15 maggio 2012
Altro che 'Fast Food Nation': l'America è sempre più il Paese del mangiar sano. Ne è convinta Tracie McMillian, giornalista newyorchese: dopo aver lavorato nell’industria alimentare statunitense per due anni, ha pubblicato ‘Lo stile alimentare americano’, un libro che offre un ritratto sorprendente di come gli americani si rapportano al cibo. Nel 2001, Eric Schlosser pubblicò il bestseller ‘La nazione dei fast food’, un ritratto desolante che dipingeva gli Stati Uniti come la patria del cibo spazzatura. Il libro si apriva con l’immagine di un furgoncino della catena ‘Domino’s Pizza’ che attraversava tutti i punti di controllo supersofisticati della base militare dell’Air Force sulla Cheyenne Mountain, in Colorado, per consegnare una pizza. “Questo fatto è l’esemplificazione di come la cultura dei fast food pervade tutti gli Stati Uniti" aveva scritto Schlosser. “Guidate lungo una strada qualsiasi, passate per un aeroporto, una scuola, dei grandi magazzini o uno stadio: sul suolo americano non troverete un angolo senza un negozio che venda hamburger". Ma McMillan non è d’accordo con l’immagine presentata da Schlosser, che nel suo libro insisteva su come le famiglie americane più povere fossero quelle più propense a mangiare cibo spazzatura nei fast food, alimentando la piaga dell’obesità. McMillan cita in particolare uno studio di ‘Share Our Strength’, secondo cui l’85% delle 1.500 famiglie americane a basso reddito dichiara che mangiare in modo salutare è una priorità. “L’idea che solo le persone ricche e istruite si preoccupino di quello che mangiano si è diffusa non perché sia completamente vera: lo è solo in parte” ha scritto Mc Millan. “Il cibo più sano è anche più costoso, è vero. Ma bisogna andare cauti nel concludere che chi è più povero non si preoccupa di mangiare in modo sano". Conducendo la propria ricerca, McMillan è venuta a contatto con i destinatari del programma statale di assistenza per la nutrizione, che offre prodotti alimentari gratis a chi non può permettersi un sostentamento dignitoso. “I beneficiari del programma spesso guidano anche per più di venti chilometri per raggiungere il posto dove consegnano i prodotti migliori, e nelle loro liste della spesa ci sono nella maggioranza frutta e verdura” ha affermato l’autrice. McMillan si è detta d’accordo con Schlosser su molte cose, in particolare sulla necessità di analizzare in modo più approfondito l’approccio degli americani con il cibo. “Ma bisogna essere precisi e non fare errori grossolani, che restituiscono un’immagine distorta della realtà sociale americana” ha dichiarato McMillan. "Non bisogna dimenticare che secondo le statistiche del ‘Bureau of Labor’, i più poveri tra gli americani spendono più del 35% dei loro guadagni nel settore alimentare, contro l’8% degli appartenenti alle classi medio-alte”. (america24.com)
14 maggio 2012
Greenpeace occupa gli stand di Giunti e Rizzoli al Salone del Libro di Torino. Dopo il lancio del rapporto “Favole ammazza foreste!”, che inchioda i due giganti dell’editoria italiana, ancora nessun impegno da parte dei diretti interessati. Per questo i protagonisti delle favole “ammazza foreste”, scoperte da Greenpeace, sono andati ai loro stand per chiedere un incontro e trovare una soluzione. L’attrice e testimonial di Greenpeace Barbara Tabita nei panni di “Alice nel paese delle meraviglie” e un attivista vestito da Cappellaio matto hanno fatto visita a Rizzoli con il messaggio “Vietato distruggere le foreste nella mia favola”. La stessa richiesta è stata portata allo stand di Giunti dagli attivisti vestiti da “ I tre porcellini”. I protagonisti delle due favole erano scortati dalle tigri di Greenpeace con i messaggi “Rizzoli distrugge la mia casa” e “Giunti distrugge la mia casa”. «È dal 2010 che chiediamo a Rizzoli e Giunti di adottare delle politiche della carta a Deforestazione Zero senza avere risposte – afferma Chiara Campione, responsabile campagna Foreste di Greenpeace Italia. – Se siamo qui oggi è perché i lettori devono sapere che i libri di questi editori sono contaminati dalla deforestazione e dall’estinzione di specie protette». A marzo 2012 Greenpeace ha fatto analizzare presso l’Istituto Tedesco della Scienza e Tecnologia della Carta undici libri per bambini, stampati in Cina nel 2011, di Giunti Editore (Giunti Kids e Dami) e del Gruppo RCS (Rizzoli e Fabbri). Quattro degli undici libri analizzati contenevano fibre di legno duro tropicale (MTH) provenienti dalla distruzione delle ultime foreste indonesiane. Questi i titoli delle favole “ammazza foreste” stampate in Cina: “Alice nel paese delle meraviglie” e “Le Mamme” (Rizzoli) - “I tre porcellini” e “Le Macchine” (Dami). La Cina è il primo mercato per la vendita della carta delle multinazionali indonesiane APP e APRIL. Le due aziende, APP in particolare, per produrre la carta distruggono le foreste e condannano all’estinzione le ultime tigri di Sumatra e specie arboree protette dal CITES come il ramino. Nonostante il dato allarmante, aumentano i libri di editori italiani, specialmente quelli per bambini, stampati in Cina. Greenpeace, al Salone Internazionale del Libro di Torino, ha lanciato l’edizione aggiornata della classifica “Salvaforeste”. Cresce il numero delle case editrici che raggiungono la fascia “verde”, passate da 15 a 76 in soli due anni. Dal 2010, infatti, un numero sempre maggiore di piccoli e grandi editori ha adottato delle politiche di acquisto della carta a Deforestazione Zero. Tra questi Feltrinelli, De Agostini, Mondadori e il Gruppo GEMS. «Cosa aspettano Rizzoli e Giunti a fare lo stesso?» – conclude Campione. (ilsostenibile.it)
10 maggio 2012
Il ministero dell’Ambiente ha presentato a Milano insieme con il Politecnico le iniziative per l’innovazione e la ricerca nel campo della sostenibilità e dell’efficienza energetica: cento progetti per l’innovazione e la ricerca nell’ambiente e nell’uso efficiente delle risorse, da portare dalle università italiane verso il mondo delle imprese e della crescita sostenibile dell’economia. “Si tratta di iniziative con cui il Paese può sviluppare la crescita economica – ha osservato il ministro – attraverso risorse e competenze italiane. Con il sostegno del ministero dell’Ambiente e con programmi assieme ad altri ministeri, il Governo vuole valorizzare le capacità di innovazione, brevettazione e creazione di spin-off dalle università verso le imprese”. Tra quelli presentati oggi, il progetto più recente è il nuovo Relab, una struttura di ricerca formata da due laboratori mirati all’efficienza degli impianti di riscaldamento e di raffreddamento nel settore civile. Il centro Relab – che ha ricevuto un finanziamento di 4,2 milioni dal ministero dell’Ambiente e di 800mila euro dal Politecnico – è realizzato insieme con la Regione Lombardia nell’ambito di un Accordo quadro e si trova nella sede universitaria di Milano Bovisa. Ma ci sono anche i 52 progetti finanziati in questi anni con un bando da 27 milioni, che hanno sviluppato investimenti pubblici e privati per complessivi 60 milioni, e decine di altre iniziative per l’innovazione sostenibile. Da citare per esempio il progetto Prime dell’Enel per la ricarica delle auto elettriche (insieme con aziende del calibro della Mercedes), il Dyecells peri vetri fotovoltaici con Dyesol, Permasteelisa e altri investitori, il Cold Energy guidato dalla Angelantoni che mette il turbo ai frigoriferi, le auto alimentate a idrometano con energia solare studiate dalla Fiat, il collettore termico Sahara, i biocombustibili da legno della Chemtex, oppure il ricupero energetico dell’olio da frittura coordinato dalla Recoil. Sono solamente alcuni del centinaio di idee che possono essere un veicolo per fare crescere l’Italia, “come accade quando si riesce a trasformare la genialità e la ricerca in iniziative industriali”, commenta il ministro Clini. (ilsostenibile.it)
7 maggio 2012
Prenderà il via domani la sedicesima edizione di Cibus, il Salone Internazionale dell’alimentare italiano, che si terrà fino al 10 maggio nei padiglioni della fiera di Parma. Si tratta di un appuntamento biennale che nel 2010 ha fatto registrare oltre 60 mila visitatori, 8 mila dei quali provenienti dall'estero, di cui 1.000 buyers selezionati. Alla manifestazione saranno presenti ottanta grandi clienti e dieci giornalisti stranieri da 29 Paesi esteri invitati alla scoperta del gusto e delle tipicità made in Italy. Diversi i paesi coinvolti nell'edizione 2012, tra i quali Argentina, Australia, Brasile, Canada, Cina, Giappone, India, Indonesia, Israele, Malesia, Messico, Russia, Singapore, Stati Uniti e Thailandia, oltre ai Paesi dell'Unione Europea. L'incoming di buyers e giornalisti stranieri, che per buona parte rientra nell'ambito dell’Intesa Operativa sottoscritta tra l’ICE, la Fiera di Parma e la Regione Emilia Romagna, dimostra il grande prestigio riconosciuto a livello mondiale a questo appuntamento, che si conferma un vero e proprio “must” in materia di produzioni agroalimentari italiane d'eccellenza. I dati Istat sulle esportazioni di prodotti agroalimentari italiani verso l'estero hanno visto nel 2011 un leggero calo verso i Paesi dell'Unione Europea, compensato però da un aumento verso Africa, America, Asia centrale e Oceania. Tanti e diversi i prodotti che saranno esposti al “Cibus” 2012: si va dal biologico, presente ormai in diverse forme, ai prodotti freschi di qualità. Ampio spazio sarà dato anche ai piatti pronti, ormai sempre più utilizzati da chi ha poco tempo per cucinare, sia in versione fresca che surgelata. Queste diverse soluzioni di gusto saranno proposte a buyers specializzati e selezionati da tutto il mondo, in particolare provenienti da zone emergenti come India e Cina, come da Paesi ad economia avanzata, come Stati Uniti e Giappone. Grande interesse soprattutto da parte della grande distribuzione organizzata, che guarda all’Italia come uno dei fornitori più qualificati nel settore dell'alimentazione d'eccellenza. (corriere.it)
3 maggio 2012
Il tema è di sicura attualità. Da tempo i diversi produttori di imballaggio si affannano e si affollano a proclamare la totale sostenibilità della propria offerta commerciale piuttosto che del loro materiale di imballaggio con il risultato di complicare un tema già molto complesso. Sono stati infatti condotti vari studi in materia di LCA (acronimo inglese di Life Cycle Assesstment – analisi del ciclo di vita) applicati agli imballaggi per ortofrutta, diversi per metodologia applicata, ambito considerato e conseguentemente risultati ottenuti.
Con lo spirito di tentare di fare un poco di chiarezza WWF Italia ha effettuato una approfondita review su tutti gli studi disponibili in materia arrivando alla conclusione che nel complesso gli imballaggi in cartone ondulato consentono un minor impatto ambientale pur non essendoci una tipologia di imballaggio che lo garantisce in assoluto in quanto, caso per caso, devono essere considerate le modalità di impiego in termini di distanze percorse, percorsi e modalità di lavaggio/riciclo e rapporto tara/peso del prodotto trasportato prima di tutto.
In tale logica pertanto è prioritario condividere l’impostazione per applicarla al caso specifico piuttosto che sventolare un risultato univoco valido in tutte le condizioni e quindi predisporre una metodologia di calcolo al servizio degli operatori della filiera.
Ma come si diceva in premessa tutto salta se dopo aver indagato non si diffondono i risultati della ricerca a chi è direttamente interessato.
E per un tema di tale complessità non è certo la comunicazione generalista lo strumento preferibile, inaccessibile per i costi e dai tempi troppo ristretti per un tema così articolato, bensì una attività molto più specifica, direzionata, orientata con precisione agli interlocutori sensibili e responsabili della filiera.
Parte pertanto in questi giorni la campagna di divulgazione scientifica dello studio condotto dal WWF verso tutte le insegne della grande distribuzione italiana, le associazioni di produttori ortofrutticoli, gli esportatori, i mercati ortofrutticoli oltre che le principali istituzioni, dai ministeri di agricoltura ed ambiente fino agli assessorati regionali. Ai referenti delle organizzazioni individuate sarà inviata una comunicazione personalizzata con la quale si fornirà loro la possibilità a prendere visione di quanto realizzato oltre che la disponibilità dei ricercatori di applicare al caso aziendale lo studio per definire, in quello specifico flusso logistico, l’imballaggio per ortofrutta con il minor impatto possibile.
(www.bestack.com)
2 maggio 2012
Dagli avanzi delle coltivazioni delle mele in Trentino, passando dalle foreste della Valtellina, fino al sottobosco dei pascoli nel Bellunese. È questo il legno che si trasforma in energia pulita. Un fenomeno in crescita nei territori montani, con più di 7 mila Comuni che utilizzano questa energia alternativa per alimentare centrali, caldaie, e impianti di teleriscaldamento e cogenerazione. Protagonisti d’eccellenza come biomassa della centrale trentina, infatti, gli avanzi dei meleti. Polverizzati, insieme agli scarti di segheria e ai residui boschivi del Parco dello Stelvio, in appositi macchinari chiamati cippatrici e in grado di trasformare il legname in biocombustibile. Creando, in questa maniera, non solo energia pulita ma anche un legame imprescindibile e un sodalizio proficuo con le aree circostanti. «Gli scarti che utilizziamo per la nostra centrale termica», spiega Daniela Murari, direttore Csr del gruppo Sanpellegrino, «provengono tutti da un raggio massimo che va dai 40 agli 80 chilometri. Permettendo alla nostra caldaia di integrarsi perfettamente con il territorio in cui operiamo. In più, dato che l’impianto ha una potenza termica di circa 5 megawatt, stiamo mettendo a punto un sistema per sfruttare questa energia attraverso una rete di teleriscaldamento. Per ora, l’allacciamento è già stato fatto negli edifici pubblici, come amministrazioni, biblioteche, palazzi comunali e scuole. E», conclude Murari, «tra un anno collegheremo le case dei centri abitati». (La Repubblica)
26 aprile 2012
Per la 42ma edizione della Giornata della Terra, l'Earth Day Network ha messo insieme oltre 980 milioni di "azioni verdi", o "azioni del buon senso", che partono da piccoli gesti come cambiare le vecchie lampadine o usare shopper di tela e saranno presentate ai capi di Stato in occasione della Conferenza Rio+20 che si terrà a giugno a Rio de Janerio. L'Earth Day, che domenica coinvolgerà 175 Paesi, chiede un futuro sostenibile per il pianeta ed energie rinnovabili per tutti, in un mondo in cui oltre un miliardo e mezzo di persone vive senza elettricità, un miliardo non ha ancora accesso all'acqua potabile e le catastrofi naturali sembrano in continuo aumento. E se, stando a un'indagine del Mit Sloan, i due terzi delle imprese mondiali hanno aumentato gli investimenti in sostenibilità negli ultimi tre anni, per imprimere una svolta c'è bisogno del contributo di tutti. Per questo lo slogan del 2012 è "mobilitiamo il pianeta" e la campagna punta a raggiungere un miliardo di "azioni verdi" prima di Rio+20. L'alimentazione è uno degli aspetti chiave della sostenibilità. E le iniziative sull'argomento sono tante anche in Italia. Il Barilla Center for Food & Nutrition consentirà di scaricare gratis sul sito www.barillacfn.com il libro Eating Planet 2012, che dal 26 aprile sarà disponibile in libreria e in formato ebook sui principali siti di ecommerce. All'interno, i contributi di esperti internazionali tra cui Mario Monti (all'epoca presidente della Bocconi), Raj Patel, Shimon Peres, Carlo Petrini e Vandana Shiva. Sempre in tema alimentare, il progetto Nourishing the Planet di Worldwatch promuoverà 15 innovazioni nell'agricoltura per proteggere il pianeta, mentre le direttrici esecutive del Programma alimentare mondiale dell'Onu e di UN Women dedicheranno la giornata alle donne costrette a saltare i pasti perché non hanno la legna per cucinare. Nel nostro Paese sono state raccolte 382 "azioni del buon senso". La maggior parte delle proposte riguardano gli stili di vita (45%) seguiti dal riciclo (20%). La sfida ovviamente è ancora aperta. L'obiettivo è dimostrare che cambiare è possibile ed è possibile proprio partendo dalla quotidianità di ognuno di noi. La sfida è lanciata. (Corriere della Sera)
24 aprile 2012
E’ stato presentato ieri, a Roma, presso il Policlinico universitario Agostino Gemelli, il "Rapporto Osservasalute 2011. Stato di salute e qualità dell'assistenza nelle Regioni italiane", opera di 175 ricercatori coordinati Walter Ricciardi, Direttore dell'Istituto di Igiene dell'Università Cattolica e Direttore dell'Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane. Il Rapporto evidenzia, in sintesi, che "la salute degli italiani si trova ora più che mai sotto il fuoco incrociato della crisi economica e, sebbene gli effetti di questa congiuntura negativa si rendano manifesti con una certa tempo di latenza, salta già agli occhi come gli italiani, pressati dalle restrizioni economiche, comincino a risparmiare su azioni preventive di base quali una sana alimentazione e lo sport". Si rinuncia per esempio a frutta e verdura, che diventa un lusso per pochi. Per la prima volta dal 2005, infatti, si registra un calo del numero di porzioni giornaliere consumate. A mangiarne di più sono coloro che spesso consumano i pasti a mensa che si conferma come il luogo maggiormente associato al consumo di verdure, frutta e ortaggi. La salute degli italiani resta tutto sommato ancora buona grazie alla "rendita" a loro disposizione, merito della tradizione della dieta mediterranea. "Ma - segnala il rapporto - come tutte le rendite non ben gestite, rischia di erodersi rapidamente: gli italiani sono infatti sempre più grassi (nel 2010 il 45,9% degli adulti era in eccesso ponderale, contro il 45,4% del 2009), anziani (aumentano le persone dai 75 anni in su, che rappresentano il 10% della popolazione contro il 9,8% della scorsa edizione del rapporto) e colpiti da malattie croniche". (agi)
