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Le ombre dell’ortofrutta con le luci dei nostri “Jack Ma”
24/11/2020
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news

di Claudio Dall’Agata

 

Mentre in Italia ci lecchiamo le ferite per gli espianti e ci rendiamo sempre più conto che la priorità assoluta per migliorare la competitività della nostra offerta commerciale ortofrutticola è ripartire dalla produzione, mentre ci interroghiamo su come far recuperare quote alle nostre esportazioni, mentre vediamo costantemente crescere i volumi in export della Spagna, così come annualmente invochiamo il recupero della curva dei consumi, il potenziale, ancora inespresso, della filiera ortofrutticola a livello internazionale è confermato da chi proprio non ti aspetteresti. Prima delle luci parliamo delle nostre ombre.

La frutticoltura italiana viene da anni di congiunture sfavorevoli dal punto di vista produttivo, che, dopo aver colpito il nord il Italia, hanno caratterizzato via via anche le produzioni meridionali, colpendo quelle più esposte al vento della competizione internazionale, che hanno faticato a tirarsi fuori dalle sabbie mobili delle commodities e che hanno faticato a garantire redditi minimi ai produttori. Risultato? Si diceva espianti, riduzione delle superfici coltivate e delle produzioni e con esse minori masse critiche per affrontare con continuità mercati sempre più grandi ed esigenti.  E in futuro la curva non sembra cambiare. Ma partiamo dalle serie storiche.

I dati Istat delle superfici in produzione delle principali coltivazioni legnose dal 2010 al 2020 evidenziano una sostanziale invarianza per mele e arance, rispettivamente +0,4% e +0,3%, un’ecatombe per pere (-12,7%) e pesche e nettarine (-9,8%) e una crescita del + 5,8% per le albicocche. A questo si aggiunga che le prospettive per gli impianti in produzione da oggi al 2022, sulla base dei catasti disponibili, dipingono per coltura tendenze coerenti con le serie storiche precedenti.

In questo quadro di scenario ci sono poi modalità produttive che sembrano aver imboccato un’autostrada chiara e definita che consente loro di viaggiare, per fatturati e investimenti, a velocità sostenute. È il caso delle serre tecnologiche dove si producono prodotti in ambiente asettico e costanti 365 giorni all’anno, che consentono di ottenere produzioni standard nel tempo e di elevata qualità. Chi ha scelto questa strada? Si pensi a Gandini e Fri-el Greenhouse: la loro scommessa vede crescere reputazione e conseguentemente quote di mercato, tanto che entrambi stanno pianificando di realizzare altri significativi impianti con la stessa tecnologia

Non deve quindi stupire, per tornare a noi, che, anche se apparentemente ci siano colture in Paesi come l’Italia che sembrano ritrarsi dalla produzione ortofrutticola, ci siano anche imprenditori che invece cominciano a guardare a questa filiera con occhi molto interessati.

Il 10 ottobre Jack Ma, fondatore ed ex amministratore delegato di Alibaba Group, ha visitato la più grande serra in Asia che utilizza Intelligenza Artificiale (AI). Il motivo della visita? Secondo Jack Ma "La serricoltura cinese, come industria, si trova in una fase simile a quella che ha attraversato Internet nel 2002. Ci sono sviluppi che sconvolgono l'industria. C'è un enorme potenziale di crescita in questo settore, ma solo se si farà affidamento su competenza e tecnologia".

Se così si orienterà la produzione a cascata, i sistemi di confezionamento da un lato dovranno essere sempre più coerenti per innovazione tecnologica, e dall’altro avranno un ruolo crescente nel favorire la prossimità con il consumatore finale. In ortofrutta cresceranno dei piccoli Jack Ma?

 

Altre Fonti

https://www.freshplaza.it/article/9269700/il-fondatore-di-alibaba-group-visita-la-piu-grande-serra-a-intelligenza-artificiale-in-asia/