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Covid 19: consumi modificati e spinta al confezionato. Per quanto? E dopo? E gli Iper?

14/04/2020
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Com’è cambiata la spesa dei consumatori ai tempi del Covid19? L’Osservatorio di Stocard, il portafoglio digitale che consente di digitalizzare tutte le carte fedeltà nel proprio smartphone, nella sua ultima analisi ha rilevato che gli italiani in quarantena hanno radicalmente modificato le proprie abitudini di acquisto: non sono mai andati così spesso a fare la spesa dopo pranzo, o alla mattina presto, come in questi giorni. Stocard ha fotografato le spese dei cittadini in super e ipermercati tra il 23 e il 29 marzo, confrontandole con la settimana del 10-16 febbraio, prima dell’emergenza sanitaria. “Gli italiani hanno radicalmente cambiato le proprie abitudini di acquisto alimentare - spiega Valeria Santoro, country manager Stocard Italia -. Fino a un mese fa sarebbe stato impensabile andare al supermercato dopo pranzo, ma nella settimana analizzata, dal 23 al 29 marzo, registriamo picchi giornalieri di acquisto che, tra le 13 e le 16, superano anche del 78% gli acquisti della settimana pre Covid-19.

Non solo, il paradigma di analisi del comportamento del consumatore nel punto vendita non è cambiato solo dal punto di vista degli orari. Dalla fila alle casse alla fila fuori dal supermercato, dalla shopping experience al distanziamento sociale e alla minimizzazione di tempo in punto vendita, dalle promozioni alla scarsa attenzione ai prezzi, dal plastic free all’attenzione alla sanificazione dei materiali e alla salubrità dei prodotti, nuove dinamiche ora governano il momento della spesa. Tra i tanti effetti, tutto questo ha accelerato la preferenza verso prodotti confezionati. In tal senso è stata vincente la scelta di Alì Supermercati che sin dal 1980 ha un suo centro di confezionamento ortofrutta per differenziarsi dai vari competitor. La disponibilità di una struttura interna di confezionamento consente infatti di decidere quali prodotti confezionare in base alla stagionalità e alla richiesta dei consumatori. Nel complesso il gruppo Alì registra un aumento delle vendite nel mese di marzo del +20% e anche il reparto ortofrutta incrementa con questa percentuale, anche se il carrello della spesa si è notevolmente modificato a causa del rarefarsi della frequenza. Meno visite al supermercato e boom dello scontrino medio.

E infatti in quasi 4 case su 10 (38%) gli italiani approcciano la spesa alimentare come fatto epocale, grandi scorte per paura di future assenze di prodotto sugli scaffali o per le festività pasquali. Secondo Coldiretti la crescita è stata progressiva negli ultimi due mesi. A febbraio su base tendenziale l’aumento a valore della spesa alimentare è stato pari all’8,2%, dato che è cresciuto a marzo nel dettaglio tradizionale fino al 19% mentre le consegne a domicilio sono esplose con un balzo del 90%.

Ma questo è solo la punta dell’iceberg del cambiamento delle abitudini di consumo alimentare. Coop ha reso nota a inizio aprile i dati del monitoraggio Coop sui consumi in epoca coronavirus (24 febbraio-23 marzo 2020 che Albino Russo, direttore generale Ancc-Coop, sintetizza così. “La premessa è che gli italiani sono maestri nel fare la spesa, è una delle popolazioni più scientifiche nelle scelte. Bada al potere di acquisto, alla qualità dei cibi. Insomma, sono ottimi manager della spesa domestica e lo si è visto anche in questo frangente. Da subito hanno puntato i beni di prima ‘nuova necessità’, quelli da emergenza sanitaria, e hanno fatto scorta di beni indispensabili. Poi hanno fatto un ordinato processo di stock di beni da sostentamento per lungo periodo, non ingombranti. Fatto questo piccolo kit da bunker domestico e una volta in sicurezza, ora stanno tirando fuori le ricette della nonna, la tradizione a tavola, pane, pizza, dolci. Hanno cominciato, loro malgrado, ma con resilienza, ad adeguarsi alla situazione. Stanno trovando una dimensione domestica differente”.

Questo nelle prime cionque settimane dall’inizio della pandemia. “La previsione più probabile, ma non la più possibile - continua Russo - è che tutte le restrizioni sanitarie vengano chiuse entro un anno o qualcosa meno. Dipenderà dal raggiungimento di una immunità diffusa a livello mondiale e dalla creazione di un vaccino, previsto a gennaio 2021. È un periodo lungo, ma non lunghissimo. Dovremo valutare quali cicatrici lascerà nei rapporti internazionali e negli stili di vita personali. Ci sarà una perdurante attenzione ai temi di sanità e salute, una maggiore cautela nell'interazione sociale. Alcune persone scopriranno che in casa si può stare anche bene. Cresceranno smart working e smart learning. La crisi sanitaria porterà alla crisi economica, le stime sono pesanti. I divari sociali si faranno molto più ampi e vi sarà una fase di grave difficoltà per alcune fasce della popolazione. Da qui a fine anno gli italiani avranno più occasioni di consumo domestico, questo atteggiamento del restare un po' più in casa continuerà a lungo anche quando le restrizioni saranno affievolite. Contemporaneamente, immaginiamo una spesa più sobria ed essenziale. Oggi a parità di vendite abbiamo la metà degli scontrini”. Insomma se prima per il packaging la strada maestra era tracciata dall’idea di rispondere alle necessità da nuclei famigliari sempre più ristretti, fatti di retail ready pack, monodosi e confezioni da single, domani ci aspetterà un ritorno a confezioni famiglia tipiche delle maxi spese settimanali? Allora che ne sarà degli Iper, che sembravano spacciati…?

 

 

Fonti e approfondimenti