20 aprile 2012
Test shock a San Francisco, la città più salutista degli Stati Uniti, sugli effetti degli imballaggi. Secondo quanto riporta il quotidiano La Repubblica, un gruppo di ricercatori dell’Envoromental Health Perspective ha recentemente condotto un esperimento su 5 famiglie americane che hanno dovuto assumere per tre giorni di fila cibi che non erano stati a contatto con la plastica. Il risultato del test ha lasciato stupefatti gli stessi scienziati: infatti, i livelli di Bosfenolo A - in codice Bpa, composto organico utilizzato per indurire la plastica - presenti nei pazienti sono crollati di oltre il 60%, mentre quelli di Di-2 Etilesilflatato - in codice Dehp, la sostanza che rende la plastica flessibile e trasparente - si sono dimezzati. Grazie alla dieta antiplastica, dunque, questi composti si sono in un certo senso “liquefatti” in soli tre giorni. Così, la più grande esperta sull’argomento Susan Freinkel, autrice del libro “Plastic: A Toxic Lovestory”, non ha esitato a prendere la palla al balzo dichiarando sul Washington Post che la plastica usata per confezionare i prodotti - dalle buste che raccolgono l’insalata di IV gamma e i surgelati fino alle bottiglie dei succhi di frutta o degli smoothies - sarebbe dannosa per la nostra salute. I pericoli per l’alimentazione non sono certo nuovi. Fin dagli anni ’30 i primi scienziati hanno cominciato a puntare il dito contro il Bpa. “E come succede per tutti i paesi civili, segnala La Repubblica, ogni nazione è corsa ai ripari. Ma già il fatto che si tratti di una corsa in ordine sparso la dice lunga sull’efficacia e l’affidabilità delle varie proibizioni”. Come esempio, il quotidiano cita il caso del Canada che due anni fa ha dichiarato tossico il Bpa. E l’America? Dal 1958 la Food and Drug Administration ha analizzato e dato il via libera a 3.000 composti chimici da poter utilizzare a contatto con gli alimenti, ossia i cosiddetti “additivi indiretti” usati nella preparazione del cibo. Tuttavia - segnala La Repubblica - lo stesso Istituto nazionale della salute ha recentemente certificato che un numero diverso di sostanze chimiche, ingerite separatamente e in piccole dosi, produce lo stesso effetto sul corpo di una sola e più potente dose. Basterà questa nuova ricerca per abbattere il muro alzato dalle grandi lobby dell’industria? Vedremo, intanto è già partito il primo movimento di pressione per costringere la Food and Drug Administration a rivedere i parametri. (La Repubblica)
18 aprile 2012
Dal 22 aprile, Giornata mondiale della Terra, i prodotti biologici coltivati nelle Oasi WWF entrano nei menù degli store IKEA di tutta Italia. Ogni week-end al ristorante IKEA si potrà contribuire concretamente alla salvaguardia della biodiversità, scegliendo un primo piatto realizzato con i prodotti della linea “Terre dell’Oasi”, provenienti da un’agricoltura naturale e sostenibile all’interno di alcune delle aree naturali tutelate dal Panda. Una collaborazione nata per sensibilizzare i cittadini ad un’alimentazione più sostenibile e coinvolgerli attivamente nel sostegno alle Oasi e che sarà attiva fino al 29 luglio. Per un’alimentazione veramente green il WWF, che negli stessi giorni lancerà la nuova piattaforma “food” su wwf.it/alimentazione, consiglia 5 semplici regole: acquistare prodotti locali e di stagione, ridurre il consumo di carne, scegliere il pesce giusto ovvero locale, di stagione e non di specie in pericolo o sottotaglia, ridurre gli sprechi comperando solo quanto si consuma effettivamente, evitare cibi eccessivamente elaborati che sono energivori e troppo ricchi di grassi, sali e zuccheri. Nella giornata del 22 Aprile, inoltre, in tutti gli store Ikea saranno allestiti Punti informativi WWF dedicati al tema dell’alimentazione sostenibile e al nuovo progetto WWF-Ikea Acquistando i primi piatti realizzati con i prodotti Terre delle Oasi i clienti IKEA contribuiranno concretamente alla salvaguardia della biodiversità. Infatti, si può salvare la natura anche a tavola se il cibo, come l’olio, la pasta, il riso, il sale, il miele biologici provengono dalle aree protette come quelle del WWF. È questo lo spirito del progetto “Terre dell’Oasi”, promosso da WWF e Legacoop e nato per difendere la biodiversità e i paesaggi agrari grazie ad un’agricoltura naturale e sostenibile attraverso la vendita diretta dei prodotti, la gestione delle Oasi e dei progetti di conservazione che si svolgono al loro interno. Attualmente sono cinque le principali Oasi WWF da dove provengono i prodotti: la Riserva regionale del Lago di Penne (Abruzzo), l’Oasi WWF della Laguna di Orbetello (Toscana), la Riserva naturale regionale del Bosco WWF di Vanzago (Lombardia), la Riserva naturale di Monte Arcosu (Sardegna) e la Riserva naturale regionale delle Saline di Trapani (Sicilia). (WWF)
13 aprile 2012
Ogni anno sono circa 400 milioni le tonnellate di carta e cartone prodotti nel mondo. La carta certificata e sostenibile non è una minaccia per le foreste: è un materiale rinnovabile, riciclabile, con un ingombro inferiore a quello di potenziali materiali sostitutivi. Ma va gestita in modo responsabile: usando materie prime sostenibili e certificate, come quelle Fsc (Forest Stewardship Council), meccanismo di garanzia sull’origine del legno o della carta. È partendo da questi dati che il Wwf ha stilato l’Environmental Paper Company Index 2012, la classifica di 19 grandi aziende, mondiali e italiane, del settore carta, produttori che hanno volontariamente reso pubblici i dati sul proprio impatto ambientale, a partire da quello sulle risorse forestali, consentendo così la valutazione della responsabilità ambientale e sociale. Le categorie considerate dal Wwf sono carta da stampa, imballaggi, e tissue (carta per usi igienico-sanitari), valutate secondo criteri-chiave: approvvigionamento responsabile di risorse forestali, impatto ambientale dei processi produttivi (emissioni inquinanti, consumo d’acqua e produzione di rifiuti) e reporting socio-ambientale. Tra i partecipanti italiani - Sofidel, Fedrigoni e Burgo - il primo posto è andato al Gruppo Sofidel (noto per il marchio Regina), con il 66% di punti nella categoria tissue per il ridotto impatto ambientale dei processi produttivi: il gruppo - che ha da tempo avviato un confronto con Wwf Italia sul tema dell’approvvigionamento responsabile, oltre ad aver aderito al programma Climate Savers per la riduzione delle emissioni, è al terzo posto della classifica complessiva del comparto tissue con il 64,36%. Il terzo posto alla Fedrigoni, con un punteggio dell’80%, nella categoria carta da stampa per la voce ‘approvvigionamento responsabile di risorse forestali’ e, nella stessa categoria, il quinto posto a Burgo per la voce reporting socio-ambientale. «Il Wwf incoraggia le aziende del settore carta a ridurre al minimo i rischi e l’impatto ambientale aumentando la trasparenza e migliorando le prestazioni, come i produttori che hanno partecipato alla classifica», dice Massimiliano Rocco, responsabile foreste di Wwf Italia. «Invitiamo anche altri produttori di carta a partecipare all’analisi Wwf sull’impronta ecologica per dimostrare, attraverso la certificazione di catene di fornitura e prodotti, il proprio impegno nella salvaguardia dell’ambiente e nella promozione di un uso corretto delle risorse forestali». (Corriere della sera)
10 aprile 2012
In occasione della 63ma Assemblea Nazionale dell'Associazione Imprese Ortofrutticole FruitImprese, in calendario per il giorno 19 aprile 2012 a Roma (Hotel Ambasciatori Palace - Via V. Veneto 62), si terrà un convegno dal titolo "Il futuro sistema ortofrutticolo italiano tra struttura e congiuntura". Sulla spinta delle riforme che il Governo ha messo in programma, nel 2012 vedranno la luce dei provvedimenti che avranno importanti ricadute sulla nostra economia. A livello comunitario si definiranno le linee guida della politica agricola comune che entrerà in vigore nel 2013. Nel corso del 2011 i flussi delle nostre esportazioni hanno tenuto, nonostante la crisi economica europea. Tuttavia il valore dei prodotti si riduce ed i consumi si ridimensionano anche a causa della non corretta percezione del reale valore dei nostri prodotti. Il Convegno si propone di analizzare la prospettiva del sistema ortofrutticolo nazionale nell’attuale congiuntura, evidenziandone i punti di debolezza e di forza, il ruolo sociale ed economico delle imprese, il rapporto con i media, le istituzioni, la distribuzione. (Fresh Plaza)
6 aprile 2012
E se il rilancio del sistema Italia passasse da una piano complessivo di sviluppo e riorganizzazione della logistica? La proposta è del presidente di Fedagro Ottavio Guala (nella foto) e scaturisce da alcune riflessioni legate ai consistenti aumenti del costo dei carburanti che stanno mettendo a dura prova il settore ortofrutticolo. “La logistica – dice il presidente di Fedagro - è sicuramente una delle voci più importanti per il nostro mondo e i prezzi record raggiunti dalle benzine mettono in difficoltà tutte le componenti della filiera. È chiaro che, essendo il trasporto a carico del mondo produttivo, ne soffre in modo particolare la fase primaria, ma pone in grande difficoltà anche i trasportatori così come l’ingrosso, i cui operatori vedono aumentare il costo dei servizi offerta senza avere la possibilità di ricaricare”. Guala sostiene che il livello di tassazione e i costi d’impresa sono ormai a livello di guardia e ritiene che “bisogna fare attenzione a non creare ulteriori difficoltà alle Pmi che nonostante tutto continuano a dare fiato all’economia italiana. Le aziende debbono messere messe in condizione di lavorare ”. Cosa fare allora? “Servono volani per rilanciare l’economia in questo momento gravissimo per il Paese - dice Guala - e una rivoluzione della logistica dovrebbe essere una delle priorità per chi governa, anche perché rimetterebbe in moto gli investimenti e i lavori pubblici”. Un cambio di rotta che significa, per il presidente di Fedagro, “prendere in considerazione soluzioni alternative al trasporto su gomma; il trasporto su rotaia lo abbiamo dovuto dimenticare perché un trasporto su rotaia per le merci in Italia non esiste. Il suo rafforzamento dovrebbe interessare tutto il Paese a partire dalle zone di produzione al Sud. Sarebbe un modo per dare una risposta seria ai problemi dell’inquinamento e del traffico”. (Corriere Ortofrutticolo)
3 aprile 2012
Una ricerca condotta dall'RFID Lab dell'Università di Parma ha concluso che l'uso di tag a radiofrequenza RFID della tipologia EPC Gen 2 (a frequenza ultra-elevata passiva) potrebbe migliorare la freschezza dei prodotti alimentari movimentati nelle catene di supermercati, riducendo la necessità di sovraccaricare gli scaffali. Le risultanze sono emerse nell'ambito di un progetto pilota per tracciare i movimenti dei pallet di merce dentro e fuori un centro di distribuzione della catena Auchan, fin all'interno del singolo punto vendita e poi fino al compattatore rifiuti di quel negozio. Il progetto è stato sostenuto da un consorzio di otto imprese, incluse Auchan, Coop Italia e Conad, come anche Danone, Lavazza, Nestlè, Parmacotto e Parmalat. Durante il test pilota, lettori di tag RFID sono stati installati presso la piattaforma Auchan di Calcinate (Bergamo) e in due aree di ricevimento presso i punti vendita di Curno e Roncadelle. Nel corso dello studio, lo staff Auchan ha applicato tag RFID del tipo EPC Gen 2 a circa 30.000 casse di prodotti alimentari, inclusi pasta fresca e salse, formaggi, salumi, e beni deperibili, insieme a 14 diversi tipi di alimenti in scatola e non deperibili, come caffè e cibo per animali. Le movimentazioni delle merci sono risultate in tal modo tracciabili: tanto il momento dell'uscita dal deposito, quanto l'arrivo nel punto vendita sono stati registrati dai lettori di tag RFID e trasmessi al server Auchan, dotato di apposito software. Una volta svuotate, le casse di prodotto collocato sugli scaffali sono state avviate al compattatore rifiuti, dove sono state tracciate ancora una volta, per segnalare che quella specifica merce era stata collocata in vendita. Tale sistema permetterebbe di evitare tanto i "buchi" sullo scaffale dove un prodotto è andato esaurito, quanto un sovraccarico dello scaffale stesso, una pratica che può portare a sprechi di prodotto o a minore freschezza degli stessi. Antonio Rizzi, fondatore e direttore dell'RFID Lab dell'Università di Parma presenterà i risultati dello studio in data 4 aprile 2012, presso la conferenza ed esposizione RFID Journal LIVE! ad Orlando (Florida). (Fresh Plaza)
28 marzo 2012
Durante gli anni passati la Russia è diventata sempre più un mercato di importazione per i prodotti ortofrutticoli. La produzione interna è nettamente diminuita, mentre le importazioni di ortofrutticoli sono decisamente aumentate. In Russia, nel periodo tra il 2004 e il 2010, l’area totale coltivata ad ortaggi è diminuita, passando da 945.000 ettari a 759.000 ettari, praticamente un calo del 20%. Nel 2010, la produzione di ortaggi è diminuita dell’11%, passando da 14.809 milioni di kg a 13.233 milioni di kg. In particolare sono diminuite superficie coltivata e produzione di cavoli. Può essere notata la stessa tendenza anche nella coltivazione della frutta. L’area dedicata ai frutteti è diminuita del 43% e la produzione del 37%. Per quanto riguarda mele e pere, superficie e produzione risultano dimezzate. Mentre la produzione diminuiva, le importazioni aumentavano esponenzialmente. Nel periodo tra il 2003 e il 2010, le importazioni di ortaggi freschi in Russia sono aumentate del 91%, passando da 1.220 milioni di kg a 2.327 milioni di kg. In particolare sono stati importati più pomodori e cetrioli. Le importazioni di frutta sono aumentate invece dell’86%, passando da 2.997 milioni di kg a 5.562 milioni di kg. Praticamente vengono importate di più quasi tutte le varietà di frutta principali. L’aumento è stato maggiore per mele, mandarini, uva e pesche. (Fresh Plaza)
27 marzo 2012
La riduzione delle marginalità dei prezzi alla produzione ortofrutticola, inserita in un contesto economico complessivo negativo ha aumentato la tensione finanziaria nelle aziende specialmente nell’ultimo trimestre, accorciando la programmazione negli acquisti sugli imballaggi e richiedendo tempi di consegna per il prodotto da lavorare sempre più just in time in relazione agli ordini chiusi. Si richiede quindi di sviluppare i servizi in termini di velocità di consegna, in quanto costituisce l’elemento differenziante specialmente in un settore come quello dell’imballaggio nel quale il costo delle materie prime incide per oltre il 60%. Scarsi margini hanno di fatto obbligato i produttori ortofrutticoli a ridurre tutti i costi di produzione anche a discapito di indispensabili politiche di differenziazione. Dove quindi il brand non riesce a difendere il prodotto, il prodotto stesso è obbligato a comportarsi sempre più come una commodity. Da qui la dicotomia della modalità di commercializzazione: da un lato le marche forti che non rinunciano alla loro immagine coordinata in termini di brand anche sull’imballaggio, dall’altro prodotti commercializzati in bins. Come Consorzio Bestack stiamo lavorando a politiche di innovazione logistico/organizzativa che consentano di razionalizzare la distribuzione fisica sul territorio sempre più di imballaggi stesi, delocalizzando le macchine formatrici anche verso aziende agricole di piccola media dimensione al fine di ridurre trasporti e impatto ambientale, migliorando il posizionamento competitivo degli imballaggi in cartone ondulato.(Bestack)
26 marzo 2012
Se i dati di previsione disponibili ad oggi verranno confermati dai consuntivi tra poco disponibili per gli ortofrutticoli, il 2011 segnerà una contrazione in quantità di -1,5% sull’export e dell’-1,1% sui consumi domestici. Se poi con la teoria vogliamo comprendere meglio la pratica e ricordiamo la rigidità del mercato ortofrutticolo, meglio ancora si comprendono le cadute dei prezzi degli ortofrutticoli alla produzione del 2011 a fronte di leggere flessioni sui mercati di consumo. Complessivamente gli imballaggi in cartone ondulato commercializzati nel 2011 sono numericamente rimasti in linea rispetto al 2010, con i primi 9 mesi dell’anno leggermente positivi compensati dalla flessione dell’ultimo trimestre. Il primo trimestre 2012 si sta confermando leggermente meglio di quello precedente. Tutto ciò è la conferma che è indispensabile una forte crescita delle politiche di marca, per i vecchi e nuovi mercati. L’imperativo è quindi puntare su comunicazione e prestazioni, per portare le marche italiane con le stampe dei loro brand sui mercati che si aprono nei paesi arabi, nord africani e dell’est. (Bestack)
22 marzo 2012
''L'acqua non e' una risorsa inesauribile, per questo non bisogna sprecarla ma considerarla un bene prezioso di tutta l'umanita'''. E' con questo messaggio che Green Cross aderisce alla Giornata Mondiale dell'Acqua - World Water Day -, istituita dalle Nazioni Unite e celebrata il 22 marzo allo scopo di sottolineare l'importanza della risorsa e promuoverne una gestione sostenibile visto che ''ancora oggi 800 milioni di persone non hanno accesso all'acqua potabile. Ogni anno circa 1,4 milioni di bambini muoiono per malattie legate all'acqua, come la diarrea''.
A pochi giorni dalla conclusione del 6* World Water Forum di Marsiglia, un evento che ha registrato, tra le altre, la presenza del presidente fondatore dell'Ong, Mikhail Gorbaciov, ''si torna a parlare di acqua e della sua rilevanza per la nostra vita e per quella di coloro che invece non ne dispongono in quantita' e qualita' sufficienti.
