web me la fornisce la CIA (ovviamente non mi riferisco all’intelligence americana ma alla Confederazione Italiana Agricoltori) attraverso un sito web dedicato. Penso: “Figo, un contatto digitale con le persone che può essere facilmente condiviso e trasmettere a chiunque informazioni utili, magari anche in più lingue!”. E invece no. Il sito è totalmente privo di informazioni, ti invita a compilare (che tu sia un’azienda o un aspirante lavoratore) il classico form di raccolta dei dati anagrafici che verosimilmente arriverà ad un indirizzo email. Solo in Italiano. Pieno di domande e senza nessuna risposta.

Un po' allucinato e impreparato sulla CIA mi informo anche su questa. Il sito è perfetto: ricco di appuntamenti nonostante la situazione di emergenza, CIA è inoltre presente su tutti i social, Telegram compreso, quindi è capace di un’omnicanalità di cui si è molto parlato per la distribuzione, ma che sta diventando propria anche dei servizi alle aziende. Questa omnicanalità potrebbe essere sfruttata per un filo diretto così delicato come la ricerca di cavalli per il motore dell’agricoltura italiana, eppure non pare essere un tema prioritario dalla visibilità data a questa criticità. Il portale dedicato al recruiting è tra l’altro molto nascosto anche nella home di CIA (fateci sapere quanti click o secondi impiegate a trovarlo! https://www.cia.it/).

Non sto additando CIA di non dare rilievo al problema (neanche Coldiretti ha uno spazio dedicato a questo nella homepage o nei propri canali social), ma rifletto su come possa un inattivo o disoccupato interessarsi o scoprire l’opportunità. Aprirsi al web con condizioni trasparenti su cui fondare contratti di tirocinio o apprendistato (piuttosto che contratti a tempo) con possibili interessati credo possa essere uno strumento migliorativo della percezione del settore, per non lasciare che il lavoro presso le aziende agricole sia considerata l’ultima spiaggia.

Dal problema nei campi si passa poi al discorso dei percorsi formativi e della carenza di manodopera specializzata. Un coetaneo laureato in acquacoltura a Rimini, dopo non aver ricevuto riscontri da colloqui sul territorio, è stato “pescato” per un contratto di tirocinio in Valle d’Aosta. Vogliamo dire che l’agricoltura è un settore meno presidiato dagli studenti rispetto all’acquacoltura? Non converrebbe allora plasmare il professionista perfetto direttamente presso le associazioni di categoria, magari pescando tra i 2mln di disoccupati presenti in Italia attraverso formazioni on the job? Magari risparmiando sulle agenzie interinali e creando un diverso grado di appartenenza e consapevolezza alla risorsa? Quanto costa o quanto vale una risorsa affidabile? Sennò rimane una sfida al ribasso, il prezzo al Kg del pomodoro come quello di un operaio.