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Quando la Cina diventa paladina della lotta alla contraffazione del packaging

17/02/2021
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La Corte del Popolo di Shangai ha riconosciuto l’alta reputazione del vaso delle amarene Fabbri ai sensi della legge sulla concorrenza sleale e ha deciso di mettere al bando le riproduzioni dell’iconico packaging in ceramica dell’azienda bolognese.

di Enrico Montaguti

Ultimamente, quando si è in procinto di fare un acquisto, ci si trova come in farmacia, dove si chiede un’aspirina e ti propongono la Bayer e un paio di generici. A te interessa far passare il mal di testa e non acuirlo, quindi prendi su e porti a casa.

Cosa scegli? Generalmente si ha una linea precisa, quella del “ti ho chiesto un’aspirina, l’aspirina è della Bayer, voglio quella” oppure “l’importante è che faccia passare l’emicrania, quale costa meno?”. Non vogliamo entrare nel merito della scelta che premia una storia, dei valori o della fidelizzazione verso un prodotto perché già provato (originale o generico che sia), ma parlare di una buona notizia che arriva dalla Cina.

Il fatto riguarda le iconiche amarene Fabbri, che tornano a fare parlare di sé nel 2021 e ci servono un assist meraviglioso, come direbbe Fabio Caressa, per parlare di packaging. Non solo per i farmaci, infatti, esistono prodotti emulati e non sempre i prodotti alternativi sono di qualità inferiore, anzi, si pensi alla crema Novi con il 45% di nocciola o alla crema spalmabile Pan di Stelle rispetto a Nutella, ma spesso è così e, oxfordianamente, chiamiamo le emulazioni “tarocchi” o “cinesate”. Ovviamente lo facciamo senza voler sminuire “arance o mandarini”, ma è evidente che nel 2021, soprattutto nel caso dell’elettronica di consumo e negli hard discount, troviamo un po’ troppi prodotti che si appropriano di idee e ricette iconiche, confondendo il consumatore come nella caverna Platonica.

Sull’onda lunga del successo economico che stanno avendo i prodotti “generici”, alcune marche stanno spavaldamente appropriandosi anche di stilemi propri del brand, a cui già devono l’ingresso sul mercato, e questa cosa non sempre rimane impunita. E così la Cina ha riconosciuto all’azienda bolognese Fabbri l’iconicità del suo packaging ceramico, in particolare attraverso la Corte del Popolo di Shangai, che eleva la reputazione del vaso Fabbri attribuendogli un ineguagliabile elemento distintivo e differenziante, tanto da essere tutelato ai sensi della legge sulla concorrenza sleale.

Va detto che il secolare vaso Fabbri era già salito alle luci della ribalta nel 2019 grazie al MoMA di New York (probabilmente uno dei primi “influencer” con accezione moderna, il museo lancia o omaggia dal 1930 le maggiori opere d’arte contemporanea dedicando largo spazio anche a temporanee in cui hanno sfilati oggetti di design industriale e arte pop) che lo celebrò insieme ad altri 150 oggetti iconici rigorosamente “made in Italy”.

Il vaso Fabbri ci ha stimolato la riflessione ma, senza ripeterci sulla Nutella, riconosciamo facilmente la bottiglietta del Campari, della Coca-Cola ma anche il cartonato tubo delle Pringles, tutti design che ci danno sicurezza, packaging che hanno già di per sé un’identità, prima ancora che sia visualizzato il brand, in un periodo in cui marchi simili hanno penetrato gli scaffali e che sfruttano spesso la metonimia del pack per essere preferiti (oltre a un prezzo diverso). Che mondo sarebbe… senza i packaging iconici? Sarebbe sufficiente lo slogan?