Se l'esito finale del Forum di Marsiglia non e' dei piu' soddisfacenti - per il presidente di Green Cross International Alexander Likhotal manca ancora un piano concreto per far fronte alla crisi idrica globale - il monito dell'Ong e' quello di non scoraggiarsi ma intensificare gli sforzi affinche' tutti nel mondo possano avere pieno accesso a questa risorsa''.
La Giornata mondiale dell'Acqua, evidenzia Elio Pacilio, presidente di Green Cross Italia, ''puo' rappresentare una nuova opportunita' per incentivare governi, amministrazioni locali, associazioni e comunita' di tutto il mondo, ad agire per risolvere i problemi legati alla gestione di questa risorsa, con la speranza di ottenere risultati e provvedimenti concreti gia' dalla prossima Conferenza delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile (Rio +20), che si terra' in Brasile nel mese di giugno''. (Asca)
21 marzo 2012
Il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, Mario Catania, ha commentato l'esito dei più recenti controlli straordinari dei Nuclei antifrodi Carabinieri disposti dal Ministero a tutela dei consumatori: "L'attività di controllo svolta dai Nuclei antifrodi dei Carabinieri sui prezzi al consumo dei prodotti agroalimentari nei mercati all'ingrosso ed anche in quelli rionali è di assoluto rilievo per monitorare eventuali incrementi dei prezzi. Al momento non vi sono segnali di preoccupazione, ma continueremo a vigilare attentamente per tutelare non solo i consumatori, ma anche gli agricoltori".
"Non meno importante è l'azione di vigilanza che viene costantemente svolta dai Nac anche a tutela del sistema delle denominazioni Dop, Igp, Stg e Biologico: i controlli evidenziano che il settore richiede sempre un attento monitoraggio, ma anche che l'Italia ha un sistema di controlli incisivo che qualifica ulteriormente il Made in Italy dell'agroalimentare in termini di qualità e sicurezza".
I Nac di Roma, Parma e Salerno hanno infatti effettuato verifiche sulle produzioni agroalimentari con riferimento al rispetto della normativa sui prodotti a marchi Dop, Igp, Stg e Biologico nonché sulla tracciabilità, sull'etichettatura e sul regime dei prezzi al consumo.
In particolare i controlli sono stati espletati, avvalendosi delle rilevazioni effettuate da Ismea (Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare), in alcuni centri agroalimentari all'ingrosso e in vari mercati rionali allo scopo di verificare la presenza di incrementi dei prezzi al consumo. In questa prima fase di controlli, specie nelle aree del centro nord del Paese, sono stati rilevati alcuni scostamenti dai "prezzi consigliati" dal borsino Mipaaf - Servizio Sms consumatori, riconducibili agli effetti delle avverse condizioni meteorologiche del mese di febbraio.
L'attività di verifica continuerà nei prossimi giorni per scoraggiare eventuali immotivati rincari che saranno segnalati tempestivamente al Mipaaf e all'Autorità garante per la sorveglianza dei prezzi.
A riguardo si ricorda che i consumatori possono consultare il sito www.smsconsumatori.it del Mipaaf, il servizio che consente anche di inviare un Sms al numero telefonico 47947 che in tempo reale aggiorna sui prezzi di vendita "consigliati" per il consumatore. (FreshPlaza)
20 marzo 2012
Spinti dal caro benzina e dalla crisi sono raddoppiati negli ultimi 3 anni i gruppi di acquisto formati da condomini, colleghi, parenti o gruppi di amici che decidono di fare la spesa insieme per ottenere condizioni vantaggiose ma soprattutto per garantirsi la qualita' degli acquisti. E' quanto emerge da un'analisi Coldiretti dalla quale emerge che sono oltre 800 i gruppi di acquisto solidale (Gas) strutturati sul territorio nazionale anche se una maggiore concentrazione si segnala in Lombardia, Toscana, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna. Accanto a queste realta' che dispongono di una vera e propria struttura organizzativa, si contano - sottolinea la Coldiretti - decine di migliaia di iniziative spontanee che "nascono" e "muoiono" in continuazione nei palazzi, nei posti di lavoro, nei centri sportivi e ricreativi sulla base di semplici accordi verbali. Si tratta di una tendenza che avvicina il produttore al consumatore che, soprattutto nelle citta', sta contagiando gli italiani che - continua la Coldiretti - intendono cosi' garantirsi un volume di acquisto sufficiente ad ottimizzare i costi di trasporto e ad accedere a piu' vantaggiosi canali distributivi: dai mercati all'ingrosso a quelli degli agricoltori di campagna amica, fino direttamente nelle aziende.
I mercati generali all'ingrosso, che in determinate occasioni della settimana sono aperti al pubblico, vendono i prodotti in cassette che vengono poi divise tra i partecipanti al gruppo. Un crescente numero di gruppi di acquisto nasce in realta' con l'obiettivo di approvvigionarsi direttamente nei mercati, nelle botteghe o nei punti vendita degli agricoltori di Campagna Amica per assicurarsi - sottolinea la Coldiretti - l'origine, la genuinita' dei prodotti che si portano in tavola. Una rete di vendita diretta sul territorio della quale fanno oramai parte 3.972 aziende agricole, 670 agriturismi, 878 mercati, 163 botteghe per un totale di 5.683 punti vendita di campagna Amica. Ogni Gas ha propri criteri per selezionare i fornitori, individuare i modi di consegna, stabilire con il produttore un prezzo equo, il biologico, la riduzione degli imballaggi, le dimensioni del produttore. Anche gli accordi del gruppo di acquisto con l'azienda sono differenti e possono prevedere - sostiene la Coldiretti - la consegna settimanale del prodotto (ad esempio una cassetta di frutta e verdura di stagione) oppure la formulazione di specifici ordini per telefono o attraverso internet ma anche tramite abbonamento con l'offerta di prodotti a scadenze fisse e pagamento anticipato.Il funzionamento del gruppo d'acquisto - riferisce la Coldiretti - e' molto semplice, di solito i partecipanti al gruppo definiscono una lista di prodotti che vogliono acquistare e stabiliscono una cifra base uguale per tutti. Successivamente, in base a questa lista le diverse "famiglie" compilano un ordine di gruppo che viene trasmesso al produttore e al momento della consegna dei prodotti che di solito vengono recapitati ad un unico membro del gruppo che poi provvedera' a smistarli si effettua il pagamento. (Agi)
19 marzo 2012
"Oggi si registrano due tipi di tendenze: la prima, che ci conforta, è quella di rivolgersi ai 'gruppi acquisto' per cercare prodotti di qualità, ma riguarda le classi più abbienti; la seconda riguarda invece la maggioranza della popolazione che, visto il tempo di crisi, acquista prodotti industriali, che costano di meno perchè realizzati con materie prime scadenti. Come operatori sulla salute siamo spaventati da questo fenomeno, che comprende anche i giovani che si affacciano sul mondo del lavoro e gli studenti". Lo dichiara all'Adnkronos Sara Farnetti, nutrizionista del Policlinico Gemelli di Roma. Secondo la nutrizionista, "La prima tendenza a cui assisteremo a causa della crisi sarà la diminuzione di frutta e verdura fresca ma il più grande danno è proprio quello di privarci di alimenti freschi. Rinunciare alla verdura significa impedire al nostro corpo di attingere a una fonte di antiossidanti che ci proteggono dalle malattie. Il fatto che si spende meno per mangiare non vuol dire che si mangia meno ma piuttosto che si mangia peggio - sottolinea - Il principale rischio legato all'acquisto di prodotti industriali, che finiscono per sostituire i prodotti che costano di più, è l'eccessivo carico glicemico degli alimenti. Quasi tutti i prodotti che costano poco, infatti, sono quelli che rilasciano zuccheri velocemente e che spesso contengono grassi idrogenati e olii vegetali, estratti di frutta anzichè frutta, sostanze che fanno volume e che spesso sono carboidrati. Questi prodotti sono responsabili dell'aumento della sindrome metabolica che può causare obesità, infarti, ictus e tumori". (ItaliaFruit)
16 marzo 2012
Le vendite del vino nella Grande Distribuzione risentono ancora della crisi, ma con segnali interessanti come la crescita dei vini nella fascia superiore ai 5 euro che registra nel 2011 un +11,1% a volume sull'anno precedente, confermando che gli italiani, anche al supermercato, comprano meno vino, ma di maggiore qualità.
Se le vendite globali di vino confezionato fanno segnare un - 0,9%, quelle delle bottiglie da 75cl, al contrario, sono in crescita in due fasce di prezzo, quella bassa e quella alta: quella inferiore ai 3 euro, con un moderato aumento dello 0,6% a volume, e quella superiore ai 5 euro con un +11,1% a volume.
L'anteprima dell'indagine condotta da SymphonyIRI Group per Vinitaly (Verona, 25-28 marzo) sul mercato del vino nella grande distribuzione nel 2011 mostra anche che le vendite di vino in brik sono stazionarie, nonostante le promozioni crescenti, che i bottiglioni da un litro e mezzo sono in forte calo, che le bottiglie a denominazione d'origine crescono dell'1,1% a volume con un prezzo medio a litro di 4,1 euro. Si conferma la crescita del vino a marca commerciale delle catene distributive (+11% a volume), in linea con la tendenza degli ultimi tre anni (vedi di seguito le tabelle 1,2,3,6; l'indagine completa di SymphonyIRI verrà presentata a Vinitaly il 26 marzo nel corso della tavola rotonda su vino e grande distribuzione organizzato da Veronafiere).
Interessanti anche le classifiche dei vini più venduti in assoluto nei supermercati: ai primi posti, nell'ordine, Lambrusco, Sangiovese e Montepulciano d'Abruzzo, mentre tra i vini 'emergenti', cioè col maggior tasso di crescita, troviamo al primo posto il Pignoletto dall'Emilia (+29,6%) e al secondo una new entry, il Pecorino da Marche e Abruzzo (+26,5%). Va notata anche la crescita notevole di un vino nobile come il Brunello di Montalcino che aumenta le vendite del 14,8% e di vini di qualità come il Gavi (+ 14,4%) e il Rosso di Montalcino (+11,1%).
15 marzo 2012
Il colosso francese della grande distribuzione ha reso noto che lo scorso anno il suo utile netto è calato del 14% a 371 milioni di euro. Sugli affari di Carrefour hanno pesato le difficili condizioni di mercato in Francia e nell'Europa meridionale. I ricavi sono aumentati rispetto allo scorso anno dello 0,9%, a 81,3 miliardi di euro.
I vertici del gruppo hanno dato una sforbiciata al dividendo 2011, portandolo a 52 centesimi dai 1,08 euro del 2010. Per il 2012 la società transalpina, che pochi giorni fa ha annunciato anche il congelamento del progetto Planet, prevede investimenti compresi tra 1,6-1,7 miliardi di euro contro i 2,3 miliardi nel 2011. (FreshPlaza)
14 marzo 2012
Se gennaio e febbraio sono stati due mesi da incubo per molti produttori, specie del Sud, a causa soprattutto dello sciopero dei tir e del maltempo, non può certo cantar vittoria la grande distribuzione. Secondo Claudio Gamberini, responsabile del comparto ortofrutta di Conad, nel primo mese del 2012 si sono verificati cali nelle vendite.
Un calo con decrementi sia a volume che a valore. Un forte rallentamento dovuto sia agli scioperi degli autotrasportatori in Sicilia sia alla generale crisi dei consumi che hanno portato a una deflazione di 5-6 punti percentuali sui prezzi.
"A febbraio come Conad i volumi hanno tenuto" aggiunge Gamberini "mentre in termini di fatturato ci sono stati risultati meno buoni". D'altra parte, secondo il manager della catena distributiva, la situazione era già molto difficile nei mesi precedenti. "Abbiamo affrontato uno dei più brutti Natali di sempre. In dicembre abbiamo registrato cali del 3-4% a volume e del 6-8% a valore".
"La situazione economica molto difficile, a cui si aggiungono le novità sulle imposte (dall'Imu all'aumento dell'Iva) e i rincari della benzina, non agevola gli acquisti. I consumatori sono spaesati, hanno paura e quindi rinunciano a determinati acquisti", spiega Gamberini.
"Temiamo che per altri tre mesi il trend dei consumi non cambi. Dobbiamo sperare che la situazione migliori quest'estate". E in generale secondo il manager emiliano romagnolo il futuro si preannuncia irto di ostacoli caratterizzato da un altro biennio di difficoltà.
La ricetta per tentare di invertire questa preoccupante rotta per Gamberini è semplice: "Ridare sostanza alle buste paga dei lavoratori e di conseguenza al potere d'acquisto. Solo così si creerebbero le condizioni per rilanciare i consumi. Altrimenti si dovranno creare nuove offerte al consumatore. Ma questa operazione si dovrà effettuare senza deprimere la qualità dei prodotti, mantenendo il giusto rapporto tra qualità e prezzo, promozionando anche prodotti di fascia medio-alta ma senza fare passi indietro sulle quotazioni". (CorriereOrtofrutticolo.it)
13 marzo 2012
Il consumo regolare di frutta e verdura dona un colorito della pelle più luminoso e meno spento. La conferma di quanto ipotizzato da precedenti studi arriva da una recente ricerca pubblicata su PLoS ONE, a cura dei ricercatori dell'Università di St Andrews, in Gran Bretagna. Secondo gli autori, che hanno studiato la dieta di 35 persone, il segreto di un colorito meno pallido e spento è nei carotenoidi, pigmenti che si trovano in molti tipi di frutta e verdura. Queste sostanze sarebbero in grado di dare una tonalità più luminosa e sana alla pelle.
Gli autori hanno esaminato il colorito del volto dei pazienti prima e dopo una dieta basata su frutta e verdura durata 6 settimane. Dal confronto è emerso che le tonalità del giallo e del rosso della pelle erano più vivide dopo la dieta a base di frutta e verdura. Insomma, consumare frutta e verdura rende non solo più sani, ma anche più attraenti, eliminando quel colorito pallido, spento e malaticcio che certo non ha appeal.
Secondo i ricercatori si dovrebbe tornare ad una dieta più simile a quella dei nostri antenati per migliorare non solo la salute ma anche l'aspetto. Si dovrebbe tornare a soddisfare le richieste nutrizionali "scritte" nei geni dell'essere umano non solo per evitare malattie dovute a squilibri alimentari. Aumentare il consumo di frutta e verdura, dunque, è sicuramente un passo nella giusta direzione. (ItaliaFruit)
12 marzo 2012
Gli italiani a tavola non rinunciano alla qualità e, un po' per contenere le spese e un po' perché dal contadino è tutto più buono, riscoprono il piacere di acquistare frutta e verdura dagli agricoltori, tanto che nel 2011 sono stati 9,2 milioni gli italiani che hanno fatto spesa in campagna (+53% sul 2010), con una novità, l'agriestetista: dalla crema anti invecchiamento allo spumante al fango anti cellulite, è la tendenza protagonista all'Assemblea degli Agrimercati di Campagna Amica by Coldiretti. (Winenews)
9 marzo 2012
Conad, classe 1962, ha scelto di celebrare i propri 50 anni di attività invitando gli italiani a raccontare gli anni Sessanta con le foto di famiglia. Un concorso aperto a tutti, inserito nell'ambito del ricco calendario di iniziative con le quali la catena si accinge a tagliare il traguardo del mezzo secolo di vita. Per partecipare al concorso è sufficiente inviare via web, al sito www.conad.it/Italia1962, una fotografia d'epoca scattata sul territorio nazionale nel decennio 1960-1969. Nessun vincolo per i soggetti - ritratti, paesaggi o reportage - se pervenuti entro il 20 Aprile 2012. Le foto poi saranno selezionate e pubblicate nella galleria virtuale dell'iniziativa. In palio, per i partecipanti, una Vespa, una macchina fotografica professionale e un workshop presso Fondazione Forma per la Fotografia di Milano.
I contributi fotografici più interessanti troveranno spazio anche nell'ambito della mostra "Italiani nel dettaglio". La cooperazione tra dettaglianti compie 50 anni, che sarà inaugurata a Bologna, presso la Sala Borsa, il prossimo 11 Maggio, per poi toccare le principali città italiane nei mesi successivi. Promossa da Conad e curata dall'agenzia Contrasto, la mostra intende indagare l'evoluzione degli stili di vita del Paese con immagini storiche estratte dagli archivi Contrasto/Magnum, Conad e da altre fonti. L'esposizione presenterà, tra le altre, anche le opere di due autori italiani, Lorenzo Pesce e Massimo Siragusa, impegnati in questi mesi in una ricognizione fotografica sulla cooperazione tra dettaglianti in tutto il territorio nazionale.
Informazioni sul concorso e regolamento disponibili sul sito www.conad.it/Italia1962. (ItaliaFruit)
8 marzo 2012
Gli italiani sembrano aver dimenticato la dieta mediterranea. È quanto emerge dalla nuova "Indagine nazionale sui consumi alimentari in Italia: INRAN-SCAI 2005-06". Lo studio, condotto dall'Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione, rivela quali sono i consumi, le abitudini e gli stili di vita degli italiani. La ricerca ha preso in esame un campione di famiglie (3.323 individui) distribuite su tutta la penisola, che per tre giorni consecutivi ha compilato un diario sui consumi oltre ad alcuni questionari.
L'esito non è sempre stato quello sperato, basta dire che il consumo medio di frutta e verdura è risultato di 418 g/die pro capite, appena sopra il minimo raccomandato dalla FAO (Food and Agriculture Organization) pari a 400 g.
Osservando il consumo di carni rosse si capisce perché la dieta mediterranea sembra essere un ricordo del passato. Il valore a crudo raggiunge i 700 g alla settimana, contro i 400-450 g consigliati. Un abuso che ha come possibili conseguenze lo sviluppo di gravi patologie del colon e del retto.
Nessuna novità per quanto riguarda i pasti, ancora consumati principalmente in casa: il pranzo rimane il più amato, tanto da fornire il 43% dell'energia giornaliera, contro il 38% della cena, l'11 % della colazione e l'8% di spuntini e snack.
