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Macchine per imballaggi: tre scenari per la ripresa

03/05/2020
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La ripartenza dopo il Covid-19 è una priorità economica e sociale, quanto mai imprescindibile per le società e le comunità moderne, soprattutto dopo una crisi senza precedenti. L’attività del settore privato in Italia ha registrato nei mesi di febbraio e di marzo una contrazione record, anche se asimmetrica a seconda dei comparti. Il fatturato della ristorazione e del turismo è in caduta libera con contrazioni dell’ordine dell’80% o 90%, ma anche la produzione industriale è fortemente colpita. Inoltre, l’economia cinese è ancora paralizzata dalle misure sanitarie e l’eurozona sta entrando in recessione. In questo fosco quadro è importante elaborare una strategia per affrontare le difficoltà e arrivare indenni fino alla ripresa. Per capire come, può essere utile riavvolgere la storia.

Ogni crisi possiede una sua specificità, ma è utile riconsiderare le precedenti per chiarirsi le idee. A titolo esemplificativo, la crisi del 2009 per i costruttori di macchine per l’imballaggio fu intensa ma breve e, soprattutto, seguita da una rapida ripresa. In totale, durò nove trimestri cominciando nel IV trimestre 2008 per tornare ai livelli precrisi nel IV trimestre 2010. Tra il picco pre-crisi e il momento di massima contrazione, la diminuzione del fatturato fu dell’ordine del 16%. Fortunatamente la ripresa permise di tornare ai livelli precrisi in soli tre trimestri. A titolo di paragone, i costruttori di macchine utensili attraversarono una crisi molto più intensa (–40% di fatturato) e durevole (13 trimestri). In particolare, si trovarono a gestire una ripresa molto più lenta e dovettero attendere 7 trimestri prima di tornare al livello pre-crisi, ovvero fino al I trimestre 2012.  Questa differenza si spiega con la dinamica dei ‘settori cliente’. Infatti, la crisi del 2009 colpì meno i consumi di beni non durevoli (alimentare, bevande, farmaceutico, ecc.) rispetto a quelli di beni durevoli (automobili, elettrodomestici, ecc.).  Nel complesso, il settore italiano delle macchine per l’imballaggio attraversò la crisi del 2009 praticamente indenne, salvo la chiusura di qualche impresa già in difficoltà. La crisi del 2009 non fu il fallimento della globalizzazione, ma il passaggio a una nuova fase di più intensa interdipendenza. Rispetto al periodo 2001-2008, dopo il 2009 si evidenzia un’accelerazione del processo di crescita e di internazionalizzazione. Tutti gli indicatori sono in aumento nel periodo 2010-2018 rispetto al 2001-2008. In particolare, si può notare come la crisi del 2009 non fu semplicemente un’interruzione di una tendenza positiva, ma l’occasione per un vero e proprio salto qualitativo. Inoltre le imprese italiane hanno preso delle misure per proteggersi contro l’instabilità del ciclo economico aumentando le riserve di liquidità. Si sono create così un “materasso” finanziario per far fronte ad un’eventuale nuova recessione. Prima del 2009 disponevano solo di mezzi finanziari sufficienti a coprire i costi per un mese, successivamente li hanno aumentati progressivamente. Nei bilanci 2018, gli ultimi disponibili, la liquidità disponibile è sufficiente a coprire i costi di due mesi, ovvero il doppio dei livelli pre-2009.

Applicando la stessa matrice analitica alla crisi odierna, che quadro ne otteniamo? Sono possibili tre scenari. Il primo scenario corrisponde a una crisi sostanzialmente simile a quella del 2009, ovvero intensa, ma breve e seguita da una veloce ripresa, dove il fatturato di settore dovrebbe ridursi di circa il 12% nel 2020 per poi ricominciare a salire nel 2021 ed essere quasi ritornato ai livelli precrisi alla fine dell’anno. La crisi sarebbe quindi terminata nel 2022 e il fatturato riprenderebbe a crescere secondo il ritmo del periodo 2010-2018 per arrivare a quasi 10 miliardi nel 2023. Questo primo scenario scommette sull’efficacia delle misure di confinamento dei principali Paesi e integra l’effetto congiunto dei massicci piani di rilancio e sostegno delle principali economie mondiali. Inoltre si suppone che, come durante la precedente crisi, i ‘settori cliente’ dei produttori di macchine per l’imballaggio (alimentare, bevande e farmaceutico) non sperimentino contrazioni durevoli dell’attività. Per memoria, nel 2009 il PIL italiano si era ridotto del 5,2%, quello mondiale dello 0,7%, mentre quello cinese era aumentato del 9,2%.

