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Materie prime, a breve un destino in salita, e poi?

24/03/2021
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di Claudio Dall'Agata

In principio fu il Sole. Qui stiamo parlando del Sole 24 Ore, si intende, e di ciò di cui si parla molto più apertamente dal 17 marzo scorso, quando si è tolto il velo sull’incremento dei costi delle materie prime, tema caldo da mesi per gli addetti ai lavori, diventato nei primi mesi dell’anno decisamente torrido tanto da trovare sbocco sull’opinione pubblica. Noi stessi siamo stati sentiti in un'intervista pubblicata venerdì 19 marzo sulle colonne di Italiafruit News. Lasciandovi libertà e curiosità di leggere quanto già dichiarato, in queste righe tentiamo di fare un ragionamento più ampio tenendo conto di alcuni elementi che impattano poi sui mercati, non solo il nostro.

Punto primo, alcune economie sono già ripartite o almeno hanno scommesso con forza su una ripartenza a breve, specie quelle anglosassoni, forti di percentuali di vaccinati più corpose e promesse di investimenti mastodontici da parte dei Governi dei Paesi. Secondo, la transazione ecologica è una priorità dichiarata e rinnovata da tutti, USA compresi con l’arrivo di Biden, ma al contempo chiave e motivazione di indirizzo per giustificare nuovi investimenti, chiaramente finanziabili in nome della sostenibilità. Per tutto questo servono progetti per smantellare e ricostruire: da qui le prime impennate delle materie prime dall’estate precedente. A tutto questo si aggiunge la lente di ingrandimento dei mercati finanziari. I gestori sanno che i trend di mercato descrivono ciò che è già successo e non ciò che sta per succedere. Che le economie ripartiranno a breve lo dicono le performance dei mercati finanziari di questi primi mesi del 2021. In tutto questo impattano gli enormi piani di rilancio degli Stati: i famosi 1900 miliardi degli USA, che gli analisti stimano superiori di ben quattro volte la capacità produttiva inespressa del Paese, e il ben noto Recovery in Europa, per progetti innovativi sempre orientati, per almeno un terzo, alla transazione ecologica.

Tanti soldi quindi rischiano di alzare le onde dei tassi, cosa che però non succederà fino a quando FED e BCE non abbandoneranno le politiche di contenimento dei tassi anche in caso di inflazione, che comincia a raggiungere il 2%. Per tutti questi fattori le tendenze rialziste delle materie prime, carta compresa, non sono destinate nel breve a rallentare; sarebbe auspicabile che quanto meno si stabilizzassero, posto che una contrazione a breve appare del tutto illusoria.

Il tutto in uno scenario di consumo dove prevale la propensione al risparmio, che da un lato fortunatamente trattiene ipotesi inflattive, ma che al contempo stenta a far crescere i consumi. Nella decima settimana dell'anno, tra l'8 e il 14 marzo, le vendite a valore in GDO sono crollate del 6,36%. È la quarta settimana negativa di contrazione rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Un dato che porta l'andamento complessivo di inizio 2021 a un +0,12%. In poco meno di un mese è stato bruciato tutto il vantaggio accumulato inizialmente grazie a un gennaio in cui i carrelli erano stati riempiti a volontà. In questo scenario la strada del retail è tutta spostata nel contrastare il trend negativo puntando sulla convenienza e sulla pressione promozionale e quindi sul contenimento dei prezzi di acquisto, che mina la sostenibilità economica per la produzione.

Se il mercato delle materie prime è questo - e il rischio che lo diventi sempre più aumenta - una sola riflessione. Occorre smarcarsi quanto prima sviluppando imballaggi a maggior valore aggiunto in termini di servizio e distintività di prodotto, cioè anche a maggior costo, purché l’incremento di valore garantito dal beneficio per clienti e consumatore finale sia più che proporzionale. Se alla produzione è richiesto uno scatto di approccio strategico, lo è altrettanto per chi fa scatole e imballaggi, nel senso che il costo dei fattori di produzione è certamente uno zoccolo difficilmente limabile in assoluto e svincolabile nel breve periodo. Per farlo occorre appunto aggiungere funzioni d’uso e valori a ciò che si trasforma e si produce. Qualcuno si chiede dei costi e dei materiali delle confezioni di Ferrero Rocher? Forse sì, dopo la certezza della bontà del prodotto e della sua riconoscibilità.