Lo studio prosegue con un approfondimento sui singoli alimenti, con indicazioni precise riferite ai grammi assunti giornalmente. Tra le bevande in prima posizione troviamo l'acqua in bottiglia con quasi mezzo litro che batte quella di rubinetto (196 g), confermando il triste primato dell'Italia come la nazione con consumi record di minerale. Nell'elenco segue in seconda posizione il caffè (81 g), e a notevole distanza c'è il tè (27 g). Quindi, le bevande a base di cola (19 g), i succhi di frutta alla pera, pesca, mela e albicocca (16 g) e alla fine altri tipi di succhi di frutta (11 g). Il vino rosso è il preferito tra le bevande alcoliche (50 g), seguito dalla birra (25 g) e dal vino bianco (14 g).
Passando agli alimenti propriamente detti, nella sezione cereali e prodotti da forno il pane è sovrano con 94 g al giorno. Solo al secondo posto, a distanza, l'icona della cucina nazionale, la pasta di semola (50 g).
Nel gruppo carne, in vetta alla classifica, c'è la carne di bovino (43g), seguita da pollame (21 g) e suino (19 g, esclusi gli affettati). Il pesce più diffuso è il merluzzo (8 g), mentre il tonno in scatola e i crostacei (4 g) si dividono la seconda posizione.
Per quanto riguarda la verdura, escludendo i pomodori che sono i protagonisti indiscussi della cucina italiana, i consumi sono orientati verso lattuga (17 g), zucchine (14 g) e carote (10g).
Tra i latticini trionfa la mozzarella vaccina (23 g), seguita dallo yogurt alla frutta (10 g), bianco (7 g) e dal parmigiano (7 g). Infine tra i frutti, leader indiscusse sono le mele (59 g) e le arance (30 g). (Il fatto alimentare)
7 marzo 2012
Non si ferma il progetto europeo Frutta nelle scuole: è di ieri la notizia che l'Ue ha assegnato all'Italia circa 20,5 milioni di euro per il prossimo anno. I fondi consentiranno così di proseguire, per il quarto anno consecutivo, la campagna di sensibilizzazione del Mipaaf, finalizzata a formare e consolidare sane abitudini alimentari fin dall'infanzia, attraverso diverse attività formative e la somministrazione di prodotti ortofrutticoli freschi, scelti con il criterio della stagionalità e privilegiando frutta e verdura di qualità certificata (Dop, Igp e biologici), coinvolgendo, oltre agli alunni delle scuole primarie di tutte le Regioni italiane, anche i loro genitori e insegnanti.
Sui risultati ottenuti, il ministro Mario Catania ha commentato soddisfatto che «da quando è nata fino ad oggi la campagna del Ministero delle Politiche agricole ha raggiunto in Italia quasi 3 milioni di bambini e circa 25mila scuole primarie».
Alle risorse stanziate dall'Ue, si aggiungeranno i fondi nazionali cofinanziati dal Ministero dell'Economia e delle finanze dal fondo di rotazione Igrue, con i quali si prevede di raggiungere un totale di oltre 35 milioni di euro, permettendo così di coinvolgere per la prossima edizione più di 1 milione di bambini tra i 6 e gli 11 anni.
6 marzo 2012
Quello tra vino e grande distribuzione, in Italia, è un amore contrastato. La gdo vende ormai più del 60% delle bottiglie commercializzate nel Belpaese, ma i produttori, da anni, lamentano uno strapotere delle catene sul prezzo. Ma ora, tra nuove tasse, costi che aumentano, e una vendemmia più scarsa in quantità con prezzi della materia prima cresciuti, è arrivato il momento di ritoccare in alto i listini con cui la gdo compra il vino. Cosa quanto mai delicata soprattutto per i vini sotto ai 2-3 euro allo scaffale, in un momento come questo. Serve un dialogo sereno - spiega a WineNews il direttore Federvini Ottavio Cagiano - senza pregiudizi, ma sapendo che i prezzi ai produttori devono crescere. Dal 2008 il vino ha perso il 40% del valore al produttore - dice Adriano Orsi (Fedagri-Confcooperative) - e siamo sotto la soglia di sopravvivenza, soprattutto in certe Regioni. Aumenti dei prezzi tra il 5 e il 12% sono indispensabili. I problemi sono tanti - aggiunge Lucio Mastroberardino alla guida di Unione Italiana Vini - a partire dalle inefficienze delle infrastrutture: costa molto di più mandare una bottiglia da Avellino a Verona che da Verona a Berlino, per esempio. Ma il prezzo è un flagello. Come risponde la gdo? Aumentare di 10-15 centesimi al litro il prezzo a cui compriamo il vino che rivendiamo tra i 4 e i 6 euro non è un problema - spiega Flavio Bellotti del gruppo Selex - perché si possono assorbire dei margini. Più difficile per quelli sotto ai 2 euro al litro al consumatore. Che fanno tanto volume. Marco Peduzzi di Iper, mette in luce anche unaltra faccia della medaglia: per chi come noi produce una linea di vini a marchio proprio e vuol mantenere un certo livello di qualità, queste richieste di aumento in qualche modo vanno accettate, o il rischio è di rimanere senza prodotto. Abbiamo cercato anche i pareri di Coop, leader della Gdo in Italia, e di Conad, senza ottenere risposte ufficiali. Ma si intuisce che il problema è percepito ad ogni livello della filiera, e che la volontà sia quella di agire a più livelli per mantenere più alti i prezzi del vino, che non può essere trattato come una commodity qualunque, e di creare nel consumatore la consapevolezza che il vino ha bisogno di essere pagato di più. (Winenews)
5 marzo 2012
Secondo una ricerca commissionata da Coca-Cola Enterprises, nei prossimi 5-10 anni tecnologia e sostenibilità influenzeranno sempre più le abitudini di acquisto dei consumatori.
Lo studio sul negozio del futuro condotto da IGD sostiene che nel futuro lo smartphone diventerà il telecomando dei consumi, consentendo ai clienti di acquistare e interagire con le aziende stesse titolari dei brand, sia da casa che al supermercato. I consumatori saranno in grado di confrontare i prezzi online con quelli praticati in-store e in tal senso i social media assumeranno sempre più importanza nel dare consigli prima dellacquisto di un prodotto.
La sostenibilità diventerà molto rilevante: i consumatori saranno infatti sempre più interessati alla provenienza, alla tracciabilità nonché all'impatto ambientale e sociale dei prodotti.
Secondo lo studio, inoltre, i consumatori richiederanno una maggiore personalizzazione, si aspetteranno una comunicazione più mirata nonché promozioni e offerte su misura secondo i valori individuali e le necessità.
I risultati si basano su approfondite ricerche e interviste svolte all'interno di tutto il settore alimentare.
Joanne Denney-Finch, Amministratore Delegato IGD, ha dichiarato: "Non esiste un modello unico per il negozio del futuro. Ogni rivenditore sarà chiamato ad adottare un approccio differente: su misura in base alla località, al mix demografico della clientela e alle particolari esigenze che ogni singolo negozio si aspetta di poter incontrare".
Il documento individua tre possibili scenari per il Future Store: il Connected Store (ovvero improntato sull'offerta di un servizio che sfrutta le nuove tecnologie), il Green Store e il Shopper-Centric Store (focalizzato sulla soddisfazione delle esigenze del consumatore finale). (ItaliaFruit)
2 marzo 2012
Sono sempre più attuali le iniziative della gdo contro lo spreco di energia, che si concretizzano soprattutto installando impianti all'avanguardia e sviluppando logiche centralizzate finalizzate a diminuire l'impatto del trasporto delle merci. Il processo sulla sostenibilità, ma ancora prima del risparmio sui costi, è iniziato a partire dal 2000, traducendosi in interventi concreti e studi mirati a ridurre gli sprechi nei supermercati di vendita.
I supermercati si impegnano soprattutto per cercare di mitigare il consumo della refrigerazione alimentare. Esselunga, per esempio, nei supermercati di ultima generazione, ha fatto installare centrali frigorifere a CO2, per evitare l'utilizzo dei fluidi refrigeranti aventi impatto negativo sulla fascia dell'ozono. Queste centrali sono state installate con successo anche in molti punti vendita Carrefour e Coop, per sostituire i liquidi refrigeranti, tra cui i clorofluorocarburi (Cfc), messi al bando, a partire dal 2010, come gas climalteranti altamente pericolosi e vietati, dal protocollo di Montreal. «La refrigerazione alimentare», spiega Paolo Garavelli, direttore acquisti tecnici e spese generali di Carrefour Italia, «rappresenta ancora la parte più impegnativa, circa il 40%, nei costi di un supermercato. Poi c'è l'illuminazione, che rappresenta circa il 20% delle spese e, infine, la parte legata al riscaldamento e al condizionamento ambientale. Ed è principalmente su questi settori che stiamo cercando di intervenire. Noi, ad esempio, dal 2006 al 2012, abbiamo investito 31 milioni di euro per cercare di ridurre i consumi energetici».
Ci si impegna per abbassare anche i costi di riscaldamento e refrigerazione degli ambienti. La tecnologia del cool roof, speciale vernice che riflette i raggi del sole e genera calore a seconda delle stagioni, viene sperimentata con buoni risultati da Carrefour sul tetto del ipermercato di Assago e presto potrebbe essere utilizzata anche da altri supermercati.
E non solo. Ci si adopera per centralizzare anche i trasporti delle merci, creando piattaforme logistiche pensate per eliminare i lunghi viaggi, ottimizzare il carico dei camion e ridurre il flusso di traffico per contenere le emissioni di anidride carbonica. Tra i sistemi che sembrano funzionare quello messo a punto da Esselunga che, per controllare meglio i flussi logistici, ha diviso la distribuzione in tre grandi centri strategici. Uno alle porte di Milano, nei pressi di Linate, uno a Biandrate, in provincia di Novara, che è anche interamente alimentato da energia acquistata con certificati che finanziano la produzione da fonti rinnovabili (Recs), e infine quello di Sesto Fiorentino, alle porte di Firenze, dove arrivano tutti i prodotti da distribuire in tutti negozi e punti vendita collocati entro un raggio di 180 chilometri da ogni centro. (Gdo News)
1 marzo 2012
Ogni anno una catena di supermercati italiana di grandi dimensioni ritira dagli scaffali 400/500 prodotti alimentari. I motivi sono i più disparati: data di scadenza poco leggibile, problemi rilevati dall'azienda in fase di produzione, imperfetta chiusura della confezione, diciture errate, presenza di corpi estranei...
Le segnalazioni arrivano dal produttore ma spesso anche dai dipendenti del punto vendita che, mentre sistemano le confezioni sugli scaffali scoprono involucri troppo fragili, pasta con farfalline, confezioni bombate, buste di prosciutto saldate male, conserve in scatola ammaccate. Segnalazioni preziose arrivano dai consumatori quando aprono o assaggiano la confezione. I supermercati più scrupolosi dopo 2 reclami relativi allo stesso alimento fanno scattare il ritiro immediato dagli scaffali e avviano i controlli.
L'anno scorso l'Italia ha inviato al Sistema di allerta alimentare europeo (Rasff) 553 segnalazioni (su un totale di 3.736) relative a prodotti ritirati dal mercato (importati o esportati in ambito europeo). I problemi più diffusi riguardano la presenza di Salmonelle, seguita dalla Listeria nel salmone affumicato e l'Anisakis nel pesce fresco.
Tutti gli alimenti ritirati dal mercato sono codificati dalle imprese, dai supermercati e dal ministero e quindi, diramare un bollettino settimanale per informare i cittadini, sarebbe un'operazione abbastanza semplice e a costo zero. È vero che le aziende hanno l'obbligo di segnalare i casi ai consumatori (l'ultimo avviso è della Sperlari che ha ritirato i cioccolatini Granperle per la presenza di corpi estranei) ma poche lo fanno e nessuno controlla. Anche i supermercati dovrebbero informare i clienti ma succede raramente. Il sito del ministero pubblica in mod o discreto le notizie, ma solo quando c'è un pericolo grave come nei casi di Botulino.
Perchè il ministero della Salute e le catene di supermercati non diffondono l'elenco dei prodotti ritirati? È un gesto di correttezza nei confronti dei cittadini.
In altri Paesi europei, molti supermercati pubblicano regolarmente la lista dei prodotti. L'elenco delle insegne si trova nel sito di di Phyllis Entis, una blogger inglese che propone una rassegna stampa quotidiana degli alimenti tolti dagli scaffali. In Italia l'unico punto vendita che segue questo esempio è il supermercato Gros Cidac di Aosta. Sarà un caso, ma anche la Regione Valle d'Aosta è l'unica che indica nel proprio sito il nome, il marchio, il lotto e il punto vendita dove sono stati venduti gli alimenti ritirati. (Il Fatto Alimentare)
29 febbraio 2012
Conad combatte la crisi investendo. Sul tavolo per il biennio 2012-2014 ci sono 235 milioni di euro. Andiamo controcorrente, spiega il direttore generale di Pac2000A Danilo Toppetti, una delle otto cooperative che fanno capo al Gruppo cooperativo, nel corso della conferenza stampa per la presentazione del bilancio 2011. E non solo: daremo ulteriore occupazione anche sviluppando aree per 16 mila metri quadrati. Nel Lazio la cooperativa Pac2000A ha chiuso nel 2011 con un fatturato di un miliardo di euro registrando una crescita del 6 per cento rispetto all'anno precedente. Mentre il fatturato del Gruppo è di oltre due miliardi di euro (2,069). Ma non siamo appagati, insiste Toppetti. La crisi va combattuta attraverso opere concrete. Investendo altro denaro e assumendo nuove persone. La crisi va demonizzata. E va sconfitta.
La cooperativa che opera nella regione Lazio con 280 dettaglianti associati e 378 punti di vendita (1 iper E.Leclerc Conad, 14 Conad Superstore, 120 Conad, 31 Conad City, 119 Margherita e 93 discount Todis) per una superficie di 216 mila mq, da occupazione a 5.152 addetti (+7 per cento rispetto al 2010). Le vendite nella regione, nonostante la congiuntura economica che il paese sta attraversando, sono cresciute, a rete omogenea, del 2,9 per cento, in controtendenza rispetto al dato nazionale (-2 per cento). Certo, anche nel Lazio la crisi ha inciso sugli acquisti modificando le abitudini di consumo: sono aumentate le vendite dalle carni bianche a discapito di quelle rosse, dal pesce surgelato o in scatola su quello fresco e crescono legumi, uova, farina e zucchero. Per far fronte a questo periodo particolarmente delicato PAC 2000A ha ulteriormente potenziato le sue iniziative per sostenere il potere d'acquisto delle famiglie.
Nel 2011 sono state 27 offerte promozionali, che hanno inciso per il 27 per cento sul fatturato alle quali sono da aggiungersi quelle sui prodotti ortofrutticoli. Grande interesse, inoltre, ha riscosso, presso la clientela, l'iniziativa del Carrello Felice attraverso la quale ogni mese viene proposto un paniere di prodotti a marchio Conad ad un prezzo scontato del 25 per cento. Anche questa iniziativa ha contribuito a far crescere le vendite di prodotti a marchio che rappresentano, nel Lazio, il 19,7 per cento delle vendite totali. Tutto ciò ha permesso di rafforzare la leadership di Conad nel territorio laziale con una quota di mercato del 21,1 per cento.
Conad ha tutto il diritto di poter dire di rappresentare il vero volto della cooperazione, spiega il direttore generale Francesco Pugliese "Siamo una cooperativa di 2.100 soci imprenditori, leader a livello nazionale nei supermercati". In un periodo come questo aumentano le prede e i predatori "ed essere secondi sul mercato non basta", insiste Pugliese. Poi la polemica su rapporto Gdo-agricoltura e sull'articolo 62 del decreto Liberalizzazione che regola i pagamenti. "Siamo visti come coloro che speculano sulla filiera. Non è così. Siamo i primi a sostenere che i più deboli vanno difesi, ma ad acquistare dai produttori è la grande industria". E ancora: "giusto che ci sia un contratto scritto. Noi non vogliamo affamare nessuno. Ci chiediamo però perché nel decreto è prevista anche la regolamentazione per la grande impresa".
Questa regolamentazione si traduce nella sottrazione per la Gdo di 3 miliardi di euro di liquidità. Leggeremo gli effetti di questo provvedimento. che si deciderà il 29 febbraio, perché se un'azienda chiude, non paga solo in ritardo, non paga proprio. Anche perché se la Gdo ha un ricavo dello 0,8 per cento, l'impresa ha un ricavo che non scende mai sotto al 4 per cento. Il rischio, secondo il direttore Conad, è che a soffrire della regolamentazione dei contratti sia la distribuzione italiana che tanto ha faticato per competere con i grandi gruppi stranieri che fino a pochi anni fa detenevano il 30 per cento della distribuzione sul territorio nazionale. Conad è una cooperativa di dettaglianti che promuove sul territorio la diversità dei prodotti, insiste Pugliese. E la scelta della margherita non è un caso, visto che non esiste un fiore uguale a un altro. (ItaliaFruit)
24 febbraio 2012
Le famiglie italiane nel 2011 hanno acquistato 8,3 milioni di tonnellate di frutta e verdura fresche e surgelate per una spesa di 13,4 miliardi di euro. E la sintesi dei dati annuali dell'Osservatorio dei Consumi ortofrutticoli delle famiglie italiane di Macfrut (curato da GFK-Eurisko).
Rispetto lo scorso anno, il 2011 ha segnato una leggera contrazione del monte degli acquisti, ovvero da 8.481.373 ton. a 8.395.973 ton., con un -1% e un piccolo incremento della spesa totale pari al +0,21% (da 13 miliardi e 376,6 a 13 miliardi e 405,6 milioni di Euro).
I dati da interpretare sono un buon incremento delle famiglie acquirenti (+1,6% consentendo di raggiungere il 99,9% del totale nuclei familiari) e il calo del -2,6% dei quantitativi comperati da ogni famiglia (346,70 kg nel 2011 contro 355,99 kg/famiglia nel 2010), che porta ad un ribasso del -1,13 della spesa: ogni nucleo familiare ha speso nellanno 2011 582,43 Euro per frutta, verdura e ortaggi surgelati a differenza dei 588,11 sborsati nel corso del 2011.