Il secondo scenario, peggiore del precedente, prevede una crisi prolungata e con ripresa lenta. In questa prospettiva, il fatturato dovrebbe contrarsi sia nel 2020 e nel 2021 con una diminuzione di quasi il 20% e poi ricominciare a crescere. Il ritorno ai livelli precrisi è previsto per il 2023. Questo scenario si basa sull’ipotesi che le principali economie mondiali impongano misure sanitarie costrittive per l’economia a seconda della diffusione del Covid-19 sul proprio territorio nazionale, ma che non possano tornare alla normalità fino alla scomparsa dell’epidemia a livello mondiale, pena una ricaduta. La durata del confinamento provocherà un impoverimento della popolazione a causa della perdita del reddito e un deterioramento della situazione finanziaria delle imprese che renderanno più difficile il ritorno alla crescita.

Il terzo scenario, il peggiore dei tre, prevede la trasformazione del Covid-19 in un’epidemia endemica, che imporrà, tutte le volte che si constata in un certo territorio una diffusione della malattia, la necessità di ridurre le attività economiche e le interazioni sociali. Le misure saranno interrotte una volta ridotta la diffusione della malattia, ma potranno venir introdotte di nuovo in un altro territorio e in un altro momento. L’economia mondiale diventerà così un territorio a macchia di leopardo, con aree confinate e aree non confinate in permanenza. Gli effetti macroeconomici di questa situazione saranno un aumento del risparmio a scopo cautelativo e una riduzione degli investimenti per mancanza di visibilità. Eccesso di risparmio e basso investimento sono gli ingredienti che possono portare l’economia mondiale dentro il tunnel di una depressione di lungo periodo. In questo contesto, il fatturato dei produttori italiani di macchine per l'imballaggio diminuirebbe fino al 2022, ovvero per tre anni di fila e poi stagnerebbe a -25% ovvero al livello del 2015.

Tra gli altri scenari, quello più probabile è il secondo. Il terzo, oltre che essere non auspicabile, è anche improbabile. Ci sono elevate probabilità di una definizione in un periodo più breve di un vaccino efficace contro il Covid-19 e ci si aspetta lo sviluppo negli infettati di un’immunità permanente. Sperando che la ripresa sia veloce come descritto nel primo scenario, è innegabile che questa volta la crisi attuale si annuncia più grave di quella del 2009, anche perché questa volta l’economia cinese è in recessione. In questa prospettiva, gli effetti sul settore italiano delle macchine automatiche saranno più forti. Su tali basi si possono evidenziare alcune linee di tendenza che influenzeranno il settore nei prossimi anni. Le crisi non sono incidenti di percorso, ma momenti di svolta. Come dopo il 2009, bisognerà ripensare l’organizzazione delle imprese, il modello produttivo, il tipo di offerta e le modalità di collaborazione delle imprese grandi, medie e piccole del settore.

Siamo all’inizio di una nuova fase della mondializzazione, con caratteristiche inedite. Come primo punto sarà necessario ripensare le catene globali del valore passando da un modello lineare a uno a rete. Fino a oggi si ragionava suddividendo i processi produttivi in diverse tappe, ognuna delle quali era idealmente da realizzare in un Paese differente a seconda dei vantaggi competitivi. Il limite del sistema era che il blocco di un Paese arrestava l’intera catena produttiva. A partire da domani si comincerà a diversificare geograficamente ogni tappa della catena del valore, in modo da poter compensare eventuali problemi di approvvigionamento. Si andrà, quindi, verso una nuova ondata mondiale di industrializzazione, che moltiplicherà i Paesi che partecipano al commercio mondiale per ogni settore industriale. Inoltre, la crisi sanitaria imporrà probabilmente di ripensare l’organizzazione delle imprese e i processi produttivi in modo da garantirne la perennità anche in un contesto di crisi. Si parla molto di telelavoro in queste settimane, ma nei prossimi anni si assisterà a un grande sviluppo dell’automazione, a un profondo ripensamento dei luoghi e dei modi di lavoro nell’industria. Queste saranno ragionevolmente delle trasformazioni che si svilupperanno nei prossimi 10/15 anni e che creeranno delle nuove opportunità di sviluppo per le imprese.

 

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