Tu sei qui

L’Italia contro lo spreco alimentare al G20: Cosa può fare il packaging?

15/02/2021
-
news

Il 2020 è stato un anno complesso in cui l’Italia ha mostrato di aver intrapreso un percorso di abbattimento del Food Waste, ma ancora tanto si può fare come sistema Paese. Paese che nel 2021 ospiterà diversi eventi internazionali, quali il G20, e attraverso il Recovery Food e la presidenza del G20 avrà occasione di portare programmi virtuosi esemplari. Ecco cosa possiamo fare come produttori di packaging.

di Enrico Montaguti

Lo scorso 5 febbraio si è celebrata la giornata nazionale dedicata alla prevenzione dello spreco alimentare, l’ottava edizione di una rassegna che sta acquisendo sempre più attenzione non solo mediatica. Sono tanti infatti gli ospiti di Andrea Segrè, fondatore di Last Minute Market, progetto nato da una visionaria idea di un gruppo di lavoro e di ricerca nel 1998 e diventato di caratura internazionale nel 2020 con l’Osservatorio Waste Watcher.

Nell’anno del Covid Segrè e i suoi ospiti hanno voluto marcare l’attenzione su un problema non posticipabile, nei confronti del quale possiamo giocare un ruolo fondamentale come sistema Paese. A causa dell’emergenza sanitaria, il problema etico ed economico che ci vede tutti responsabili si è reso ulteriormente attuale, poiché non fa solo da contraltare alla denutrizione dei Paesi africani, ma anche al crescente tasso di povertà delle famiglie italiane.

In un anno come questo abbiamo buttato nella spazzatura “solo” 27 kg di cibo a testa, 3,6 Kg in meno rispetto all’anno precedente, salvando quindi oltre 200.000 tonnellate di cibo. Un dato che indica che una strada è già stata imboccata per ragioni etiche o economiche dagli italiani, ma la bonifica rimane ancora lontana. Il Food Waste domestico italiano vale ancora oltre 6 mld e 400mln di euro, a cui se ne aggiungono 3,5 mld tra quanto non conferito o raccolto dalle aziende agricole e lo scarto industriale o della GDO: in peso significa oltre 3,6 mln di tonnellate di cibo sprecato. Tra gli alimenti che gli intervistati dichiarano di sprecare con maggiore frequenza c’è la frutta (37%) seguita dalla verdura (28%) e dall’insalata (21%).

Così gli analisti si sono interrogati sul motivo dello spreco e la maggior parte degli intervistati ha attribuito le ragioni alla dimenticanza della scadenza, per cui il prodotto si deteriora o si scarta (46%). Per i prodotti freschi il 42% sostiene che in fase di acquisto il cibo fosse già sull’orlo della deperibilità, oppure già vecchio per il 31%, ma c’è anche chi ammette di comprare troppo (29%) o aver calcolato male l’effettivo bisogno di cibo (28%). Si tratta di comportamenti spesso inconsapevoli o inavvertiti per cui il sentiment di dare un pessimo esempio alle nuove generazioni è sentito (84%); l’80% del panel pensa al food waste come uno spreco di risorse vitali e il 77% è preoccupato per le conseguenze in termini di impatto ambientale e inquinamento.

La responsabilità ambientale è emersa spesso dalle indagini 2020 che abbiamo letto, così il consumatore diventa attore di buone pratiche quali la propensione alla raccolta differenziata (92%) e ad evitare la plastica monouso (89%). Dal loro canto gli imballaggi dovrebbero facilitare il comportamento etico del consumatore responsabile.

Purtroppo il consumatore non sempre trova quello che si aspetta nell’imballaggio. Le sue aspettative sono essere informato circa la scadenza (57%), le modalità di conservazione del prodotto (43%), ma anche di ricevere indicazioni per la raccolta differenziata e l’impronta ambientale del pack (entrambe al 28%).

La dimensione internazionale dell’Osservatorio Waste Watcher del professor Segrè consente inoltre di presentare un programma di “Recovery Food”, forzatura lessicale che strizza l’occhio al ben più conosciuto Recovery Fund, per il rilancio dell’Europa nell’ottica degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dettati dall’ONU per il 2030. Tra questi obiettivi c’è proprio il dimezzamento del Food Waste e, su indicazione delle Nazioni Unite, il 29 settembre 2021 si terrà la Giornata internazionale sulla consapevolezza sugli sprechi e le perdite alimentari.

Il 29 settembre sarà l’apertura di una ricca agenda di appuntamenti internazionali svolti sul territorio italiano. Infatti in quei giorni Milano ospiterà la Pre-COP26 (dal 28 settembre al 2 ottobre), una tavola rotonda a cui siederanno due rappresentanti under 30 provenienti dai 196 Paesi ratificatori della Convenzione quadro ONU sui cambiamenti climatici (UNFCCC). Il summit vuole raccogliere e mettere a sistema idee attraverso cui elaborare proposte concrete per la COP 26, la 26esima Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici che si terrà a Novembre a Glasgow.

Recovery Food sarà proposto a Milano durante la Pre-COP calcando il trinomio delle priorità -People, Planet e Prosperity - del G20, tra l’altro sotto la presidenza che è italiana dal dicembre scorso.

Ancora dubbi su cosa ci aspetta nei prossimi cinque anni per il food packaging?