Crisi, diminuzione della disponibilità economica, nuovi modelli alimentari possono essere motivi e concause, che verranno approfonditi, assieme ad una maggior analisi dei dati a Macfrut (in programma a Cesena dal 26 al 28 settembre). Macfrut è la rassegna internazionale dedicata alla filiera ortofrutticola ed è il punto di incontro di tutto il settore con una forte partecipazione di operatori e imprese estere, con incontri B2B programmati e una convegnistica di alto profilo.
23 febbraio 2012
Non c'è tregua per le tasche degli italiani. Il carrello della spesa delle famiglie resta costosissimo a gennaio, aumentando del 4,2 per cento su base annua e mantenendosi più alto rispetto al tasso d'inflazione complessivo (+3,2 per cento). La colpa è degli ennesimi rincari dei carburanti, che 'avvelenano' anche i listini alimentari, soprattutto quelli dei prodotti lavorati. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, commentando i dati diffusi oggi dall'Istat.
I prezzi al dettaglio dei beni alimentari continuano a risentire dell'impennata del gasolio per l'autotrasporto, che a gennaio cresce del 25,2 per cento tendenziale -evidenzia la Cia-. Purtroppo il risultato di questa dipendenza quasi totale dal trasporto su gomma per la distribuzione dei prodotti dal campo alla tavola è un nuovo rialzo dei listini sugli scaffali del supermercato: lo zucchero schizza su al +15,9 per cento, il caffè a +16,5 per cento, il pesce a +3,6 per cento. Aumentano anche pane e pasta, rispettivamente +2,9 per cento e +2,1 per cento, mentre scendono almeno i prezzi di vegetali freschi (-8,7 per cento) e frutta fresca (-2 per cento).
Ma questi incrementi dei prezzi si traducono in minori quantità acquistate e nel ricorso sempre più spinto verso discount e promozioni commerciali, che interessa ormai quasi il 40 per cento dei nuclei familiari italiani. Continuando così però -avverte la Cia- sarà impossibile rilanciare i consumi domestici, alla base della ripresa economica, e in primis quelli per la tavola, già in profondo rosso nel 2011 con un calo drastico del 2 per cento.
22 febbraio 2012
Mi auguro che la grande distribuzione organizzata cessi la resistenza che ha posto in atto in questi giorni contro l'articolo 62, io comunque la Gdo non la mollo. Lo ha detto il ministro delle Politiche agricole Mario Catania, a proposito delle norme contenute nel decreto liberalizzazioni che introducono nuove regole nei rapporti commerciali della filiera agroalimentare.
Nell'ultimo incontro avuto con i rappresentanti della Gdo, ha detto il ministro a margine dell'inaugurazione del salone della nautica Big Blu, ho fatto loro capire che non è più tempo di difendere rendite di posizione, devono contribuire allo sviluppo del paese in un momento difficile come questo; la Gdo, ha continuato Catania, ha ricevuto molto nell'ambito delle misure di liberalizzazione attuate da questo governo, mi riferisco agli orari di apertura degli esercizi commerciali, devono quindi essere costruttive e in particolare per l'ortofrutta.
Un messaggio, secondo Catania, che la Gdo dovrebbe aver capito. C'é un tavolo tecnico presso il mio ministero, ha aggiunto Catania, fino alla prossima estate e voglio che si evitino quelle frizioni e quei comportamenti che hanno portato alla grave crisi della commercializzazione dell'ortofrutta. L'articolo 62 è una battaglia che considererò vinta solo quando diventerà legge, ha concluso il ministro, è un intervento con cui portiamo trasparenza su tutta la filiera alimentare importante anche per evitare l'evasione fiscale da parte degli operatori. (Corriere Ortofrutticolo)
20 febbraio 2012
Gli aumenti congiunturali di prezzo di alcuni prodotti ortofrutticoli, nei mercati all'origine e all'ingrosso, dovuti agli eventi climatici delle ultime settimane, sono stati riassorbiti e il settore si sta riallineando alle dinamiche di periodo. E' quanto emerso dalla seduta straordinaria del Tavolo di confronto sulla trasparenza delle dinamiche dei prezzi, riunitosi nella sede del ministero dello Sviluppo economico.
All'incontro, presieduto dal Garante dei Prezzi Roberto Sambuco, hanno preso parte, insieme ai tecnici del dicastero di via Veneto e delle Politiche agricole, i rappresentanti della filiera agricola, le associazioni dei produttori, il sistema cooperativo, sindacati e consumatori.
Il gruppo di lavoro presso il Ministero dello Sviluppo Economico, informa una nota, "terrà sotto costante monitoraggio la dinamica dei volumi di vendita e dei relativi prezzi per singole fasi di scambio della filiera agricola, al fine di verificare eventuali criticità e comportamenti speculativi che, in ogni caso, non sono apparsi ad oggi di evidente e generale portata".
"Proprio al fine di tenere alto il livello di controllo su possibili comportamenti a danno dei consumatori - prosegue la nota - è stata valutata la possibilità di avviare una più stretta collaborazione con le associazioni dei consumatori e le unità della Guardia di Finanza, specie riguardo alla trasparenza e conoscibilità dei prezzi dei prodotti al consumo, con particolare riferimento ai settori d'intervento del tavolo". (FreshPlaza)
17 febbraio 2012
La spesa di quasi due italiani su tre (65 per cento) è stata stravolta dal maltempo che ha distrutto le coltivazioni in campo ed ostacolato i trasporti modificando i prezzi e l'assortimento dei prodotti sugli scaffali. E' quanto emerge da un sondaggio on line condotto dal sito www.coldiretti.it che evidenzia i cambiamenti nei comportamenti di acquisto degli alimenti a causa dell'ondata straordinaria di maltempo che ha interessato l'Italia. Per il 40 per cento degli italiani a provocare il cambiamento - sottolinea la Coldiretti - è stato l'aumento dei prezzi che ha interessato alcune referenze mentre per il 16 per cento la responsabilità va attribuita all'assortimento ridotto per la scomparsa di alcuni prodotti dai supermercati ma c'è anche un 9 per cento che non è riuscito a raggiungere il solito punto d vendita. Il risultato finale, continua la Coldiretti - è stato un contenimento degli acquisti di ortofrutta da parte dei consumatori che viene stimato in media pari attorno al 5 per cento nei quindici giorni di maltempo. L'aumento dei prezzi è stato accompagnato - continua la Coldiretti - da una riduzione delle consegne a causa del gelo e della neve sulle strade con tanti paesi isolati in cui i negozi sono stati addirittura chiusi e le città in cui gli scaffali sono risultati spesso sguarniti. A scarseggiare sono stati - precisa la Coldiretti - soprattutto di prodotti freschi, come ortofrutta e latticini, ma anche alimenti conservati come la farina mentre nel comparto dell'ortofrutta sono mancati gli ortaggi a foglia larga, bietole, cicorie, spinaci e insalate. Il consiglio della Coldiretti è quello di tagliare quando è possibile le intermediazioni e di rivolgersi direttamente ai produttori nelle aziende e nei mercati di Campagna amica e per verificare la congruità dei prezzi contro le speculazioni un aiuto viene dal servizio Sms consumatori che attraverso l'sms al numero 47947 fornisce i prezzi piu' congrui per i diversi prodotti al nord, al centro e al sud Italia. Se i consumatori devono fare i conti con forniture ridotte e prezzi in rialzo, il danno per il settore agricolo ha raggiunto ora - stima la Coldiretti - quasi 300 milioni di euro. Ai danni immediati causati dal crollo della produzione di latte a causa del freddo o dalla neve e gelo nei campi e dal blocco delle attività di trasporto che hanno portato alla distruzione di centinaia di migliaia di tonnellate di prodotti deperibili vanno sommati - continua la Coldiretti - quelli strutturali con il crollo di intere strutture produttive, dai capannoni alle stalle con la distruzione di macchinari e la morte di migliaia di animali allevati, tra mucche, pecore, cavalli, conigli e polli. Il conto per l'agricoltura - conclude la Coldiretti - potrebbe salire in misura esponenziale perché con le temperature al di sotto dei dieci gradi per piu' giorni rischiano di essere compromesse anche le circa 100 milioni di milioni di piante di ulivo coltivate nelle zone interessate dal maltempo, al pari di quanto è avvenuto con le gelate del 1985.
16 febbraio 2012
Altro che tasse, ci sta pensando il maltempo a svuotare le tasche degli agricoltori italiani: tra danni causati dal blocco delle attività non solo nei campi, ma anche nell'industria, nei servizi e nei trasporti, in 10 giorni per Coldiretti si sono bruciati 1,5 miliardi di euro, di cui 500 milioni pagati soltanto dall'agricoltura. E con il gelo che non allenta la morsa, sono a rischio 100 milioni di piante di olivo. E, intanto, c'è chi specula: zucchine a +20%, melanzane a +15%, pomodori a +14% negli scaffali, denuncia Adiconsum (Winenews)
15 febbraio 2012
L'età dell'euro è stata accompagnata da un profondo cambiamento nelle abitudini e strategie di shopping delle famiglie italiane. Rispetto a dieci anni fa il carrello della spesa ha perso dieci punti di valore, secondo la fotografia storica dell'Osservatorio Inflazione Nielsen, che misura le variazione dei prezzi e le scelte dei consumatori nella grande distribuzione organizzata.
Se consideriamo il 2001 pari a 100, sulla curva che misura la variazione del mix di spesa (cioè la variazione del prezzo per effetto di variazioni di scelta dei consumatori sui prodotti e sulle quantità acquistate) osserviamo infatti una perdita costante di valore anno dopo anno, per scendere a quota 89,8 a fine 2011.
Cosa è successo? Lo scenario dell' ultimo decennio è contrassegnato da diversi fenomeni che hanno condizionato i consumatori. L'introduzione dell' euro è ovviamente l'evento del 2002. Il 2004 e il 2006 sono anni contrassegnati da una forte spinta dei primi prezzi, con l'avvio della battaglia dei listini. Il 2007 e il 2008 sono contraddistinti dall'espansione dei discount, mentre dal 2009 in poi, in piena crisi economica, si registra un'impennata delle promozioni e, contemporaneamente, una fortissima spinta alla marca privata, la cosiddetta private label, a scapito dei più costosi prodotti firmati. Come dire: la pasta Carrefour contro quella Barilla o De Cecco; i cereali con il logo Esselunga contrapposti a quelli Kellogg' s e così via.
In questo modo i margini della grande distribuzione aumentano e il consumatore risparmia, con "qualità assimilabile al prodotto di marca, secondo quanto affermano gli stessi consumatori", sostiene Cristina Farina, responsabile clienti della Gdo per Nielsen. Anche se questo vale soprattutto per l'alimentare, e in misura minore per i prodotti per la pulizia della casa, mentre "nei prodotti per la bellezza e la cura del corpo, c' è invece più diffidenza e si preferisce la marca". Indipendentemente dal livello di inflazione, la variazione del mix di spesa è sempre negativa, anche nel 2005 quando l'inflazione era pari a zero. A testimonianza che, al di là dell' andamento dei prezzi, gli italiani dal 2002 a oggi hanno sempre cercato di risparmiare sulla spesa, probabilmente un altro indizio che indica una percezione diffusa di maggior povertà. (Corriere ortofrutticolo)
14 febbraio 2012
L'associazione Movimento Difesa del Cittadino, con la collaborazione delle sedi locali, ha visitato nel 2011 i mercati rionali di molte città italiane rilevando che vengono sempre meno rispettate le norme in materia di etichettatura per l'ortofrutta. In totale sono stati rilevati 373 banchi per l'ortofrutta: erano in regola solo il 24% del campione esaminato. Tra le informazioni meno presenti nei cartelli informativi vi è l'origine del prodotto, indicata solo nel 39% dei casi per l'ortofrutta.
Ricordiamo che per il consumatore il cartellino informativo è la carta di identità del prodotto ed è quindi essenziale che questa sia sempre presente, anche nei mercati rionali, ha detto Silvia Biasotto del Dipartimento Sicurezza Alimentare del Movimento Difesa del Cittadino. E' grave notare come l'origine sia poco presente. La conoscenza del consumatore della provenienza dei prodotti è fondamentale per informare lo stesso in caso di emergenze alimentari, per combattere l'omologazione degli alimenti e la delocalizzazione delle attività e perché il cittadino ha diritto alla massima informazione chiara e trasparente.
Sono ben tre le regioni che conquistano la cosiddetta 'maglia nera': Calabria, Campania e Sicilia. La performance migliore è invece stata registrata dal Friuli Venezia Giulia dove tutto il campione ha rispettato in pieno la normativa. Seguono la Toscana (60%) e le Marche (48%). (ItaliaFruit)
13 febbraio 2012
Duro attacco del ministro delle Politiche agricole Mario Catania al fronte della grande distribuzione organizzata, schierato nell'affossare le norme del pacchetto agroalimentare contenuto nel decreto liberalizzazioni. "Sono basito e preoccupato - ha detto Catania incontrando i giornalisti - c'è in atto un duro attacco a queste norme soprattutto relativo all'obbligatorietà dei pagamenti a 30 e 60 giorni. Non capisco come chi incassa cash tutti i giorni possa essere contrario a pagare in tempo".
Oggetto del contendere, le norme relative ai rapporti commerciali all'interno della filiera agroalimentare, contenute nel dl liberalizzazioni. Novità salutate positivamente dai produttori e dalle imprese della trasformazione. Contro l'art.62 si era invece schierata fin da subito la Gdo ritenendolo "inapplicabile". "La grande distribuzione si è mossa armi in pugno per far saltare l'articolo e non so come andrà a finire. Sono preoccupato - ha detto il ministro a margine di un incontro - vedo già reazioni da parte di alcune forze politiche. Ma è una battaglia importante e sono determinato a combatterla fino in fondo". "C'è un tentativo in atto - ha proseguito Catania - di spazzare via principi equi e sacrosanti come il diritto ad avere contratti scritti nelle transazioni commerciali e a essere pagati entro certi termini. Sono soprattutto le piccole e medie imprese dell'agroalimentare ad essere strozzate dalle condizioni poste dalla Gdo. Avrò un incontro con quest'ultimi la prossima settimana, non rinunzio certo al confronto ma il loro atteggiamento mi delude fortemente, osteggiare con tanta veemenza principi elementari come il contratto scritto e termini di pagamento entro 30 o 60 giorni. Eppure - ha proseguito - quando andiamo a fare la spesa dobbiamo tutti pagare subito, mi sembra un'opposizione che vuole solo difendere nicchie di rendita". (Con i piedi per terra)
31 gennaio 2012
Campbell Skinner è il responsabile delle tecniche di gestione delle emissioni di anidride carbonica (impronta di carbonio) per la Footprints 4 Food. Ha lavorato con coltivatori e fornitori di prodotti freschi di tutto il mondo, fornendo nuove informazioni e consigli sulle emissioni di carbonio. Il suo obiettivo è quello di tradurre la scienza in consigli pratici che produttori e manager possano utilizzare nella loro programmazione di riduzione dei gas serra.
Durante l'Eurofruit Congress di Lima, lo scorso novembre 2011, Skinner ha dunque parlato di "impronta di carbonio" e "impronta idrica" in un'ottica di sostenibilità della filiera agroalimentare.
Partendo dal presupposto che la sostenibilità risponde ai bisogni delle generazioni attuali senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i loro, l'agricoltura, per sua stessa natura, è un tentativo di spostare l'equilibrio ecologico in modo da favorire gli esseri umani rispetto ad altre specie nella produzione di cibo e di sicurezza fisica. Quindi, sostenere l'agricoltura, significa sostenere il beneficio finale per il genere umano.
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30 gennaio 2012
Cartone Ondulé de France (COF), federazione francese dei produttori di imballaggio in cartone ondulato, ha presentato i risultati dei test di analisi del ciclo di vita, confrontando monouso riciclabili in cartone ondulato per frutta e verdura con vassoi di plastica riutilizzabili.
Sono stati studiati i casi di funghi, melone e cicoria. Secondo il presidente del COF, Jean-Marie Paultes, il cartone ondulato presenta vantaggi significavi su cui puntare in termini di promozione, comunicazione, logistica e igiene.
Lo studio ha evidenziato che gli impatti ambientali delle due soluzioni erano molto simili e limitati in entrambi i casi. Il prezzo di acquisto di vassoi di cartone ondulato si è rivelato essere più conveniente che affittare vassoi di plastica, i quali costano da 0,20 a 0,40 euro in più per unità consegnate.
Nel caso della cicoria, un vassoio di cartone ondulato costa 1,29 euro rispetto a 1,58 euro per un vassoio di plastica. Il costo aggiuntivo per 200.000 tonnellate di cicoria è pari a 8,50 milioni di euro. Un vassoio di cartone ondulato costa 1,44 euro per il melone rispetto ai 1,53 euro per un vassoio di plastica. Per i funghi, queste cifre sono pari a 1,23 e 1,46 euro, rispettivamente.
Mentre i produttori hanno denunciato di subire l'imposizione ad utilizzare i vassoi di plastica da parte di supermercati e ipermercati, l'associazione Légumes de France ha dichiarato che i produttori vogliono avere la possibilità di scegliere liberamente l'imballaggio, sottolineando che la plastica non è affatto adattata alla cicoria, ad esempio. D'altra parte, la volatilità del costo della carta riciclata e cartone rimane un problema.
Paultes ha invitato il settore a mobilitarsi al fine di rendere i prezzi più stabili. Il mercato degli imballaggi in cartone per ortofrutta vale il 20% delle attività del settore del cartone ondulato. Nel 2010, in Francia, l'industria ha registrato vendite pari a 2,60 miliardi di euro, generato da 18 aziende che danno lavoro a 11.000 dipendenti. (FreshPlaza)
25 gennaio 2012
Si è finalmente intervenuti per contenere lo strapotere della grande distribuzione nei confronti degli agricoltori che sono spesso costretti a subire forti condizionamenti nella fornitura dei prodotti agroalimentari. Ad affermarlo il presidente della Coldiretti Sergio Marini che esprime il suo apprezzamento per il Decreto legge sulle liberalizzazioni nella parte proposta dal ministro delle Politiche Agricole Mario Catania sul sistema agroalimentare.
