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Come si riposizioneranno i canali di vendita e quali sono gli impatti del gelo sulla frutta estiva?

18/04/2020
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Secondo Andrea Segré, docente universitario e presidente del Centro Agroalimentare di Bologna, “questa emergenza ci sta imponendo un corso accelerato di economia domestica”, perché per prima cosa “dobbiamo imparare a fare la lista della spesa” e “programmare i consumi domestici in funziona del numero dei pasti e dei componenti familiari”. Ma anche “leggere e capire le scadenze degli alimenti - sottolinea Segrè -, imparare come conservarli in dispensa e nel frigorifero, privilegiare frutta e verdura fresche che sono alla base della dieta mediterranea”. Tutti esempi, elencati da Segrè, che ci portano a pensare che, quando la pandemia sarà passata, la filiera ortofrutticola si troverà di fronte a un nuovo tipo di consumatore tutto da decifrare che, forse, sarà in grado di compiere scelte di acquisto con maggiore consapevolezza, in un mercato ortofrutticolo caratterizzato da variabili crescenti di breve e lungo termine, condizionate dai comportamenti di consumo, con ricadute sia nell’oggi sia in futuro.

Per esempio si sta rivitalizzando l’ingrosso. La settimana prima di Pasqua è stata esaltante, mentre ora si sta assistendo a un progressivo assestamento dei volumi. In GDO invece cresce la richiesta di prodotto confezionato, con buone premesse per le prime avvisaglie della campagna dei prodotti estivi. Il consumatore cerca già le prime pesche ed è disposto a pagarle anche 4,5 euro al chilo, anche se dal punto di vista produttivo la stima dei danni del gelo in campagna comincia a farsi più precisa.

Il settore frutticolo romagnolo, anche ieri, ha dovuto fare i conti con temperature notturne sottozero in molte zone di pianura, tra cui il Lughese (provincia di Ravenna) dove si sono registrate minime di -2,7 gradi centigradi. Dopo avere valutato gli effetti del gelo delle scorse settimane si stima che la perdita su nettarine, albicocche e susine sia dell’80%, dato che cresce più ci si sposta verso le zone collinari, dove i danni arrivano al 90%.

Invece per quanto riguarda le produzioni autunnali è ancora troppo presto per fornire percentuali pertinenti. Per le pomacee, il principale timore dei produttori è legato a possibili problemi sulla qualità dei frutti mentre per il kiwi la situazione è in continua evoluzione. Nelle colline faentine si è perso almeno il 50% della produzione di kiwi giallo. Ma sarà necessario aspettare la fioritura per stimare con precisione il danno da gelo. Anche per l’Hayward bisogna attendere la fioritura e vedere come sarà l’impollinazione. Per orala stima è che possa mancare il 30% di produzione di kiwi a polpa verde.

Salendo lo Stivale, in attesa della prossima raccolta, il mercato delle mele segna una riduzione degli stock del 25% rispetto allo scorso anno. È la fotografia scattata dal Consorzio Vog, che ha riscontrato una corsa ai rifornimenti nella fase iniziale dell’emergenza Covid-19, una successiva contrazione e, negli ultimi tempi, il “rientro nei ranghi”.

Fonti e approfondimenti