Tu sei qui

Che si vede dalla coffa? Più informazioni ambientali sugli imballaggi
14/01/2021
-
news

di Claudio Dall’Agata

 

Il tema della sostenibilità non è particolarmente nuovo, ma è certamente sempre più attuale. Opinion leader e analisti economico-sociali hanno certificato che la sostenibilità ha resistito meglio di tutte le altre priorità della vecchia normalità alla tempesta generata dal Covid-19. Si poteva immaginare che l’emergenza pandemica le affondasse tutte, invece oggi la sostenibilità è prepotentemente uno dei capisaldi di tutte le strategie di medio termine dei soggetti economici e istituzionali. Posto quindi che è un must, oggi più che mai, il punto è come interpretarla per farsi trovare pronti nelle condizioni di mare competitivo che ci attendono tra qualche tempo. Quindi occorre capire quali e dove sono le colonne d’Ercole che sarà strategico superare e comprendere le condizioni future di navigazione e da cosa esse sono determinate.

Nel XV secolo, quando si salpava alla ricerca del nuovo mondo, il comandante di galeone, nella speranza di vedere profilarsi una riva sconosciuta all’orizzonte, si affidava alle vedette e a ciò che potevano vedere dalla coffa, il cestello di legno agganciato sulla vetta dell’albero maestro. Era poi il modo migliore per scorgere da un punto privilegiato le condizioni meteo, e quindi di mare, che si sarebbero succedute di lì a breve e quindi per avere elementi per scegliere andature e rotta. Le vedette di oggi sono, certamente in parte, le analisi di mercato che pescano i nostri comportamenti nel mare dei big data e ci profilano in base alle nostre abitudini di consumo. Intelligenze artificiali sempre più sofisticate attraverso algoritmi altrettanto complessi e articolati consentono di indirizzare e quindi anticipare i nostri prossimi desideri, interessi e quindi consumi. Ci sono poi media e informazione, null’altro che specchio plastico della realtà che riflettono, che indagano e approfondiscono i temi che, per sensibilità, preparazione e competenza, ritengono essere interessanti per il proprio target abituale di ascolto e sulla base dei quali, a loro volta, si differenziano e autodeterminano. È un fatto poi che il giornalismo di approfondimento ed inchiesta sia la polena dell’informazione contemporanea nel mare di fake news, infinite fonti, testate, blog, social e canali che ci circondano.

Personalmente quindi mi fa riflettere, e al contempo mi ispira, sentire parlare i media generalisti della necessità di “individuare metriche e standard condivise per misurare la sostenibilità” nei processi produttivi per il loro costante miglioramento, così come dell’esigenza di disporre in un futuro prossimo della “dichiarazione, oltre che del consumo, delle fonti energetiche” per realizzare i prodotti di uso quotidiano che acquistiamo. A maggior ragione se chi parla è, nel suo dataroom settimanale, Milena Gabanelli, la giornalista d’inchiesta per definizione in Italia; ancor più se lo fa durante un TG serale di fronte a 1,5 milioni di telespettatori, in una finestra di ben 7 minuti.

È trascurabile o dobbiamo stupirci? Abbiamo mai pensato se ci è capitato, all’interno di un supermercato, di soffermarci di fronte a una gondola refrigerata a ponderare l’acquisto di una marca di fiocchi di latte piuttosto che di un’altra in base all’apporto calorico dichiarato in confezione? Onestamente? A me non è ancora successo, ma lo sto vedendo fare sempre più spesso e la prossima volta lo farò anche io. Questo accade se ci sono due elementi fondamentali. Il primo è quanto è sentito l’argomento: il salutismo e il mantenimento della linea al giorno d’oggi sono certamente tra i temi più sentiti dai consumatori. Il secondo: quanta cultura c’è sul merito e cioè quanto è diffusa la capacità di comprendere un dato calorico e le sue conseguenze. Anche in questo caso parliamo di un fenomeno in crescita di pari passo. Quindi in sostanza approfondire è proprio di ciò che ci interessa. E il punto è che un’informazione puntuale in termini ambientali ci interesserà sempre di più.

E tutto questo, parlando di imballaggi? L’indicazione del materiale per una corretta raccolta differenziata da stampare sulle confezioni previste dal decreto 116 del settembre 2020, dopo il posticipo, diventerà obbligo per gli imballaggi primari al 31/12/2021, anche se oggi i più attenti usano già queste informazioni perché lo vuole il consumatore. Poi a breve sarà il turno dell’applicazione al largo consumo della PEF (l’impronta ambientale dei prodotti - Product Environmental Footprint) definita in sede europea già per alcuni prodotti. La PEF nasce dall’idea che le imprese che vantano le caratteristiche ecologiche dei loro prodotti dovrebbero essere in grado di dimostrarle sulla base di una metodologia standard che ne valuti l'impatto sull'ambiente attraverso una codifica uniforme e riconosciuta.

Che la Gabanelli ne abbia già sentito parlare? Magari in un futuro non tanto lontano assisteremo a consumatori che nel supermercato sostano davanti ai prodotti e scelgono quello in base ai dati di PEF stampati sulla confezione del prodotto. Nel caso prepariamoci.

 

Approfondimento:

https://tg.la7.it/cultura-e-societa/gabanelli-il-traffico-sulla-rete-%C3%A8-davvero-una-fonte-di-inquinamento-11-01-2021-157127