«Il Decreto - sottolinea Marini - pone anche un giusto freno alle speculazioni sui terreni provocata dalla diffusione selvaggia del fotovoltaico che ha fatto impennare i prezzi della terra su valori insostenibili per gli imprenditori agricoli». Per il presidente di Coldiretti è da apprezzare «la volontà di proseguire con decisione sulla strada della privatizzazione dei terreni agricoli di proprietà dello Stato con la prelazione a favore dei giovani agricoltori che oltre che a calmierare il mercato potrebbe portare alla nascita di 43mila nuove imprese. Il provvedimento accoglie alcune delle proposte consegnate dalla Coldiretti al Presidente del Consiglio Mario Monti e al Ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera in occasione del primo incontro tra Governo e parti sociali ma ci aspettiamo», conclude Marini «che ulteriori e necessari interventi possano trovare spazio in sede di conversione del decreto».
Come spiega la Coldiretti il Decreto prevede che i contratti di fornitura per i prodotti agroalimentari dovranno essere formulati per iscritto sulla base di condizioni più trasparenti ma anche che i pagamenti vengano effettuati entro 30 giorni per i prodotti alimentari deperibili e 60 giorni per gli altri definendo anche un preciso regime sanzionatorio. Tra gli articoli che riguardano il settore agricolo di rilievo sono anche quelli che riguardano la dismissione dei terreni demaniali agricoli e lo stop agli impianti fotovoltaici a terra.
Secondo uno studio della Coldiretti, inoltre, gli impianti a terra per il fotovoltaico coprono in Italia una superficie di 33,2 milioni di metri quadrati (3.316 ettari) per una potenza installata di 1.465,5 Megawatt (Mw), pari al 42,4% del fotovoltaico totale. Poco meno della metà del terreno occupato dagli impianti a terra si trova in Puglia (14,8 milioni) ma superfici ragguardevoli si trovano nel Lazio (3,8 milioni) ed in Emilia Romagna (3,4 milioni).
«La rapida espansione di questi impianti - conclude la Coldiretti - pone seri interrogativi di carattere ambientale e paesaggistico oltre che economico e produttivo in un Paese come l'Italia dove . negli ultimi 40 anni sono andati persi quasi 5 milioni di ettari di superficie coltivata, pari a due volte la regione Lombardia, ed il costo della terra ad uso agricolo è ben più alto che in Francia e Germania». (Vita)
24 gennaio 2012
Nel carrello della spesa alimentare nel 2011 è la tazzina a far registrare gli aumenti più elevati con un rincaro dell'11 per cento per il caffè e del 10 per cento per lo zucchero mentre al contrario la riduzione più evidente si è registrata per il prezzo dei pomodori in calo del 4 per cento rispetto allo scorso anno. E' quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi all'andamento dell'inflazione nel 2011. In media - sottolinea la Coldiretti - l'aumento dei prodotti alimentari e delle bevande è stato pari al 2,4 per cento inferiore all'andamento generale dell'inflazione che è risultato in crescita del 2,8 per cento. L'alimentare ha dunque contribuito in generale a frenare l'inflazione che è stata spinta soprattutto dal balzo dei costi energetici a partire dal benzina e diesel.
Oltre al crollo dei prezzi al produttore per frutta e verdura a favorire l'effetto calmieratore sui prezzi al dettaglio dei prodotti agricoli anche il boom registrato nel 2011 della vendita diretta con una crescita del 20 per cento negli acquisti di prodotti alimentari a chilometri zero che non devono percorrere lunghe distanze prima di essere consumati. In controtendenza rispetto all'andamento generale dei consumi ben oltre 8 milioni di italiani nel 2011 hanno fatto acquisti diretti dai produttori agricoli in azienda o nei mercati di campagna amica (farmers market). Con il nuovo anno - conclude la Coldiretti - sono saliti a oltre 5300 i punti vendita ed i mercati degli agricoltori accreditati da Campagna Amica in Italia dove è possibile fare la spesa a chilometri zero senza intermediazioni dal campo alla tavola.
23 gennaio 2012
Recenti studi sugli oli minerali trovati nei prodotti alimentari hanno sollevato preoccupazioni riguardo la sicurezza dei consumatori. Secondo questi studi, tracce di oli minerali sono giunte nel cibo provenendo dagli inchiostri presenti sulla superficie stampata degli imballaggi in carta.
Sebbene non esistano attualmente studi tossicologici sugli effetti derivanti dall'esposizione umana alle tracce di olio minerale, l'industria delle confezioni a base cartacea ha preso la questione molto seriamente e sta collaborando attivamente per risolvere qualsiasi dubbio.
Nonostante l'assenza di chiari orientamenti scientifici e normativi da parte del settore, l'industria ha già compiuto progressi significativi per la riduzione dei livelli di oli minerali contenuti nei suoi processi e prodotti. Negli ultimi 24 mesi, in alcuni casi è stata osservata una riduzione fino al 90% dei livelli di olio minerale.
Per formalizzare e consolidare i suoi sforzi, l'industria ha concordato una sorta di auto-impegno a livello europeo per eliminare gradualmente l'uso di inchiostri a base di oli minerali per la stampa su imballaggi in carta o in cartone ed evitare anche i processi chimici a base di olio minerale per la carta che va a contatto con il cibo e per il materiale di imballaggio in cartone.
L'industria europea del packaging di carta è pioniera nello sviluppo e nella definizione di standard [1] per l'imballaggio degli alimenti con materiale cartaceo. Questi standard hanno permesso all'industria di ridurre al minimo eventuali incidenti e di rispondere ai più recenti sviluppi scientifici in modo tempestivo ed efficace.
Nessuno però ha ancora una soluzione definitiva per affrontare le preoccupazioni circa la migrazione di oli minerali negli alimenti. L'industria del packaging cartaceo è quindi impegnata con tutte le parti interessate per capire meglio e individuare le modalità più pratiche ed efficaci per dare risposte a queste preoccupazioni. (FreshPlaza)
20 gennaio 2012
Anche in Italia è urgente, come in Francia, una legge che regoli i rapporti tra i produttori ortofrutticoli e la grande distribuzione organizzata, per ristabilire pratiche commerciali più trasparenti e correggere una serie di squilibri, da tempo peraltro denunciati dalle stesse autorità nazionali ed europee di vigilanza, che penalizzano in modo ingiustificato la parte agricola. Lo ha detto oggi a Roma l'assessore regionale all'agricoltura dell'Emilia-Romagna Tiberio Rabboni presentando alla Commissione Agricoltura della Camera, su invito del Presidente, on. Paolo Russo, una proposta per una legge italiana sui rapporti tra produttori di ortofrutta estiva e grande distribuzione.
L'elevato grado di deperibilità dell'ortofrutta estiva obbliga i produttori ad un'immediata collocazione del prodotto sul mercato. È una condizione temporale che abbassa il potere negoziale degli agricoltori ed aumenta quello dei compratori, acuendo ulteriormente lo squilibrio che normalmente caratterizza i rapporti tra un'offerta agricola non particolarmente concentrata e una domanda agroalimentare concentrata per quasi il 50% in poche centrali d'acquisto nazionali. Occorre definire regole che ristabiliscano un rapporto più paritario, per garantire ai produttori il giusto reddito di impresa e ai consumatori il giusto prezzo.
Tra i punti qualificanti della proposta illustrata da Rabboni, l'obbligo della contrattazione scritta nei passaggi di compravendita di ortaggi e frutta fresca consegnata sul territorio italiano, così da prevederne la quantità, le caratteristiche merceologiche e qualitative, i termini e i tempi di pagamento, le modalità di risoluzione e revisione del contratto, le cause di forza maggiore. Dovranno anche essere vietate alcune pratiche commerciali che attualmente danneggiano in modo particolare i produttori come ad esempio le rimesse o le dilazioni, i ribassi e i ristorni, l'addebito di spese non pertinenti, le vendite sottocosto. Andrà inoltre previsto l'obbligo di accordo sulle campagne promozionali. Secondo Rabboni si dovrà anche individuare il ruolo dell'Ente Pubblico, che potrà avere compiti di vigilanza e di sanzione. (Gdo Week)
19 gennaio 2012
L'ipotesi allo studio del Governo e delle Regioni che prevede una tassa di scopo sul cibo spazzatura (junk food) trova il consenso di più di otto italiani su dieci (81 per cento) a patto che le risorse siano destinate al sostegno dei cibi genuini del territorio. E' quanto emerge da un sondaggio on line condotto dal sito di Coldiretti in riferimento ai contenuti della bozza di lavoro inviata dal ministro della Salute Renato Balduzzi alla Conferenza delle Regioni per discutere del nuovo Patto per la Salute, dopo che in Francia è appena entrata in vigore , dal 1 gennaio , la 'taxe soda' sulle bibite gassate.
Di fronte alla dilagante obesità giovanile e agli effetti sulla salute e sulle spese sanitarie, sull'ipotesi di tassare i cibi spazzatura che è all'esame di Governo e Regioni, sono già intervenuti - sottolinea la Coldiretti - molti altri Paesi. Dal primo gennaio 2012, precisa la Coldiretti - è entrata in vigore in Francia la 'taxe soda' ratificata dal Consiglio costituzionale francese il 28 dicembre 2011 che pesa 7,16 euro per ettolitro, cioè 11 cent per 1,5 litri o ancora 2 centesimi di euro a lattina di bevanda gassata. In totale la tassa dovrebbe portare 280 milioni di euro nelle casse dello Stato che saranno utilizzati per ridurre il costo del lavoro di raccolta in agricoltura e sostenere così la frutta e verdura. Gli sciroppi, i succhi di frutta senza zucchero aggiunto, i frullati, gli yogurt da bere, i latti per l'infanzia, le bevande nutritive a finalità medica e i prodotti destinati all'esportazione - precisa la Coldiretti - non sono toccati da questa misura.
L'iniziativa francese segue di qualche mese quella della Danimarca che ha introdotto una tassa sul cibo spazzatura ricco di grassi saturi come merendine, patatine e snack con un aumento di 16 corone, 2,15 euro, al chilo. Non c'è tempo da perdere nell'affrontare una emergenza che sta mettendo a rischio il futuro delle nuove generazioni, ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini nell'esprimere un forte sostegno per scoraggiare il consumo di cibo spazzatura che deve essere però individuato con criteri oggettivi e seri mentre deve essere contestualmente sostenuto il cibo genuino e del territorio anche a scuola. Una opportunità - precisa Marini - per un Paese come l'Italia che è leader europeo nella produzione di frutta e verdura e degli altri alimenti base della dieta mediterranea che sono stati riconosciuti scientificamente come elisir di lunga vita.
La situazione in Italia è drammatica proprio per effetto - sostiene la Coldiretti - del progressivo abbandono dei principi della dieta mediterranea a favore del consumo di cibi grassi e ricchi di zucchero come le bibite gassate da parte delle giovani generazioni. Ben il 34 per cento dei piccoli cittadini italiani di 8 e 9 anni è lontano dal peso forma: oltre un milione e' sovrappeso (22,1 per cento del totale) e 400mila (11,1 per cento) sono obesi, secondo il monitoraggio effettuato dal progetto 'Okkio alla salute'. Dall'indagine - ricorda la Coldiretti - e' emerso che il 23 per cento dei genitori dichiara che i propri figli non consumano quotidianamente frutta e verdura e che il 48 per cento assume quotidianamente bevande zuccherate e gassate.
18 gennaio 2012
Consumi in forte calo, lavoratori in cassa integrazione, imprese che chiudono battenti, queste sono solo alcune delle conseguenze della crisi economica che ha investito il nostro Paese. Non tutto però soccombe al trend. Alcuni settori trovano nuovo smalto facendo registrare incrementi a due cifre. Si tratta dei discount, del gioco (il lotto soprattutto) e dei distributori no-logo. È l'attenta pianificazione delle decisioni d'acquisto dei consumatori a determinare il successo di questi settori.
All'interno di un trend positivo che vede le vendite dei supermercati in crescita dell'1,2%, il canale dei discount fa registrare un incremento del 6%. Nei vari canali, poi, si registra la crescita generale delle private label, +7,9%, dove è in rialzo soprattutto il prodotto premium, + 20,4%, e il primo prezzo, +13,9%.
"Le vendite in questi canali - spiega Livio Martucci, Direttore della divisione consulenziale di SymphonyIri Group - aumentano del 6% al netto dell'inflazione. E questo perché gli effetti della crisi, e in particolare dell'inflazione, hanno impresso sui consumi un'accelerazione ai fenomeni di difesa del potere d'acquisto da parte delle famiglie italiane".
Per i distributori no-logo, al contrario dei vicini distributori semideserti, si registra un boom di clienti, grazie a una politica di prezzi molto aggressiva che permette di moltiplicare le vendite puntando sui volumi.
Infine, è boom - non a caso - anche per le applicazioni internet che individuano i distributori con i prezzi più bassi. (ItaliaFruit)
17 gennaio 2012
Si sta profilando una partenza d'anno pessima per l'ortofrutta con un calo del 6-7% nei primi giorni di gennaio rispetto al 2010. A sostenerlo sono il direttore generale Conad, Francesco Pugliese e il presidente Coop Italia, Vincenzo Tassinari, alla presentazione da parte della Cia della legge per regolamentare i rapporti tra mondo agricolo e grande distribuzione. Oggi abbiamo un'eccedenza di offerta dovuta anche a motivi climatici - spiega Tassinari - ma stiamo vivendo in pieno la crisi economica che si riflette sui consumi in generale e quindi anche sull'ortofrutta italiana; la verità è che sulle tavole la frutta sta sparendo, considerata ormai un bene di lusso. (Corriere Ortofrutticolo)
13 gennaio 2012
La media europea di consumo di frutta e verdura - considerando anche i legumi e la frutta secca - è pari a 386 grammi: una quantità al sotto dei 400 grammi pro-capite al dì consigliati dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. Sono questi i risultati di un rapporto dell'Eufic (Consiglio Europeo dell'Informazione sul cibo) che dimostra quanto gli abitanti del Vecchio Continente siano vicini alle dosi raccomandate, con alcune ulteriori piacevoli eccezioni. L'Eufic ha passato in rassegna i dati disponibili sui consumi reali di frutta e verdura nei vari Paesi d'Europa utilizzando come fonti l'Efsa, l'Oms e la Fao. Il calcolo non è stato semplice soprattutto perché spesso le cifre non sono confrontabili tra loro poiché perfino la definizione di frutta e verdura varia da un Paese all'altro (alcuni per esempio includono nel novero le patate, mentre altri le escludono e lo stesso vale per i legumi).
Dallo studio sono emerse notevoli differenze tra Paesi, soprattutto tra Nord e Sud d'Europa. I Paesi scandinavi sono quelli con il consumo minore mentre nella regione mediterranea frutta e verdura sono sempre presenti durante i pasti. Lo si deduce già dai dati della Fao che riguardano la domanda di vegetali. Secondo quanto emerge dall'analisi, la tendenza degli ultimi 40 anni in Europa è stata sempre positiva anche se con differenze enormi tra Paesi: in Finlandia il consumo medio di verdure (escluse patate e legumi) è pari a 195 grammi a persona al giorno mentre in Grecia è quasi 4 volte superiore, ovvero pari a 756 grammi.
Anche secondo le stime dell'Oms in oltre la metà dei Paesi europei il consumo è inferiore ai 400 grammi al giorno - e in un terzo di questi non si superano neppure i 300 grammi. Secondo le analisi dell'Efsa, infine, la quantità ideale è raggiunta solo in 4 Paesi su 16. Uno di questi 4 Paesi 'virtuosi', in grado di centrare l'obiettivo dei 400 grammi, è l'Italia con i suoi 452 grammi in media di frutta e verdura consumati pro-capite ogni giorno, preceduta da Polonia e seguita da Germania e Austria. Tuttavia è doveroso sottolineare che da questo gruppo di 16 mancano molti Paesi dell'area mediterranea che potrebbero avere consumi simili ai nostri. Il fanalino di coda della classifica è, forse prevedibilmente, l'Islanda, dove il consumo quotidiano pro-capite di frutta e verdura non raggiunge i 200 grammi.
I motivi di tale carenza nel consumo di ortofrutta sono molteplici: il costo elevato dei prodotti, o percepito come elevato, la scarsa istruzione (nelle fasce di popolazioni più istruite il consumo è più alto), la mancanza di buoni esempi in famiglia (i figli con genitori che mangiavano poca frutta e verdura tendono a imitare la stessa alimentazione una volta diventati adulti).
Le conseguenze di una dieta caratterizzata da uno scarso consumo di frutta e verdura sono pesanti. In proposito l'Oms ha calcolato che tale cattiva abitudine alimentare si posiziona all'ottavo posto tra le cause di malattie a livello globale con un'incidenza del 2,4% sul totale. I vegetali riducono il rischio di disturbi cardiovascolari ma possono anche ridurre il rischio di alcuni tipi di tumore. Secondo l'Oms non consumarne abbastanza provoca circa il 14% delle morti dovute a tumori gastrointestinali, l'11% dei decessi legati a ischemie cardiache e il 9% di morti per ictus nel mondo. (ItaliaFruit)
12 gennaio 2012
Ridurre il packaging è la soluzione più ecologica, ma non tutte le osservazioni delle lobby del confezionamento sono deboli. L'obiezione a quanti chiedono una drastica riduzione delle plastiche e della carta delle confezioni nella quale la frutta viene venduta nei supermercati è che i clienti tendono a non acquistare alimenti che hanno un aspetto 'sciupato' dalla mancanza di protezioni.
Come riporta il sito di ecoblog.it, la catena di supermercati inglesi Marks & Spencer propone una soluzione migliorativa, una modifica del packaging che consenta di ridurre lo spreco di frutta. Si tratta di uno speciale strato di gesso, una striscia che misura 8 centimetri di lunghezza, che contiene una miscela brevettata che assorbe l'etilene, l'ormone che determina la maturazione della frutta e il conseguente ammuffirsi della stessa.
Secondo gli esperti dovrebbe allungare di almeno 2 giorni la durata della verdura in frigorifero consentendo di ridurre gli sprechi. In una prima fase verrà sperimentata su larga scala per le fragole, un frutto che tende a marcire molto rapidamente, il tutto senza aumentare il costo per i clienti e senza intaccare la possibilità di riciclare la confezione.
I primi test dimostrano che il risparmio minimo garantito equivale al 4% delle fragole vendute, equivalenti a 40.000 confezioni e circa 800.000 frutti. La battaglia contro il packaging non necessario è sacrosanta, ma almeno in questo caso l'innovazione può consentire la riduzione di uno dei tanti (troppi) sprechi alimentari dovuto al nostro modello di consumo e di alimentazione. (Corriere ortofrutticolo)
11 gennaio 2012
Resta circoscritto il grado di conoscenza dei consumatori italiani in materia di prodotti Dop e Igp. Un fattore che in generale si riflette sulla capacità di attribuire il giusto valore alle denominazioni d'origine, di coglierne appieno le caratteristiche distintive e di riconoscerne un premium price.
E' quanto emerge da un'indagine Isema, di prossima pubblicazione, che analizza il posizionamento di mercato dei prodotti tutelati da marchi comunitari e la percezione nel vissuto del consumatore. L'indagine, condotta tra il 2008 e il 2010 presso 50 catene della grande distribuzione organizzata in 12 città campione, si focalizza su 18 prodotti appartenenti ai comparti dei formaggi, vini, salumi, oli di oliva e frutta.
Dalla valutazione complessiva dei risultati emergono alcune aree di criticità che investono principalmente la sfera della conoscenza del consumatore e quella dei rapporti tra produttori e retailer, con le logiche della distribuzione moderna che appaiono spesso distanti dal mondo produttivo di riferimento.
In alcuni comparti merceologici, sottolinea l'Istituto, il vasto assortimento dell'offerta e l'ampia segmentazione in termini di prezzi e linee/formati induce spesso confusione nel cliente. Nel banco take away è frequente, inoltre, il rischio di banalizzazione del prodotto Dop/Igp e di indistinguibilità rispetto al convenzionale. Mentre nella vendita assistita appare fondamentale il ruolo del banconista che spesso, tuttavia, si rivela inadeguato nel trasmettere la conoscenza sui prodotti con marchio Ue.
L'analisi di posizionamento - effettuata mediante strumenti di tipo qualitativo quali lo store check, le interviste presso le figure chiave della Gdo, le attività di mistery shopping - ha inoltre evidenziato alcune dissonanze nei rapporti tra produttore e insegne distributive. Spesso, forniture non adeguate ai requisiti e ai quantitativi richiesti dai category manager della grande distribuzione vengono infatti penalizzate sia nelle politiche di referenziamento, sia nell'allocazione sullo scaffale. L'indagine dell'Istituto individua, infine, una serie di azioni correttive di marketing declinate a livello di iniziative di carattere istituzionale, aziendale e distributivo, essenzialmente finalizzate a ridurre il gap informativo attualmente esistente e a migliorare la conoscenza sui prodotti alimentari di qualità. (Agricoltura on Web)
10 gennaio 2012
Il Paese sta attraversando un momento difficile, il governo ha chiesto sacrifici ai cittadini, i consumi sono calati, siamo in recessione economica e i dati pubblicati dall'Istat registrano un tasso di inflazione medio annuo del 2,8%, in sensibile accelerazione rispetto all'1,5% registrato per il 2010. A fronte di un quadro economico difficile - commenta Giovanni Cobolli Gigli, presidente di Federdistribuzione - il Governo ha intrapreso una coraggiosa politica di liberalizzazione. In particolare, la normativa riguardo gli orari di apertura dei negozi sancisce il diritto per gli operatori commerciali di poter gestire liberamente i propri punti vendita valorizzando contemporaneamente la concorrenza, il servizio ai consumatori e i propri investimenti. Auspichiamo che ci siano presto altre liberalizzazioni che tocchino a fondo tutti i settori ancora protetti del nostro Paese (ad esempio servizi pubblici locali, ordini professionali, energia) e che rappresentano perdite di efficienza e maggiori costi. In particolare se dobbiamo pensare ancora al settore del commercio, i prossimi interventi dovranno essere quelli sui farmaci, sulle benzine e sulla liberalizzazione delle promozioni. Le liberalizzazioni in materia di esercizi commerciali hanno previsto con l'articolo 31 della legge 214 la libertà da parte dell'esercente di decidere autonomamente gli orari di apertura del proprio esercizio. Il decreto legge è già attuativo dal 6 dicembre 2011 e non necessita di alcun recepimento da parte delle amministrazioni locali. Pertanto la legge è di fatto già in vigore. I 90 giorni che si trovano spesso riportati non riguardano quindi la liberalizzazione degli orari ma è il tempo entro il quale le Regioni dovranno adeguare le loro normative in materia di programmazione commerciale urbanistica relativamente alla libertà di apertura di nuovi esercizi commerciali. Si è anche parlato di ipotetiche chiusure di decine di migliaia di negozi imputandole al processo di liberalizzazione - prosegue il presidente di Federdistribuzione - mentre l'eventuale, e tutto da verificare, saldo negativo tra chiusure e nuove aperture sarà frutto della crisi di consumi che sta toccando tutti e non della concorrenza, come dimostrano anche i numeri che attengono al periodo 2000-2010.
Uno studio recente della società Trade Lab analizza i cambiamenti del tessuto distributivo dal 2000 al 2010 sulla base di dati elaborati dal Ministero dello Sviluppo Economico. I risultati dimostrano che a fronte di un progressivo aumento della presenza della Distribuzione Moderna Organizzata e degli esercizi ambulanti, il numero di punti vendita del dettaglio tradizionale non ha subito contrazioni. Tra il 2000 e il 2010, di fatto, i punti vendita in sede fissa sono passati da 721 mila a 776 mila registrando un incremento del 7,7%; i negozi tradizionali hanno registrato un aumento del 6,1%. Comunque - prosegue Giovanni Cobolli Gigli - il sostegno al dettaglio tradizionale non può realizzarsi impedendo alle strutture, piccole o grandi che siano, di scegliere se stare aperti per rendere un miglior servizio ai clienti, ma con politiche e ruoli attivi di Regioni, Comuni e Associazioni Imprenditoriali che sappiano favorire e diffondere l'innovazione presso gli operatori. Sulla base delle opportunità offerte dalle nuove normative e in coerenza con le regole della concorrenza e con le esigenze dei clienti, ciascuna azienda associata a Federdistribuzione deciderà autonomamente in merito alle aperture dei propri punti vendita in un mix ragionato tra servizio al consumatore e attenzione ai propri costi, sempre nel rispetto dei diritti dei lavoratori e dei contratti sottoscritti, conclude Cobolli Gigli. (ItaliaFruit)
9 gennaio 2012
A Natale a fare festa è stato il discount. Dopo le ultime analisi natalizie che registrano un calo del 18% della spesa di cibo e bevande, una ricerca Nielsen segnala infatti che il ridotto potere d'acquisto e la conseguente maggiore attenzione alla spesa hanno spinto gli italiani a preferire, anche durante il periodo delle festività, il canale discount, più conveniente rispetto agli altri.
Nella prima metà dello scorso dicembre si è registrata infatti una crescita delle vendite in questo canale del 3,9% (variazione a volume a prezzi costanti) contro una contrazione delle vendite negli altri canali.
Le prime due settimane di dicembre hanno segnato una flessione dei fatturati del -1,1% nella distribuzione moderna alimentare e una riduzione dei consumi pari a -3,7%, rispetto alla prima metà di dicembre del 2010 quando la rinuncia del Natale fuori casa aveva dato una spinta molto positiva alla grande distribuzione che cresceva del +2,8%. Tutti i canali ne hanno sofferto, il supermercato ad esempio, che nel Natale del 2010 aveva segnato una crescita dei consumi del +2,5%, ha avuto quest'anno una contrazione del -3,6%. L'andamento negativo è comune a tutte le aree geografiche anche se le contrazioni peggiori si registrano al Nord Ovest e al Sud Italia. Molise, Puglia, Abruzzo e Liguria sono le regioni dove gli operatori della distribuzione alimentare hanno registrato la maggiore contrazione dei volumi venduti rispetto a dicembre 2010.
Le vendite a parità di rete del mese di dicembre (29 novembre - 18 dicembre 2011) confermano un discount che corre ad un +5,7% (variazione percentuale fatturato a parità di rete), con accelerazioni maggiori in Nord Ovest e Centro Italia (rispettivamente +6,5% e +6,8%) e gli altri canali in forte difficoltà rispetto allo scorso anno (-4,7% per iper, super, lis nelle prime 3 settimane di dicembre rispetto al 2010). (Corriere ortofrutticolo)
23 dicembre 2011
In passato si sosteneva che fossero per eccellenza i cibi per single, per chi non sa cucinare o per chi non ha mai tempo da dedicare ai fornelli. I surgelati, invece, sono diventati nel corso degli anni il compagno indispensabile nella cucina praticamente di tutti, da che vive da solo per arrivare alle famiglie numerose: li consuma il 92 per cento degli Italiani e 7 su 10 li utilizzano più di una volta alla settimana, sia come base per ricette raffi nate sia per dare ai propri bimbi cibi più sani e controllati. Questo quanto emerge da un'indagine Astarea, realizzata per l'Istituto italiano alimenti surgelati(IIAS), che raccoglie brand noti come Findus, Orogel e La Valle degli Orti.
Non è un caso, quindi, che nonostante il mercato alimentare stia segnando per il 2011 una riduzione, il comparto dei surgelati sia pressoché l'unico a segnare performance positeve di crescita: sembra infatti che il settore stia mantenendo le proprie posizioni, con un +0,8 per cento stimato per il 2011.
Nel comparto dei vegetali il dato interessante è per i prodotti preparati, che mettono a segno una crescita dell'11 per cento, ai quali i consumatori riconoscono un valore oggettivo che prescinde dal prezzo. Le famiglie che consumano abitualmente surgelati - riporta l'indagine - sono soprattutto quelle con figli piccoli, e l'incremento del consumo è avvenuto proprio per quelle categorie più consigliate dai nutrizionisti , come i vegetali, con zuppe e minestroni al primo posto. I vegetali, da soli, raccolgono infatti più del 40% del mercato. Infine, non bisogna trascurare l'aspetto ecologico e dello spreco: solo il 2 per cento dei prodotti surgelati finisce nella pattumiera, a fronte del 39 per cento dei prodotti freschi, del 19 per cento del pane e del 17 per cento di frutta e verdura. (ItaliaFruit)
22 dicembre 2011
Duecentomila clienti in meno e una contrazione di quasi l'1% in termini di fetta di mercato, sono i risultati poco incoraggianti di Carrefour per il 2011. Sul fronte di Leclerc, Intermarché, Système U, definiti indipendenti, proseguono i miglioramenti in termini sia di quote (+0,8% in media) che di clientela acquisendo quasi 350mila nuove famiglie che hanno deciso di fare la spesa presso di loro.
Anche il gruppo Auchan segna un trend in crescita mentre Geant, del gruppo Casino, rimane momentaneamente in una situazione stabile. Lo riferisce l'Ice Parigi. (Corriere ortofrutticolo)
19 dicembre 2011
Il Ministero delle Politiche agricole ha già avviato un tavolo nazionale dedicato all'ortofrutta a cui siedono i produttori e i rappresentanti della distribuzione moderna. Si tratta di far colloquiare le due parti per un miglior funzionamento della filiera ha dichiarato il Ministro Mario Catania (nella foto) nel corso di un'audizione al Senato soprattutto per quanto riguarda i prodotti più deperibili. Il tavolo non entra nel merito dei prezzi ma punta a tracciare nuove relazione commerciali all'interno di ciascuna filiera. Un buon funzionamento della filiera, ha sostenuto Catania, è essenziale per la remunerazione degli agricoltori. (ItaliaFruit)
16 dicembre 2011
Sono le foreste le protagoniste della Giornata internazionale della montagna che si celebra domenica 11 dicembre. Designata nel 2003 dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite, la Giornata internazionale della montagna è frutto del successo dell'Anno internazionale della montagna dell'Onu del 2002, che ha aumentato la consapevolezza globale sull'importanza delle montagne, ha stimolato la costituzione di comitati nazionali in 78 Paesi e rafforzato le alleanze promuovendo la creazione del partenariato internazionale per lo sviluppo sostenibile in regioni di montagna. E il valore delle montagne, anche dopo che le Dolomiti sono state dichiarate patrimonio dell'Unesco, è sempre più un'eredità che va trasmessa.
Per salvare le foreste vergini nei Carpazi la Romania ha pensato a un progetto in collaborazione con il Wwf per impedire il taglio illegale degli alberi. Queste foreste sono rimaste intatte per secoli. Inaccessibili e con un legname poco pregiato sono state risparmiate fino a quando la crisi economica non le ha rese appetibili. Ma la fame di materie prime ha spinto molti imprenditori a puntare il legno dei Carpazi. «Entro la fine del 2011 - ha dichiarato il ministro romeno dell'Ambiente Laszlo Borbely - vogliamo approvare una legge che protegga tutte le nostre foreste primarie, un tesoro per il nostro Paese». Per il progetto saranno utilizzati 100 milioni di euro di fondi comunitari, che serviranno per pagare i proprietari di foreste private che saranno espropriate. Intanto si pensa a un censimento delle foreste vergini che sarà portato a termine entro la metà del 2012. Secondo il Wwf circa l'80% del territorio boschivo romeno, che corrisponde a 250 mila ettari, è a rischio.
Molti gli appuntamenti italiani per ricordare l'importanza delle montagne. In Valle d'Aosta sono in programma allestimenti fotografici e serate dedicate alla montagna. Mentre sono 360 gli artisti di tutto il globo che esporranno le loro opere sul tema della montagna e della foresta nella grande mostra collettiva «Forest Magic Mountain» realizzata dal Bosco dei Poeti di Dolcé Val d'Adige (Verona). Anche a Gandino (Bergamo) sono in programma una serie di manifestazioni con la testimonianza di un ultratrailer, Marco Olmo.
Ma la Fao lancia un'allarme per l'habitat delle montagne nel suo rapporto Mountain Forests in a Changing World pubblicato il 9 dicembre. L'integrità e la capacità di risposta delle foreste di montagna sono minacciate dall'aumento delle temperature, dagli incendi, dall'incremento demografico e dall'insicurezza alimentare ed energetica. «Le foreste di montagna proteggono le comunità locali dai disastri naturali e tutelano le risorse naturali e i sevizi ambientali su cui miliardi di persone fanno affidamento per la propria sussistenza», dice Eduardo Rojas-Briales, vice direttore generale della Fao per le foreste. «Lo sviluppo sostenibile delle foreste di montagna richiede e merita un posto prominente nell'agenda politica internazionale». Le montagne forniscono il 60% delle risorse di acqua dolce mondiali, nonostante coprano solo il 12% della superficie terrestre, si legge nel rapporto. (Corriere della Sera)
15 dicembre 2011
Per quasi un italiano su tre (29 per cento) le spese di Natale sono condizionate dai prezzi che accentuano la situazione di difficoltà economica. E' quanto afferma la Coldiretti sulla base di una indagine Swg, in occasione della diffusione dei dati Istat relativi all'inflazione a novembre.
''A subire gli effetti della necessità di risparmiare sono - sottolinea la Coldiretti - alcune categorie di beni o servizi con il 42 per cento dei consumatori italiani che spenderà meno per divertimento, il 41 per cento per le spese 'irregolari' (acquisti non ripetuti come l'automobile, il fai-da-te) e il 40 per cento per l'abbigliamento, mentre solo pochissimi consumatori, l'11 per cento, taglieranno la spesa per alimentari durante le festività natalizie, secondo l'indagine Xmas Survey 2011'di Deloitte''.
''La spinta verso spese utili - continua la Coldiretti - premia dunque l'enogastronomia anche per l'affermarsi di uno stile di vita attento a ridurre gli sprechi che si esprime con la preparazione fai da te di ricette personali per serate speciali o con omaggi per gli amici che ricordano i sapori e i profumi della tradizione del territorio''.
''Gli italiani - conclude la Coldiretti - acquisteranno per Natale prodotti alimentari tipici per un valore di più di 2 miliardi di euro, per effetto della tendenza verso i prodotti alimentari di qualità da regalare a se stessi o agli altri e' favorito dalla grande varietà dell'offerta, con occasioni per tutte le tasche''. (Asca)
14 dicembre 2011
Il 25 per cento degli italiani ha aumentato nel 2011 la frequenza di acquisto presso i discount mentre, all'opposto, ben il 38 per cento ha ridotto la propria presenza nei negozi alimentari tradizionali, che rischiano un vero crack; tengono sostanzialmente i supermercati. E' quanto emerge dalla presentazione dei risultati dell'Indagine Coldiretti-Swg.
Occasione in cui è stata divulgata in occasione della diffusione dei dati Istat sul commercio al dettaglio a settembre, che evidenziano una sostanziale tenuta degli acquisti alimentari su base tendenziale (+0,7 per cento), ma con un ulteriore calo dei piccoli negozi (-1,9 per cento).
Si evidenzia la tendenza da parte di un crescente segmento della popolazione ad acquistare prodotti alimentari a basso prezzo nei discount, a cui però può corrispondere anche una bassa qualità con il rischio che il risparmio sia solo apparente, ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini. "Risparmiare oltre un certo limite sul cibo può significare nutrirsi di alimenti che possono avere contenuto scadente - ha precisato Marini - con effetti negativi sul piano nutrizionale, sulla salute e sul benessere delle persone. Il fenomeno di riduzione significativa dei negozi tradizionali determina anche evidenti effetti negativi legati alla riduzione dei servizi di prossimità, ma anche un indebolimento del sistema relazionale, dell'intelaiatura sociale e spesso anche della stessa sicurezza sociale dei centri urbani". (Corriere ortofrutticolo)
12 dicembre 2011
Delusi i movimenti ecologisti, a partire da Greenpeace. Ma, almeno, a Durban (Sudafrica), il vertice sul clima delle Nazioni Unite, il n.17 della serie, non si è concluso in un fallimento completo. C'è mancato poco che ognuno non andasse per la propria strada: gli americani, che non ne volevano sapere di concludere un qualsivoglia accordo e hanno fatto per giorni ostruzionismo.
I cinesi, che sono stati alla finestra per tutti i 13 giorni del dibattito, i Paesi emergenti, convinti che le loro economia non possano decollare senza petrolio e carbone (i grandi responsabili delle emissioni di veleni in atmosfera, con conseguente accelerazione del cambiamento climatico). Solo oggi all'alba, dopo un lunghissima trattativa ininterrotta, è stato sottoscritto un documento comune, grazie alla mediazione dell'Unione Europea e dei piccoli Paesi che rischiano di sparire dalla faccia del pianeta a causa di uragani, alluvioni, siccità.
Un documento in cui si sono presi impegni per il futuro, facendo da subito solo alcune piccole cose. Gli impegni riguardano il percorso da fare: trattato globale sulla lotta ai cambiamenti climatici entro il 2015, applicazione del trattato a partire dal 2020. Un gruppo di lavoro è stato incaricato di lavorare in questa direzione. E intanto? Cosa succederà nel frattempo? Le emissioni in atmosfera continueranno a crescere sui cieli degli USA, dell'India, della Cina e di altri Paesi? E siamo sicuri che per 8-9 anni l'umanità sarà graziata da una o più catastrofi dovute al clima impazzito?
Questa esattamente è la preoccupazione degli ecologisti. Kumi Naidoo, direttore internazionale di Greenpeace, ha detto che la buona volontà di alcuni Paesi e dell'Unione Europea potrebbe non essere sufficiente da qui al 2020 ad evitare il peggio: "Siamo in una situazione di pericolo, rischiamo di entrare in una fase di catastrofi potenziali. Non c'è un piano di salvataggio che è esattamente quello che ci si aspettava a Durban, le nazioni se lo sono fatto scivolare via dalle mani ascoltando più che la volontà dei loro cittadini quella delle corporation responsabili dell'inquinamento".
Dello stesso avviso è tutto il network Climate Justice Now! di cui fa parte l'organizzazione dell'economia solidale Fair, il cui rappresentante italiano, Alberto Zoratti, ha commentato: "Un risultato debole, insufficiente, non all'altezza della crisi climatica che ci troviamo ad affrontare". L'accordo di Durban prevede comunque la costituzione di un Fondo Green, con 100 miliardi di dollari l'anno dal 2020 per aiutare le nazioni più povere a combattere le crisi climatiche. I meccanismi di finanziamento di questo fondo non sono ancora chiari ma, nelle intenzioni dei promotori, esso dovrebbe agevolare quanto prima il trasferimento di tecnologie green dai Paesi che le possiedono a quelli svantaggiati. Il ministro Clini, presente ai lavori, ha dichiarato che ciò rappresenta una grande occasione per l'Italia, che potrebbe vendere tecnologia verde a grandi Paesi come l'India, il Brasile, il Messico, lo stesso Sudafrica. Deve essere stato proprio questo 'profumo di business' a convincere i recalcitranti americani e cinesi a mettere la loro firma al documento finale di Durban. Tra USA e Cina infatti è in corso una grande sfida globale sulle tecnologie green. Un flusso di finanziamenti internazionali potrebbe mettere tra i due un po' di pace. (Corriere ortofrutticolo)
7 dicembre 2011
Ikea, la più celebre catena di mobili e arredo svedese, ha sempre idee divertenti, originali ed economiche per i bambini. E' il caso dei pupazzi di stoffa a forma di frutta e verdura: un broccolo, una carota, una fragolina di bosco e un cestino ricco di verdure. Costano dai 5 ai 9 euro circa, si lavano in lavatrice a quaranta gradi e sono adatti a bambini da 3 anni in su. A seconda del Paese sono disponibili i singoli pupazzi o il cestino intero. (FreshPlaza)
6 dicembre 2011
Nel convegno "Come disegnare la via della sostenibilità del packaging", industria e retail si sono confrontate sulla filiera industria-distribuzione . Il convegno si è svolto il 30 novembre a Milano presso la sede del Gruppo 24 Ore. Organizzato da Conai (Consorzio per il recupero degli imballaggi) in collaborazione con Mark Up l'evento ha posto al centro del dibattito, il ruolo della filiera dell'industria e della distribuzione nello sviluppo di soluzioni di pack più green.
Del tema si è discusso, in particolare, nel corso della tavola rotonda Industria e retail insieme per disegnare percorsi di sostenibilità, alla presenza sia di esponenti del mondo della distribuzione (Erica Fiore, responsabile marca privata di Simply e Mario Gasbarrino, ad di Unes) sia dell'industria (Michele Mastrobuono, direttore ambiente e relazioni esterne Tetra Pak e Giacomo Archi, presidente e Ad di Henkel Italia). Tesi condivisa, tanto dai rappresentanti del retail quanto da quelli dell'industria, è che la sostenibilità sia, in modo crecsente, un fattore critico di successo. Per conseguire risultati ancora più soddisfacenti sul fronte della sostenibilità nell'imballaggio, alla distribuzione si chiede in primis di fare più informazione presso il consumatore e poi di aver più coraggio nella scelta dei fornitori, privilegiando quelli più sensibili e orientati all'ambiente. All'industria si domanda, invece, di investire non più esclusivamente in nuovi prodotti, ma anche in nuovi pack, su cui si registra, in generale, una minor attenzione all'innovazione. (Gdoweek)
2 dicembre 2011
Il gruppo multinazionale lancerà a breve nella grande distribuzione la nuova gamma di prodotti ecologici, realizzati a partire dal recupero delle fibre di cellulosa presenti nei contenitori Tetra Pak. Il progetto ecosostenibile dell'azienda, inoltre, consente il riciclo di altri materiali (principalmente plastica e alluminio) utilizzati in altre attività industriali.
L'innovativo processo di produzione ideato da Lucart Group garantisce l'ottenimento di una carta completamente ecologica e di qualità in termini di resistenza, assorbenza e morbidezza, caratterizzata da un colore avana chiaro che ricorda quello naturale del legno, senza l'abbattimento di alcun albero.
La linea ecosostenibile Grazie Natural offre ai consumatori diverse tipologie di prodotti, dalla carta igienica dermatologicamente testata ai fogli asciugatutto assorbenti e resistenti, dai tovaglioli disponibili nei formati classic ai fazzoletti confezionati in pacchetti dalla grafica multi-soggetto.
Lucart Group, azienda toscana produttrice di carte monolucide e articoli tissue destinati al consumo quotidiano, vanta un fatturato consolidato di oltre 350 milioni di euro e conta più di 1.000 dipendenti. Per la realizzazione e la distribuzione della linea Grazie Natural (inizialmente disponibile in gdo presso i supermercati Coop ed Esselunga) il gruppo ha sostenuto investimenti per 10 milioni di euro. (Distribuzione moderna)
1 dicembre 2011
Ogni minuto vengono distrutti 10 ettari di foreste nel mondo, l'equivalente di oltre 20 campi di calcio. E in 15 anni, tra il 1990 e il 2005, vanno perduti 72,9 milioni di ettari. Lo stima la Fao, che abbassa del 32% le rilevazioni del 2010, grazie a nuove elaborazioni realizzate con tecnologia satellitare.
A fronte di una drastica riduzione del patrimonio forestale, che colpisce 14,5 milioni di ettari l'anno, gli studi del 2010 non rilevano correttamente l'aumento delle aree guadagnate dalla vegetazione tra riforestazione ed espansione naturale. Queste nuove foreste, invece, portano la superficie boschiva totale a 3,69 milioni di ettari, il 30% delle terre emerse. Questa e' l'unica buona notizia della Fao, che rivela come la distruzione dei polmoni verdi abbia accelerato nel tempo, aumentando dai 4,1 milioni di ettari l'anno tra il 1990 e il 2000 ai 6,4 milioni di ettari tra il 2000 e il 2005.
''La deforestazione sta privando milioni di persone di beni e servizi derivanti dalle foreste che sono cruciali per la sicurezza alimentare, il benessere economico e la salute ambientale'', dichiara il vice direttore generale della Fao per il settore forestale, Eduardo Rojas-Briales. Nel mondo i vari Paesi sono colpiti in maniera molto diversa dal fenomeno. La perdita di foreste e' maggiore ai tropici, dove si concentra poco meno della metà della superficie forestale mondiale.
L'America latina e l'Africa sono invece le regioni dove più spesso le aree forestali sono convertite ad altri usi, mentre l'Asia e' l'unica regione a registrare guadagni netti di superficie forestale grazie alla forte attività di rimboschimento della Cina e di altri Paesi. (Ansa)
30 novembre 2011
L'agricoltura italiana è la più vecchia d'Europa. Per ogni imprenditore agricolo "under 35" ce ne sono ben 15 con più di 65 anni d'età. Ma la colpa non è dei giovani che fuggono dai campi, anzi. L'assenza di ricambio generazionale è piuttosto la conseguenza diretta della "corsa a ostacoli" che è oggi la nascita di un'impresa agricola nel Belpaese: scarsa mobilità fondiaria, barriere fiscali e burocratiche, difficoltà di accesso al credito e alti costi di avviamento.
Tutti fattori che spiegano perché in Italia gli imprenditori "junior" nel settore sono solo il 2,9% del totale: una quota ancora molto lontana dalla media Ue del 6,1%. E anche se qualcosa finalmente si muove, nello Stivale e in Europa, la situazione resta molto difficile. Tanto che in assenza di misure tempestive e di un reale cambio di rotta, l'agricoltura rischia davvero il "default". Perché non può sopravvivere per sempre se le nuove generazioni restano fuori dal mercato.
E' questo il grido d'allarme lanciato a Bruxelles dall'Agia, l'associazione giovani imprenditori della Cia-Confederazione italiana agricoltori, nel corso della conferenza "I giovani agricoltori per l'Europa del futuro", che si è tenuta nei giorni scorsi nella sede del Cese.
"I giovani hanno voglia di tornare alla terra, di investire nel lavoro in campagna - ha spiegato nella sua relazione il presidente dell'Agia, Luca Brunelli -. Agevolare il loro ingresso in agricoltura è fondamentale perché significa aprire le porte all'innovazione, alla competitività, all'internazionalizzazione". Già oggi le imprese junior creano in media il 35% di valore aggiunto in più dei colleghi maturi, grazie a un maggior grado di dinamismo e creatività, attitudine al rischio e propensione all'export. Ma anche grazie a una più elevata sensibilità per le tematiche sociali e ambientali. Perché i giovani non si fermano solo agli agriturismi ma creano vere e proprie fattorie didattiche: in Italia le conducono il 4,7% degli under 40 contro l'1,2% degli over 40. (FreshPlaza)
29 novembre 2011
Da pochi giorni è in vendita nel banco del supermercato la 'scarola riciclata', un'insalata coltivata con un compostaggio naturale ottenuto dalla parte umido-organica dei rifiuti domestici. Lo annuncia la Cia, la Confederazione Italiana Agricoltori che spiega come questo particolare compost di qualità oltre a dare una giusta utilizzazione ai rifiuti organici, promuove la fertilità dei terreni migliorandone le caratteristiche chimiche, fisiche e biologiche, andando ad integrare la componente organica. Il progetto targato Cia e Università di Salerno con il supporto del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, nasce nel 2009, in piena emergenza rifiuti in Campania, per dimostrare tutte le potenzialità di una corretta raccolta differenziata e dei benefici che essa può portare anche in molti settori produttivi. (Agricoltura italiana online).
28 novembre 2011
I prodotti a chilometri zero a portata di cellulare. Per fornire un servizio sempre più efficiente a consumatori e produttori, Coldiretti Giovani Impresa dell'Emilia Romagna ha messo a punto la prima applicazione per iPhone che informa su dove trovare l'azienda che fa vendita diretta o l'agriturismo che offre ristoro e ospitalità.
I 71 milioni di utenti di iPhone a livello mondiale, i 14 milioni europei e i 2 milioni e 800 mila italiani che si trovassero a passare sul territorio dell'Emilia Romagna riceveranno informazioni su dove si trovano le aziende e i mercati di Campagna Amica, dove acquistare prodotti a Km0 e dove sono gli agriturismi di Terranostra, l'associazione agrituristica di Coldiretti. L'applicazione è scaricabile dall'App Store degli iPhone e degli iPad.
I cittadini avranno a disposizione le informazioni sull'ubicazione di aziende e mercati, i prodotti in vendita, gli orari di apertura, il telefono ed eventuali e-mail e siti internet. Nei mercati degli agricoltori di Campagna Amica si trovano prodotti locali del territorio, che non devono affrontare lunghi trasporti con mezzi inquinanti e che vengono messi in vendita direttamente dall'agricoltore nel rispetto di precise regole comportamentali e di un codice etico ambientale, sotto la verifica di un sistema di controllo di un ente terzo.
In Emilia Romagna un consumatore su due ha fatto almeno una volta acquisti direttamente dal produttore, mentre sono già oltre 5.500 le realtà che fanno vendita diretta in azienda o negli 80 mercati contadini attivi in regione. Secondo Coldiretti Emilia Romagna a fronte dei reiterati allarmi alimentari, veri o presunti che siano, cresce la tendenza dei cittadini ad andare alla fonte degli alimenti, rivolgendosi direttamente agli agricoltori. (Corriere ortofrutticolo)
17 novembre 2011
Il Pefc Italia, la sezione nazionale dello schema di certificazione delle foreste gestite in modo sostenibile più diffuso al mondo, compie 10 anni. L'anniversario sarà celebrato il 22 novembre a Milano, nella nuova sede della Regione (Palazzo Lombardia, via Melchiorre Gioia 27). Una data non scelta a caso, perché sarà il giorno successivo alla Giornata nazionale dell'Albero, organizzata dal Ministero dell'Ambiente.
All'evento, oltre ai vertici del Pefc Council, prenderanno parte i rappresentanti del Ministero delle Politiche agricole, della Regione Lombardia, di Federlegno e di Assolegno. Un'occasione anche per fare il punto sulle importanti e spesso poco conosciute ricadute economiche e sociali degli investimenti mirati a valorizzare la filiera legno.
Per l'occasione saranno premiate le migliori aziende e realtà produttive impegnate a diffondere un modo diverso e più responsabile di utilizzo della materia prima legno e le cinque testate giornalistiche che hanno saputo meglio comunicare i benefici per l'ambiente e per le foreste se si produce con materia prima certificata. Un compito, quello dei giornalisti ambientali, spesso sottovalutato dal mondo della comunicazione, nonostante proprio attraverso di loro passi la possibilità di spiegare all'opinione pubblica gli enormi vantaggi - economici, ambientali e collettivi dell'uso corretto delle risorse naturali.
16 novembre 2011
Apofruit Italia, Naturitalia e Orogel Fresco guidano il raggruppamento formato dalle maggiori organizzazioni di produttori italiane risultato quest'anno aggiudicatario di cinque lotti del bando relativo al Programma di educazione alimentare "Frutta nelle Scuole", promosso dall'Unione Europea e cofinanziato dal Mipaaf. Quattordici le Regioni interessate (Abruzzo, Molise, Puglia, Campania, Basilicata, Sardegna, Marche, Lazio, Toscana, Umbria, Emilia-Romagna, Veneto, Friuli Venezia-Giulia, Trentino Alto-Adige), oltre 587 mila bambini di 3.500 scuole in cui verranno distribuite frutta e verdura fino al termine dell'anno scolastico in corso.
Dopo gli ottimi risultati dello scorso anno, Apofruit Italia, Alegra, Apoconerpo, Apot, Naturitalia, Orogel Fresco e Vog Products, hanno rinnovato la propria collaborazione nel contesto di un progetto di spiccato valore sociale e di altrettanta elevata complessità logistico-organizzativa. In quest'ottica sono entrate nel gruppo anche altre organizzazioni impegnate su territori specifici, come Op Nordest, Codma, Sole Soc. Coop, Lagnasco Group, Terre e Sole di Sicilia, Giardinetto.
L'unione delle singole capacità organizzative permette di garantire l'altissima qualità del prodotto offerto e del servizio in generale. Tutte le aziende coinvolte, infatti, si stanno impegnando a contattare tutte le scuole per effettuare le prime distribuzioni già negli ultimi giorni di Novembre, riuscendo, in questo modo, ad offrire ai bambini anche varietà ortofrutticole più tipicamente autunnali. A coordinare le distribuzioni saranno Naturitalia, in quanto capofila del lotto 3 (Trentino Alto-Adige, Veneto, Friuli Venezia-Giulia), Apofruit Italia, capofila dei lotti 4 e 5 (Umbria, Toscana, Emilia-Romagna, Lazio, Marche, Sardegna), Orogel Fresco, capofila dei lotti 6 e 7 (Campania, Basilicata, Puglia, Abruzzo, Molise).
Ogni alunno delle scuole aderenti al progetto nelle Regioni sopra citate riceverà frutta e verdura fresca, intera e/o sbucciata, tagliata e pronta all'uso in confezioni monodose studiate con particolare riguardo per ridurre l'impatto ambientale tramite l'utilizzo di imballaggi primari biodegradabili e/o riciclabili. Tutto questo senza tralasciare l'ampiezza della gamma di tipologie ortofrutticole da far conoscere ai bambini, l'attenzione alla stagionalità e alla qualità certificata del prodotto distribuito. Qualità e sicurezza alimentare garantite dalla stessa struttura di Organizzazioni di Produttori impegnate nella costante valorizzazione del prodotto dei propri soci e, di conseguenza, delle potenzialità del territorio d'origine, esaltate da un percorso di filiera corta possibile solo grazie alla presenza ramificata dei componenti dell'RTI su tutto il territorio nazionale.
Lo spuntino a base di frutta verrà consumato dai bambini nel corso della mattinata, lontano dai pasti, per sottolinearne la valenza educativa. Al fine di evidenziare tale aspetto sono previsti momenti educativo-didattici specifici, le cosiddette misure d'accompagnamento, per la progettazione e la realizzazione delle quali l'RTI ha incaricato anche quest'anno la società Alimos (www.alimos.it). Oltre 4.200 iniziative tra animazioni curate da attori professionisti, orti scolastici introdotti da esperti del mondo agricolo professionalizzato, visite in fattoria, stabilimenti produttivi e farmer market, faranno da supporto a insegnanti e famiglie nella guida dei bambini verso la scoperta e l'acquisizione di una cultura alimentare più sana. (ItaliaFruit)